Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, Culture, Sessualità

Il porno come il sugo: prendi la ricetta e la condisci come vuoi!

Il Fatto Quotidiano oggi pubblica questo pezzo che parla dell’iniziativa delle Ragazze del Porno. Non ne condivido l’impostazione purista, preferisco il porno no copyright e open source dal quale attingi per farne quello che tu vuoi, perché si può voler sperimentare, un genere non è di per se’ intoccabile e se esistono decine e decine di versioni di ogni genere possono essercene svariate che raccontano il porno. Dopodiché, a differenza dei tanti “danger” letti qui e là da parte di femministe moraliste che auspicano la censura di qualunque cosa che rappresenti corpi nudi, le stesse che raccontano come il porno sia strumento del diavolo che indurrebbe gli uomini puri al peccato, alla violenza, etc etc, questa mi pare una critica ragionata che merita di essere letta e commentata. Capisco il timore di una supposta moralizzazione di contenuti e linguaggi. Capisco voler prendere le distanze dal femminismo moralista di cui parlavo ma l’Italia, forse, non è la Svezia.

Non sappiamo cosa produrranno queste donne, personalmente credo poco nel porno neutro e trovo difficile anche credere che l’unica potenziale politicizzazione in quel campo possa arrivare dalle attiviste postporno. Mi chiedo: se non si ritiene che le donne siano per natura più “gentili” – e io non lo credo affatto – come si fa a dire che una produzione porno da parte di queste ragazze non toccherà vette di indecenza che possano piacere? Chi decide poi cosa sia indecente e cosa no? Chi decide cosa o chi piega i canoni della rappresentazione erotica in alcune direzioni? Senza operare alcun giudizio morale (personalmente i porno li guardo e qualche volta mi piacciono e altre invece no), se non si ritiene che un video abbia alcun potere di persuasione dunque perché ci si preoccupa del fatto che alcune donne applichino un principio semplice, ovvero quello che dice che se non ti piace qualcosa la farai da te? Prendere una buona ricetta e aggiungere o togliere condimenti, secondo il proprio gusto, non mi sembra una brutta cosa.

Il gusto è soggettivo e per quanto si voglia raccontare che il mercato del porno offra già tutto quello che potrebbe piacerci attendere come la personalizzazione di quella ricetta possa restituirci un altro piatto saporito offerto in tavola non mi pare così orribile. In realtà la moralizzazione, a mio avviso, potrebbe avvenire a cura di chi partecipa a un dibattito che non sa gestire dove qualcuna risponde alle pressioni fortissime, censorie, di femministe moraliste (quelle che se non la pensi come loro ti mettono in croce, ti delegittimano e ti scomunicano da qui all’eternità) dicendo che si tratterebbe forse di un porno ripulito, quasi a giustificarsi di fronte al tribunale dell’inquisizione che punta il dito sulle streghe prima di accendere il rogo. Ma il postporno, in realtà, più che pulire sporca ulteriormente e oltretutto noi non sappiamo ancora quel che ci presenteranno. Io confido nel loro talento e se quel che fanno non mi piacerà lo dirò. Nel frattempo buona lettura con questo pezzo.

>>>^^^<<<

Ci mancava il porno eticamente corretto

E’ brutale, sporco e anche cattivo per natura. Ingentilirlo in chiave femminile, come da manifesto “My Sex”, sa un po’ di catechismo.

di Daniela Ranieri

Il porno è vivo e lotta contro un nemico diverso dal bigottismo catto-borghese: la teologia della liberazione femminista, che invece di appropriarsi del mezzo con scandalosa autodeterminazione cerca di ammansirlo, di farne un servizio sociale, di piegarne i canoni di genere nella direzione di una maggiore consensualità femminile e una più spiccata “naturalezza” fisica.

Nelle università anglosassoni va molto di moda intellettualizzare lo scabroso; perciò anche da noi si prova a riscrivere la pornografia in chiave female friendly (vedi Le ragazze del porno, “10 registe per porno d’autore”) omologandola agli standard del politicamente corretto. Cioè fare un porno “trasgressivo ma ironico” politicizzato dall’educazione sessuale, in cui si cerca di invertire la vecchia equazione sbagliata tra pornografia e istigazione allo stupro. Cioè un non-porno. Perché il regno del porno è l’indecenza, il disagio, l’insudiciamento. Il suo successo secolare attinge all’eccesso sessuale, che non coincide con la vetta ineffabile dell’innalzamento, ma con quella perturbante del degradamento. Inserire i canoni della correttezza nella rappresentazione della sessualità è addomesticarla e imporle una missione, dove il suo senso risiede proprio nella liberazione da ogni compito e da ogni pudore.

Intellettualizzare e politicizzare il porno, lungi dall’innalzarlo alle vette filosofiche di Sade, è farne un vino senz’alcol, una nuotata senz’acqua. depurarlo dalla volgarità ha qualcosa del chiudere le curve per i cori razzisti: tu li togli da lì, e quelli ricompaiono in tribuna.

La volgarità e il sopruso esistono a tutti i livelli della società, e il porno, specie quando performa la violenza e mette in scena la recita del sessismo, non è che un refugium peccatorum per anime belle convinte di vivere in un mondo armoniosamente governato dal rispetto tra i sessi, dalla pace coniugale, dal decoro istituzionale, dalla “parità” sui luoghi di lavoro.

Che sia il porno a dover salvare la civiltà è disperante: come se non fosse la società stessa, con le sue regole e i suoi gusti, a fornire ad esso i codici con cui racconta l’osceno.

“Faremo casting a uomini col cazzo piccolo e donne con la cellulite” rivendica con orgoglio il manifesto cinematografico di My Sex: a parte che i video online sono già pieni di imperfezioni fisiche che assurgono a condizioni di metafisico disagio-piacere, è proprio nello scandalo fisico il senso del porno, nella spesso pedissequa identità di immaginazione e realtà e nella adesione tra ciò che è ideale e ciò che è normale.

E quanto catechismo in questo orgoglio del difetto! Chi guarda un porno vuole vedere corpi artificiali che recitano la normalità, illudersi di spiare i vicini di casa, entrare nella stanza da letto della casalinga. Ma sa che tutto è inganno, e dispositivi di ironia romantica come lo sguardo in camera o la tecnica del POV (point of view) rivelano che il genere viene dritto dall’estrema sofisticazione del teatro. E’ nel finto pericolo che quelle situazioni comunicano allo spettatore che questi attinge il suo desiderio, non nella prescrizione normativa delle Asl del piacere; è nella dialettica di perfezione e degrado la sua “bellezza”, non nell’edificante mostra di corpi imperfetti ottimisticamente apparecchiati per un pasto garbato da interno giorno progressista e democratico à la Ozpetek.

Ma il sottotesto più discutibile di queste operazioni sul cui livello artistico non ci esprimiamo (da zero a von Trier tutto è possibile) è che una donna non possa (non debba) poter gradire l’inferno in scatola del porno generalista via web; che a una donna, in quanto creatura per natura migliore perciò obbligata a esserlo a meno che non voglia snaturarsi, non possa (non debba) piacere quella roba. Che se gode della visione di certe scene fa un atto in qualche modo disonesto e offensivo verso se stessa; che se si guarda dentro frame di umiliazione è perché vi vede il suo simulacro, e ogni posizione, ogni movimento, ogni orgasmo non sono che raggiri a suo danno proiettati sulla parete nella caverna dell’indicibile. Ecco: dal dover-essere e dal giudizio morale siamo stati messi in guardia un secolo fa, quando qualcuno disse al mondo che l’abisso lungamente guardato guarda a sua volta dentro di noi, come uno specchio.

 

Leggi anche:

Le storie della Militante Antiporno (in ordine progressivo):

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.