Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Basta sessismo contro la ministra #Boschi

Il Ministro Boschi non è certamente la mia preferita. Sul governo e sul suo partito ho espresso una opinione che non lascia dubbi. Non mi è piaciuto quel che ho letto a proposito di una reazione sulla satira al suo personaggio (reazione che lei comunque a Otto e Mezzo smentisce precisando che non si è affatto risentita). A partire da questa distanza mi prendo il diritto di poter criticare politicamente quello che non condivido ma non posso di sicuro non notare come i media, fin dal primo giorno, abbiano provato in tutti i modi a schiacciarla sul suo ruolo di genere di donna decorativa, ornamentale, un po’ quello che si diceva delle parlamentari o le ministre del governo Berlusconi, per cui essere ministre e belle diventa spunto per qualunque tipo di osservazione sessista.

Non mi piacevano i commenti insultanti e sessisti sulle ministre di centro destra e non mi piacciono neppure le allusioni e i riferimenti sessisti alle donne di questo governo. Perché il sessismo, per l’appunto, o lo vedi e riconosci sempre o l’antisessismo diventa funzionale esclusivamente ad una parte politica contro un’altra che si vuole delegittimare.

Quelli che vi mostro in basso sono organi di “informazione”, alcuni vicini al centro destra, perciò dovrebbero essere vicini anche a questo governo. Non so se scrivano brutte cose sui ministri di sesso maschile, ma di sicuro occupano spazio virtuale per raccontare fior di news senza le quali non potremmo, ipoteticamente sopravvivere. Ci riferiscono di una bufala e una immagine in cui la ministra viene mostrata in perizoma e per meglio fare intendere lo spessore della notizia mostrano la foto ritoccata. Scrivono della perdita di chili della ministra a soddisfare le richieste delle comari gelose ovvero trovo anche una rivista femminile che osserva come la ministra abbia deciso di indossare gli occhiali per imbruttirsi. Come e perché dovrebbe fregarcene di questo gossip non saprei. Quel che so è però che nel frattempo alla ministra resta incollato il soprannome di “giaguara” e tutto questo, certo, soprattutto per lei che mi pare d’aver capito ha difficoltà a rivendicare un certo look per reinserirsi entro un contesto politico che forse la colpevolizza o la vorrebbe austera, sobria, diventa difficile da accettare.

Non so se è per questo genere di cose – commentate e declinate in modo più o meno pessimo – che nel Pd vorrebbero una nuova legge sul web (che non serve) ma so per certo che la censura e la repressione non aiutano affatto a spegnere questi sessismi. Aiuterebbe il fatto che si realizzasse opposizione controculturale, senza moralismo, chiamando le cose con il loro nome. Se vuoi esporre una donna al dileggio, cosa che fanno tutt*, uomini, donne, incluse persone che si dicono antisessist*, basta che la riduci a un corpo per mostrare quanto sia giovane, vecchia, bella, brutta, grassa, magra, più o meno vestita, con il tacco basso o il tacco 12, il capello sciolto o pitturato, e aggiungendo via via dei dettagli che possano aiutare a protrarre il chiacchiericcio ancor più a lungo.

Il punto è che di tutto questo alla gente che ha fame, non ha lavoro, scende in piazza a rivendicare diritti, non gliene frega proprio niente. Alle persone non interessa se un ministro è donna o uomo, se è bella o brutta, se mette gli occhiali o se indossa la camicia beige. Alla gente interessa che si facciano delle cose e se non si fanno si arrabbia per questo.

Questo sessismo usato come arma di distrazione di massa, per lasciare che i poveri cristi frustrati che gravitano sul web si concentrino su dettagli insignificanti per le loro vite di modo che abbiano qualcun@ su cui sfogare la loro rabbia, frustrazione, il loro odio, la loro voglia di linciaggio, in special modo se usato da chi dice di interessarsi ai problemi della gente, svela un aspetto drammaticamente contraddittorio della questione. Se non hai paura di parlare dei temi, dei problemi, delle questioni che ci interessano allora com’è che non ne parli e parli d’altro? Se la ministra indossa o meno il tanga non ce ne importa nulla. Non ci importa il suo peso e il suo look. Non ci interessa del suo aspetto. E in termini prettamente deontologici, sarebbe questo giornalismo? Davvero?

Ma più in generale, quando sarà possibile, anche per quelle come me, poter fare largo tra riferimenti sessisti vari per poter piazzare una mia critica argomentata, politica, che non sia mai accomunata al resto? Perché il sessismo non produce danno solo a lei ma produce danno anche alle opposizioni, alle persone critiche come me che vengono delegittimate nel momento stesso in cui di una ministra sul cui operato dovremmo avere la libertà di ragionare e dissentire si scrivono cose che vanificano ogni sforzo critico, di conflitto posto in termini dialettici, uscendo fuori dalla dicotomia per cui o stai con lei o contro di lei, cosa che è avvenuta per esempio rispetto alla Presidente Boldrini. Cosa c’entrano le critiche politiche con le offese sessiste? Non c’entrano nulla ma se il fan club boldriniano decide di fare di lei una martire quando devi porre una critica politica riferita alle sue scelte istituzionali difficilmente puoi varcare la soglia del martirio senza beccarti tu, stavolta, un po’ di insulti scontando una totale delegittimazione.

Il sessismo fa male a chi lo subisce e fa male al dibattito politico. Sgomberare il campo dai sessismi restituisce a tutt* noi la possibilità di sciogliere le righe, entro le quali io, per esempio, mi rifiuto di stare, e dare vita ad un dibattito in cui emergano, anche tra donne, le differenze, di orientamento politico, identità, di classe, che altre donne hanno tutto l’interesse a negare per operare autoritarismi e scelte “in nome di tutte le donne”. Ecco: ci sono culture che vanno riviste perché fanno male a tutt*. Sessismi a margine, per favore, in ogni discussione politica. Dopodiché si riapre il conflitto. Senza negare solidarietà a chi dalla stampa viene trattata in questo modo.

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