Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Femminismi, intersezionalità, appropriazioni e colonizzazioni culturali

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Prendo spunto da questo articolo per raccontare come e perché, secondo me, sia sempre meno tollerabile che l’intersezionalità sia in realtà intesa come trasversalismo tout court alla maniera della vecchia Snoq, tanto per capirci, o della Women Lobby europea che fa del paternalismo una virtù, lo esercita e ad altri paternalismi si allea per meglio riuscire a sovradeterminare le anime di quelle che vuole, loro malgrado, salvare (vedi quel che è successo in occasione del voto europeo sulla risoluzione abolizionista della prostituzione).

Quando chi ti opprime si appropria della tua lotta finisce sempre per rivolgertela contro e farsene scudo per legittimare vecchi criteri di oppressione. Le bianche che pronunciano l’antirazzismo finiscono per diventare quelle che adoperano autoritarismi e repressione per salvare le donne dal velo. Le borghesi che si appropriano della lotta contro la precarietà finiscono per diventare quelle che declinano quella lotta in direzione di una conciliazione lavoro/famiglia lasciandoti credere che la flessibilità sia un premio alla tua voglia d’esser madre e comunque facendo in modo che tu resti imbrigliata nel tuo ruolo di cura a dipendere economicamente da qualcuno. Le donne che gravitano in contesti filo/istituzionali si appropriano della lotta contro la violenza di genere per escludere da quella lotta le vittime di omofobia e transfobia, di repressione e violenza di Stato, di cultura della prevaricazione e dell’oppressione a prescindere da chi sia il carnefice e chi la vittima. Le signore bianche, borghesi e filo/istituzionali che si appropriano dell’antirazzismo e della lotta contro la violenza di genere finiscono per disconoscere i soggetti primari che quella lotta l’hanno reclamata per se’, per produrre precise rivendicazioni, perciò si offende ogni pratica che arriva dal basso per calare dall’alto autoritarismo e repressione contro migranti e donne che, per esempio, vengono punite se vogliono portare il velo o se scelgono di fare le sex workers. Le borghesi bianche che si appropriano della lotta anticapitalista per poi riportare corpi e uteri delle donne al servizio del capitalismo e raccontare che qualunque uso autodeterminato che le donne fanno del proprio corpo sia in assoluto il male sono il massimo del paradosso. Il primo modo in cui il capitalismo utilizza i corpi delle donne è nella riproduzione e nella cura. Non mi pare di aver visto alcuna risoluzione europea che parli di abolire la figura della badante, della moglie e della madre.

Queste cose sono tanto più evidenti quanto sempre più le differenze emergono in termini di razza, classe, genere e specie. Dove queste stesse differenze sono cavalcate, spesso, da chi comunque le utilizza per rimuovere ora la lotta di classe, poi la lotta che riguarda ulteriori livelli di marginalità tra le marginalità espresse.

L’idea di fondo che accomuna tutti gli autoritarismi è quella di chi dice di poter parlare anche di te ma se tu vuoi autorappresentarti non ti ascolta e ti delegittima costantemente. E’ la maniera capitalista, delle corporation, di occuparsi delle urgenze altrui privatizzando e liberalizzando ad ogni shock economy. E’ la maniera capitalista di chi ti dice che si occuperà della fame del mondo, così come della violenza sulle donne, e nel frattempo ti impone il marchio di un alimento che viene imposto nel mercato dei paesi poveri e di un capo di abbigliamento che venderanno perché pubblicizzato con su scritto “no violenza donne”.

The revolution will be intersectional or it won't be my revolution

E’ la maniera paternalista di chi dice di lottare per te ma non lo fa con te ritendoti comunque inferiore, non in grado di intendere e volere, perciò bisognos@ della sua luce a indicarti il cammino. E’ la maniera arrogante e presuntuosa di chi dice di volerti salvare ma ha deciso che è lui/lei a scegliere il modo in cui farlo, perciò il tuo parere non conta mai. Non conta la tua capacità di autodeterminazione e se alzi la testa per raccontarti e raccontare il tuo punto di vista ti schiaccia in basso affinché tu smetta e deleghi tutto a chi dice di esserti superiore. E’ la maniera violenta di chi realizza una legge, un provvedimento, di chi proclama una assemblea in tuo nome senza invitarti, togliendoti voce, immaginando che l’unico bene possibile per te che troverai in terra debba essere quello imposto da questi nuovi sacerdoti e sacerdotesse delle materie etiche e di coscienza.

La colonizzazione culturale si esprime in molti modi, per esempio:

le borghesi e bianche che si adoperano per legittimare interventismi e repressione nelle vite delle povere migranti oppresse, non dal capitale, ma da una precisa tipologia di sfruttamento. Va bene essere sfruttate per pulire i culi ai vecchi delle occidentali emancipate. Va bene essere sfruttati per fare arricchire industrie varie ma quando c’è di mezzo il buon costume e la morale pubblica allora torna quel certo moralismo che altro non può dirsi, appunto che moralismo.

gli uomini, paternalisti, che si appropriano delle lotte autodeterminate delle donne e pretendono di dire quali sono giuste e quali no. Lo stesso fanno le loro alleate che immaginano di poter essere nella posizione di superiorità morale tale da consentire loro di dettar legge sulle scelte delle donne che non la pensano come loro.

Il punto è che le lotte appartengono a chi le pronuncia, dal basso, e al massimo gli altri e le altre possono dare voce e offrire una mano senza mai sovradeterminare, silenziare, delegittimare, avendo chiaro e forte che non può essere l’oppressore a spiegare alla persona oppressa come deve fare a liberarsi e avendo chiaro che non si può andare da chiunque a dire “salve, arrivo io che ti libero perché sono tanto emancipat@“.

C’è anche da chiarire un punto che è fondamentale: autodeterminazione non è quello che vuoi tu dalla vita. Tu ti autodeterminerai a tuo modo e devi avere la possibilità di poterlo fare ma lo stesso devo poter fare anch’io senza subire offese e pressioni di alcun tipo. Un mondo libero, per esempio, a partire da un punto di vista di genere, è quello in cui i femminismi non rivendicheranno un altro livello di oppressione, il proprio, esercitato su chi non ci somiglia.

Ma a parte tutto, mi viene in mente un fatto che c’entra molto con la maniera di rapportarsi alle lotte in senso dogmatico/fondamentalista. Come se certi temi servissero a uscir fuori da se’. Se pratichi femminismo e scordi il personal/politico è ovvio che quel che farai dopo è disconoscere i soggetti, sovradeterminare e prendere in giro altre con la bella teoria che la tua idea è il meglio che ci sia. Ma hai risolto la tua vita? Davvero parti da te? O stai semplicemente investendo in una crociata per fuggire dai tuoi problemi e dalla tua realtà? E sai che uno dei presupposti affinché le lotte siano vere ed efficaci è il fatto di essere dentro la propria realtà e rappresentarla dandosi voce?

Perciò guardate alla vostra vita e ditemi: davvero vorreste raccontare alle altre che voi siete molto più felici ed emancipate e dunque loro dovranno seguire il vostro esempio? Davvero?

E comunque: nessun@ è liber@ se tutt* non siamo liber*!

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