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#Turchia al voto, intervista a Tülay Karakartal

Elezioni amministrative il 30 marzo. Luca Tincalla intervista Tülay Karakartal, candidata a muhtar.

Il 30 marzo in Turchia si tengono le elezioni amministrative. Sono delle elezioni importanti, non solo in previsione delle politiche del 2015, perché nelle grandi metropoli turche come nei piccoli paesi si “giocano” diversi appalti e chi uscirà vincitore da queste elezioni è probabile che poi sarà più avvantaggiato nel vincere le prossime aste. In Turchia, del resto, si costruisce ancora e tanti capitali stranieri circolano ancora in questo paese che fabbrica strade, autostrade, ponti come centri commerciali, strutture abitative e moschee. Già, la fucina di Vulcano in Turchia è sempre al lavoro. Peccato che non sempre quel che si costruisce rispetta gli opinabili parametri del bello e, soprattutto, dell’utile. A che pro, per esempio, tagliare gli alberi di uno degli ultimi parchi rimasti nel centrale quartiere di Taksim a Istanbul? Oppure, sempre a Istanbul, perché mandare via la comunità rom di Tarlabaşıper costruire barocchi edifici di lusso? Perché ad Ankara bisogna far passare l’autostrada proprio in mezzo alla foresta dell’Università di Odtü? Perché il cosiddetto progresso non si ferma, dirà qualcuno. E questa regola è valida ovunque; persino in Italia dove, nelle vie e per le valli, un manipolo di eroi si batte contro la disinformazione dei media mainstream e continua una lotta senza quartiere – e senza patria – per difendere i propri diritti mentre il resto della popolazione dorme sonni senza sogni o ha deciso di abbracciare il credo del non voto.

Il voto. In Turchia è sinonimo di espressione attiva alla vita politica. Alle ultime elezioni del 2011 hanno partecipato l’86,7% degli aventi diritto al voto, percentuale imponente. A queste elezioni amministrative ci saranno più di un milione di nuovi elettori e molti di questi ragazzi vengono dagli eventi di Gezi Park. Io ho intervistato Tülay Karakartal, una donna che si candida a muhtar – che in italiano è un po’ come il presidente del consiglio circoscrizionale – per il quartiere di Yeniköy. Ho posto a Tülay diverse domande, segue intervista.

BjVVLSHCYAAga4ILuca Tincalla: “Tülay, in Italia la figura del Muhtar non c’è. Puoi parlarcene?”

Tülay Karakartal: “Il muhtar è un ponte fra le persone del quartiere e le municipalità di una città. È una figura apartitica. Opera coadiuvato da un consiglio chiamato muhtarlik, che è la cellula più piccola della gestione locale di un quartiere. La comunicazione con i livelli più alti della prefettura richiede questo ponte. La storia di questa figura comincia agli inizi della Repubblica turca. Per un periodo è stato anche soppresso, però poi il bisogno di raccordo era così sentito che l’hanno rimesso. Ancor oggi abbiamo bisogno di questa figura poiché non viviamo in un sistema di site (condomini a forma di bunker con entrata sorvegliata da guardie private) ma in un sistema di quartieri e di villaggi.”

LT : “Il muhtar dispone di un portafoglio?

TK : “Il ruolo del muhtar non prevede portafoglio e quindi, in teoria, non dispone di soldi. Deve riportare le domande del quartiere alla municipalità e assumere responsabilità nei progetti sociali. Sono le municipalità che hanno i fondi (per gli anziani, gli studenti, i disabili, eccetera), il muhtar ha un ruolo di ponte tra queste e i cittadini; anche se il muhtar può trovare fondi creando un’associazione e quindi autofinanziandosi.”

LT : “Chi fa parte del consiglio del Muhtar?

TK : “Ogni muhtar ha un Ihtiyar heyeti – un “gruppo di saggi” – composto da quattro persone che lo aiuta e un assistente, preferibilmente scelto tra una delle quattro. Quando il muhtar esce dal quartiere deve lasciare al suo posto una delle persone del gruppo. Il muhtar si prepara alle elezioni con quattro candidati ufficiali e con quattro riserve, queste persone possono essere scelte dal muhtar stesso oppure scelte tra candidature spontanee.”

LT : “Il muhtar e il suo consiglio vengono retribuiti?

TK : “Il muhtar prende 850 TL (circa 280 Euro) al mese, fino all’anno scorso ne prendeva 400. Per l’assistente non c’è un obbligo, questi viene pagato se la municipalità ha un fondo per questo ruolo. Per il gruppo di saggi c’è solo un rimborso spese.”

LT : “Perché hai deciso di candidarti?

TK : “Ho trentacinque anni e la scorsa primavera, con Gezi Park, ho vissuto una rivelazione sociale e questa mi ha mostrato la via per candidarmi a muhtar. Ho deciso di farlo poiché il muhtarlik è la più piccola parte di un microcosmo che permette di applicare le regole della democrazia. E mi sono chiesta cosa posso fare come individuo. Per dire che anch’io, come tanti altri giovani, sono parte di questo paese e voglio le cose fatte per bene. È necessario partecipare alla politica per tenerla pulita come siamo noi giovani. Gezi Park ci ha insegnato molte cose, ci ha fatto capire che dobbiamo prendere la responsabilità per la nostra città, che le donne possono partecipare alla politica e che sotto la parola “riqualificazione urbana” si nasconde spesso lo sciacallaggio. Non posso dire se questa è una reazione o un inizio ma in molti abbiamo capito che dobbiamo “mettere la mano sotto al sasso” (nota: nel senso di sentire il peso, non nel senso di tirarlo).”

LT : “Perché la gente dovrebbe votare per te e non per un altro?

TK : “Voglio che la gente mi voti perché la mia squadra ed io abbiamo tante cose da fare. Non dico niente di male sugli altri candidati, ma preciso che il muhtar fino ad ora è stato visto come se fosse un lavoro da pensionati. La gente andava dal muhtar solo per chiedere dei documenti, fino a poco tempo fa. In realtà, ci sono tante cose che possiamo fare come avere dei rapporti forti tra vicini, aiutarci l’un l’altro, rinforzare i nostri rapporti sociali e creare una vita senza ostacoli. Per fare tutto questo ci vuole energia e bisogna essere giovani. Io tra i candidati nel quartiere sono il più giovane, l’unico laureato e mi sembra che sia stato l’unico a partecipare agli eventi di Gezi Park. Se vinco, il vincitore sarà il quartiere non io.”

LT : “Mi puoi parlare in generale di queste elezioni amministrative?

TK : “Queste elezioni sono molto importanti perché anche la Ue le seguirà e questo dimostra che sia il nostro popolo sia l’Europa si fidano. In realtà si vota per delle persone alle elezioni amministrative, cioè: prima si dà attenzione alle persone e poi al partito. Dal tempo delle ultime politiche, dopo Gezi Park, una grande massa di giovani voteranno per la prima volta. Si parla di più di un milione di voti. Penso che questo possa aiutare. Il concetto della municipalità non è solo costruire grattacieli, centri commerciali e autostrade; questa città ha bisogno di futuro. Per una città nella quale ci passa un mare attraverso, una città che collega continenti, una bella città, io spero che venga eletto un sindaco con coscienza. Per fortuna ci saranno dei giovani a controllare le elezioni, come i conservatori del resto, per vedere che non ci siano brogli. Votare è nostro dovere e noi chiediamo a tutti di andare a votare, per far sentire la nostra voce!”

LT : “Nuovi partiti sono nati, altri si devono confermare e poi c’è Hizmet – il gruppo che fa riferimento a Fethullah Gülen, leader religioso in esilio volontario negli Stati Uniti – che deve trovare una nuova collocazione. Tu cosa pensi possa succedere in queste elezioni?

TK : “Io credo che il Chp (il partito repubblicano del popolo) possa vincere nelle grandi città; ed io non faccio parte di questo partito. L’Akp (il partito giustizia e sviluppo, quello che fa capo al primo ministro Erdoğan) è in caduta e da qui partiranno voti per Chp e Mhp (nazionalisti), perché quelli che hanno votato per l’Akp non fanno parte solo di un gruppo ma ci sono diverse persone di centro-destra e in questo senso l’Akp è un partito di coalizione. I voti che partiranno da Hizmet (secondo ultimi sondaggi il peso di questo movimento è tra il 7 e il 10%) andranno a diversi partiti in base a quali sono i partiti che possono vincere nelle diverse città: se ad Ankara conviene votare Mhp, si voterà Mhp; se a Istanbul Chp, si voterà Chp. Il Bdp (partito etnico curdo) perderà probabilmente voti a favore di Hdp (un partito filo-comunista), che è un bel misto d’idee ma per me prematuro. Il partito di Gezi Park, invece, non prenderà molti voti perché non è rappresentativo come ai tempi degli eventi di Gezi Park.”

Bj5fxPuCUAAc-hRLT : “Cosa ne pensi dei divieti di internet e della recente chiusura di twitter?

TK : “La parola vietato non è bella e poi parlare di divieto su internet non è bello per niente. Siamo persone intelligenti e troviamo lo stesso come utilizzarlo, come anche i nostri politici. Già, anche con la chiusura i nostri politici sono entrati, compresi quelli che rappresentano il governo. Diciamo che facciamo allenamento. Prima, infatti, c’è stata la chiusura di you tube. Una società democratica non chiude internet. È assurdo. Ed è comico che un leader che si presenta come “il più democratico” proponga leggi per vietare. Anzi: è tragicomico. “Chi esce per ultimo, chiuda la porta” ha detto Cem Yilmaz (un comico turco) su questa storia. Si può mai chiudere internet?”

LT : “Chiuderlo no, pensare di chiuderlo sì”.

E così è finita l’intervista con Tülay Karakartal, candidata a muhtar per il quartiere di Yeniköy. A parte la questione del “controllo” della Ue sulla quale trovo pleonastico esprimermi, al contrario di lei non credo che il Chp possa vincere le elezioni in città come Istanbul e Ankara; l’Akp è in crisi ma non è finito. Eppure, come lei spero in un cambiamento e agisco affinché il mio paese d’adozione inverta la rotta che lo sta portando dritto verso la sharia e lontano dalla laicità, anche se ho dubbi persino sul significante di quest’ultima parola.

 

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