Io mi rifiuto di considerare che alcune donne adulte siano vittime e che non siano in grado di scegliere. Le rispetto in quanto donne che si autodeterminano anche se molto distanti da me. Però se stanno lì a dirmi che io sono sbagliata e che dovrei indossare l’abito di genere che loro mi impongono allora devo prendere le distanze e così realizzo un manifesto femminista che non ha nulla a che vedere con chi vuole rivestire, purgare, censurare, cose che anzi fanno il paio con la cultura che a me non piace. Piuttosto qui si tratta di spogliare, liberare, innanzitutto quelle come me, dal personale al politico, perché quaggiù si soffoca e non penso che le cose cambieranno in fretta.
Dalle mie parti, infatti, grazie alle perenni sponsorizzazioni, agli spot, alla cultura propagata in quella direzione a piene mani, se c’è un settore che non va mai in crisi è quello che ti battezza moglie e madre, quello dei ricevimenti, i matrimoni, e tutto quell’ambaradan che poi ci fa tanto donne. E’ senza dubbio un indotto economico, grazie al quale lavora tanta gente ma è anche l’industria costruita su ruoli di genere spesso scelti ma a volte anche oppressivi. E’ in quel contesto che emerge la contraddizione palese tra quelle che a parole sono contro l’uso dei corpi delle donne e poi però viene fuori il loro moralismo, talvolta l’omofobia, la loro indole e il fatto che è da questa precisa cultura che arrivano e alla quale intendono tornare.
Non parlo a nome di tutte ma è, per l’appunto, personale. Dalle mie parti ci sono quelle le cui famiglie accendono mutui per comprare corredi costosissimi. Ci sono quelle che spendono un capitale perché “ci si sposa una volta sola“. Devono avere trecento invitati al ricevimento, serviti nella migliore location di tutta la città. Indosseranno l’abito più costoso. Ti invitano a casa per farti vedere la “mobilia” nuova, la camera da letto e la cucina costati decine di migliaia di euro, il servizio di porcellana firmato da tizio e caio che se ci mangi dentro il cibo si moltiplica, il cesso che pare un salotto con gli elementi di corredo, asciugamani e simili, che non sai se a bagnarli commetti un gran peccato. Ti fanno vedere la collezione di soprammobili costosi mentre tu pensi che con i soldi spesi per uno solo di quei pezzi potresti campare per un paio di mesi e alla fine di tutto ti dicono che stanno in difficoltà economica, a piangere miseria mentre lei, però, non si fa mancare il capo d’abbigliamento che la fa somigliare alla tizia che ha visto alla tv. Questo è quello che avviene quando il consumismo si mischia a certe tradizioni e aliena anche le relazioni umane.
Sicché può capitare che quelle così guardino te che non hai un corredo costoso, hai i mobili di scarto, la casa rattoppata come puoi, anche se con una parete piena di libri, tu che non apprezzi il loro prezioso soprammobile e l’abbinamento tra le tendine e il colore delle pareti, tu che non hai celebrato riti spendendo un capitale e piuttosto hai destinato somme allo studio, ai viaggi, tentando di realizzare qualcosa per te stess@, e queste altre ti guardano come fossi una stracciona, ancor peggio se non assapori l’orgoglio della maternità, e poi ti fanno la morale, da portatrici sane di retaggi che vedono le donne ben “protette” a casa e a rivendicare la dipendenza economica dall’uomo, così ti dicono che per campare non dovresti abbassarti a fare lavori umilianti (umilianti per chi?). E mentre provano a normare la tua vita immaginano di trasformare tutto il mondo in una mega puntata di Uomini e Donne, credendo di stare sempre sotto i riflettori, sperando che una delle tele nazionali le inviti a celebrare il matrimonio in diretta tv o che ci sia qualcosa d’altro da spettacolarizzare e svendere pur di apparire ed essere qualcun@.
Allora qui da noi ci misuriamo con questa oppressiva dimensione che riguarda le questioni di genere. Puoi essere più o meno istruita ma non ti farai mai mancare un rito e un po’ di sfarzo a casa tua. Non mancherai di fare i capricci con la tua famiglia per avere quella costosa camera da letto e non un’altra. Non mancherai di immaginare che il tuo obiettivo nella vita è vivere di riti, celebrazioni, momenti in cui se sei sposata gli farai ipotecare l’anima perché comunque sia non puoi fare a meno di fare la mega festa per l’ingresso in società di tua figlia che viene lì piazzata a fare da merce nel mercato convenzionale della carne. Venghino signori venghino, pigghiativilla, in cambio vi do la dote, il corredo e pure un cammello. Le fortunate hanno diritto anche alla casa, si sa infatti che qui a sud i mutui si fanno per altre cose, dopodiché si costruisce a raffica, ovunque, abusivamente, e dove c’era una stalla poi trovi quattro appartamenti per genitori, zie, nipoti, figli e volendo anche per i parenti lontani che un giorno torneranno dall’america.
L’orrore poi sta nel fatto che ogni tanto qualcun@ ti sceglie (sei stata nominata!) per fare da testimone di nozze. Allora dovrai spendere quello che non hai speso neppure per le cose tue per comprare un regalo e renderti presentabile. Perché se ti scelgono per un matrimonio in cui costa anche l’aria che respiri non basta solo il pensiero. Devi spendere soldi. Così vedi che nei matrimoni a volte accade il miracolo e gli ibridi emergono anche se confinati tutti allo stesso tavolo. Precari con precari, quell* che fanno sfigurare la sposa e che non devono stare a portata di fotografo. Quell* che indossano la prima cosa che capita e che come regalo spendono meno di quanto costa il pranzo che ti offrono. Perciò sei una stracciona, profittatrice, quella che mangia a sbafo, per cortesia avresti potuto mandare un pensierino e non presentarti, così dice la prassi. Qualcuna prova a coinvolgerti in questi entusiasmi rituali e dato che vogliono sentirsi dire solo quel che amano sentirsi dire, per l’appunto, allora evitano di ragionar con te che a primo acchitto le diresti “cara, ma se spendevi questi soldi per evitarti la precarietà futura non era meglio? d’altronde tu non hai un lavoro… lui non si sa finché l’avrà… e dunque non si capisce che cosa stai facendo“.
Il femminismo dalle nostre parti da lì bisognerebbe che iniziasse perché l’investimento andrebbe fatto in direzione dell’autonomia delle persone e non per arricchire un’industria della ritualità convenzionale che fa affari a più non posso e lucra su qualcosa che andrebbe vissuto un po’ più pragmaticamente. Allora fossi in te, cara, chiunque tu sia se mi stai leggendo, quando i tuoi genitori propongono l’acquisto del corredo di’ che non te ne frega niente e che piuttosto, se hanno soldi, li mettano da parte per la tua istruzione giacché da te dipende la tua indipendenza e non dal tuo futuro coniuge. Se mai avrai in mente di convivere, relazionarti, sposarti, evita di spendere per quella che retoricamente viene definita come “la giornata più importante della tua vita“, perché un giorno può essere importante, se per te lo è, anche se non spendi decine di migliaia di euro per apparire e far vedere agli altri che qualcuno t’ha presa e t’ha resa onorevole. Evita di spendere troppi soldi per i mobili perché il punto è che devono esserti utili. Se una cucina ti costa ventimila euro non durerà di più di quella che paghi mille euro, tutto compreso. Tutto costa ma non hai bisogno di seguire le mode. Ci sono cose che puoi realizzare da te, mobili usati che puoi restaurare, c’è che devi capire quali sono le tue priorità.
Capisci che spendi soldi e ti impoverisci, così impoverisci la tua famiglia, per seguire modelli che non ti portano da nessuna parte? Capisci che se fai dei debiti oggi domani ti troverai a non poter pagare il mutuo e tuo marito progetterà di fare rapine? Liberati dai ruoli di genere imposti. Liberati dalla spinta consumista. Reinventa la tua vita. Altrimenti, ti prego, non mi coinvolgere. Mai più.
Il fatto è che studiare, avere una parete di libri, viaggiare non ti mette al riparo dalla precarietà, nè ti rende autonoma. Non so quali siano le tue condizioni economiche ma il mutuo a me e alla stragrande maggioranza dei miei coetanei non lo concederebbe nessuna banca! Mai! Altro che comprare casa, in nome dell’autodeterminazione uno si trova a dover vivere per sempre in case in affitto in condivisione, a fare lavori di merda (i lavori pagati 4 euro l’ora, se va bene, sono lavori di merda, sempre, qualsiasi cosa tu faccia) e a rinunciare a tutto, anche ad essere madri. Ed è per questo che non me la sento di giudicare chi ha compiuto scelte differenti dalle mie, perchè a conti fatti ciò che importa è essere felici….Ed io in una casa condivisa con altri, con la cucina anni 50 sempre zozza perchè il coinquilino salta il turno delle pulizie, ad ammazzarmi di lavori degradanti e mal pagati al limite dello schiavismo, a rinunciare totalmente all’idea di un figlio nonostante lo voglia, non mi sento nè realizzata, nè felice, nè autonoma. E allora per quale motivo dovrei sentirmi superiore ad una che ha seguito i dettami familiari, si è sposata, ha una bella casa (più che altro tutta per sè), ha uno o più figli e probabilmente è anche più felice di me che mangio pane (raffermo) e veleno tutti i giorni?
Mi è capitato di essere invitata a dei matrimoni, ad alcuni non sono andata senza fare il regalo, ad altri ho fatto un pensierino e non sono andata, ad altri ho fatto un pensierino, ho indossato un vestitito da mercato che però sembrava fico ed elegante e sono andata, ho magiato cibi buonissimi, mi sono stra-ubriacata e in un certo senso anche divertita.
Agli addii al nubilato mi sono sempre sottratta, vabbè c’è un limite a tutto 😉
ti giuro che la gente di cui parlo non è felice, piange miseria, temono pignoramenti e sfratti e spesso si separano e alla fine non si trovano con niente in mano se non sacrifici, problemi, litigi su litigi, grette scene per contendersi la roba di famiglia, e cose che puoi immaginare. la mia storia è un po’ diversa dalla tua ma ti assicuro che la mia miseria, la mia precarietà e la mia autonomia, quantomeno mentale, perché se sei precaria dipendente lo sei sempre, non la baratterei con niente al mondo. e non sono io che giudico loro. la mia è pura autodifesa. dalle mie parti gente così ti guarda e giudica come se tu fossi una sfigata, quella da aggiustare, la sfortunata e nessuno ti abbuona il rispetto per la tua scelta in quel contesto.
L’ha ribloggato su Gianvito Scaringi.
situazioni come quelle che racconti tu esistono e ne conosco qualcuna, molto da lontano. il punto è il livello culturale delle persone (e per livello culturale non intendo il pezzo di carta, ma come dici tu se hai la casa piena di libri – che hai letto – o di fronzoli). mi chiedo però cosa hai da spartire con persone così. e non esistono lavori umilianti. umiliante è dover dipendere economicamente da qualcuno e se quel qualcuno sparisce o perde il lavoro non aver niente da dar da mangiare ai propri figli. rischio a cui sono esposte tutte le famiglie monoreddito. per il resto, basta tagliare un po’ di rami secchi, un vero amico, una persona che ti vuole bene non dà importanza a quanto spendi per un regalo, nè a come sei vestito ma è te che vuole in un giorno di festa. perchè il matrimonio questo è (a prescindere se è il giorno più bello o importante della tua vita): un’occasione per festeggiare con le persone a cui si vuole bene.
Se interessa il punto di vista, tutta la faccenda dei matrimoni è incredibilmente autoritaria anche nei confronti degli uomini. Che nel quadro hanno il seguente ruolo:
– accettare in silenzio tutto quello che partorisce la delicata mente della sua compagna;
– annullare qualsiasi sua preferenza/idea. Non importano a nessuno.
Sia nel caso siano testimoni, che i futuri mariti, che semplici invitati, agli uomini tocca indossare vestiti “eleganti” (=fare finta per un giorno di avere un lavoro di successo, avvocato bancario etc.) in cui squarare dal caldo, spendere cifre che non possono permettersi per dare l’idea di un benessere che non hanno, stare zitti perché, si sa, il matrimonio è cosa da donne.
Prima e dopo, tocca lavorare il triplo al solo scopo di fare finta che non ci siano state la precarietà e la crisi, e che si possa avere uno stile di vita uguale a quello dei nostri genitori.
Poi dice che crescono i suicidi. Crescono tra gli uomini, perché davanti a tutta questa pressione non hanno nemmeno un diritto sociale a lamentarsene un pò.