Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, Recensioni, Sessualità

The Sessions: l’assistente sessuale per persone disabili!

The Sessions, è un film prezioso, mai moralista, che parla di un uomo costretto a vivere in un polmone d’acciaio e in condizione di tetraplegia e di una donna che di mestiere fa la terapeuta sessuale. La terapeuta sessuale non è l’assistente sessuale di cui parla, in maniera orribile e con poca cognizione della questione, il senatore Razzi, ma è una figura professionale precisa che per svolgere quel lavoro deve avere precise competenze.

Per chi immagina che la richiesta di sesso da parte di un uomo sia pressappoco una violenza, ed è questo quello che, contrariamente a quanto affermano le stesse sex workers, si ostinano a dire le autoritarie abolizioniste quando impongono che la tratta, lo sfruttamento, sia posto sullo stesso piano del sex working per scelta, diventa complicato paragonare questo lavoro a qualunque altro mestiere in cui va considerata la cura, la sensibilità, la preparazione, la professionalità.

Le persone disabili hanno necessità che si tocchi la loro pelle. Hanno necessità di vivere un rapporto con il proprio corpo e possono farlo solo attraverso il tatto altrui. Ogni assistente ai disabili sa quanto sia fondamentale, a prescindere dal fatto che essi siano uomini o donne, dedicare loro attenzione mentre li lavi, li accarezzi, li massaggi, li baci, li abbracci, li aiuti a non dimenticare che sono carne viva. Per fortuna sempre più spesso nelle strutture sanitarie, per esempio, oltre alle normali terapie riabilitative per chi vive una situazione di disabilità, si ragiona anche di sessualità, per quanto si riesca poco a uscire fuori dai canoni classici e dunque si indirizzino i desideri entro traiettorie “normali”.

Di assistenti sessuali per disabili però si parla un po’ dovunque. Speciali corsi vengono tenuti nei paesi in cui il sex working è legalizzato o anche dove si spera sia tale, così in Germania, in Spagna,  in Italia dove si tengono alcuni corsi e si raccolgono firme per istituire questa figura professionale.

Il timore è che la sex worker che si dedica a persone disabili sia santificata e realizzi una sorta di separazione di ruoli tra la prostituta cattiva e la assistente sessuale buona. Quasi che fosse una figura in cerca di redenzione o una via di ammissione e legittimazione della professione che passa sempre e solo attraverso criteri che hanno più a che fare con l’aspetto della cura, condita di pietà cristiana, che con quello del desiderio.

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In questo film, ecco, si rende secondo me la complessità della questione, mettendo in discussione una serie di ipocrisie che esistono e riguardano comunque il sex working in generale. Ti fa notare come la società ammette la carnalità nei ruoli di cura soltanto quando sono definiti e aggiustati in modo tale da renderli compatibili con le convenzioni sociali. Così vedi la moglie, la badante, figure per le quali non esiste esercito di abolizioniste pronto a “liberare” quelle che questi ruoli non vogliono neppure attraversarli. Quel che va bene è mantenere in vita anche un orpello santificato della cultura patriarcale ovvero quello che parla di esclusività della cura e della soddisfazione del desiderio sessuale, che poi rappresenta la radice primaria della cultura del possesso che conduce a violenze e alimenta paternalismi e tutorati senza che da quel circolo vizioso si esca mai.

Invece l’assistente sessuale non è esclusiva. Ha una sua vita, una sua relazione, ha una sensibilità e una attitudine che lascia intendere che questo mestiere ovviamente non è per tutte. Devi volerlo e saperlo fare. Devi anche capire come funziona un corpo disabile, se e come puoi fargli male, in che punti puoi toccare affinché non soffra, così vedi, come succede nel film, quanto sia complicato insegnare a una persona disabile a rilassarsi, smettere di avere paura, di vergognarsi del proprio corpo, prendere confidenza con se stess@ e imparare a fidarsi di chi sta con te.

Vedi come sia complicato, e lo è per tutt*, imparare a interagire, misurarsi con fobie e pregiudizi, recuperare anche l’abilità di dare piacere senza contare sulle ovvie modalità da tutt* conosciute. Imparare a dare piacere a una donna attraverso un cunnilingus offerto con il poco respiro che hai, attraverso la voce, le parole, quelle mani che ti stringono come possono per dirti quello che altrimenti non saprebbero comunicare. Imparare ad apprezzare cose e momenti che per tante persone sono semplici da vivere per quanto non sappiano affatto viverle con la stessa consapevolezza. Perché essere “abili” non significa saper fare sesso, senza santificare ogni persona disabile perché non è di questo che stiamo parlando.

C’è che, insomma, questo è un mestiere di tutto rispetto che coinvolge emozioni, richiede grande intelligenza, intuito, empatia, e corrisponde desideri che è impossibile cancellare. Chi ha in mente di nominare il desiderio come fosse “violenza” volge disperatamente verso la sessuofobia, a volte verso la misogina puttanofobia. Il desiderio non violenta. Se corrisposto o soddisfatto in termini consensuali non è violenza. Lo sforzo delle abolizioniste di fare apparire il desiderio, il sesso, come qualcosa di sporco, da considerarsi pulito solo entro le forme contrattuali accettate convenzionalmente dalla società, da una morale catto/fascista che ha prodotto spesso i peggiori disastri relazionali, è moralista, autoritario, demonizzante, medioevale.

Quello che io leggo, vedo, ascolto, dalle testimonianze di chi racconta il sex working per scelta, invece, con tutte le contraddizioni e complessità del caso, svela aspetti che nulla hanno a che fare con le politiche del terrore, delle proibizioni, delle punizioni, delle redenzioni, dei peccati e dei divieti che le abolizioniste impongono.

Godetevi il film, se volete. Poi ditemi che ne pensate.

—>>>Questo non è The Sessions ma alcune interviste che riguardano la richiesta di un o una assistente sessuale in Italia.

—>>>Vi suggerisco anche la visione della serie televisiva Legit, comica ma che tocca anche questi temi. Il protagonista è tetraplegico e nella prima serie vedi come si sia sganciato dalla famiglia, dalla oppressiva protezione della madre per affidarsi ad un amico che in maniera del tutto laica gli permette di avere relazioni, una, seppur limitata, sessualità e in una occasione lo aiuta anche nella masturbazione.

Leggi anche:

—>>>Il sito del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute: http://lucciole.org

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex workers: http://www.sexworkeurope.org

Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag Sex Workers

 

4 pensieri su “The Sessions: l’assistente sessuale per persone disabili!”

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