Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Legge sulle dimissioni in bianco: con il Jobs Act non serve a niente!

leggedimissioni

La presidente Laura Boldrini commenta positivamente l’approvazione alla camera della legge contro le dimissioni in bianco. La deputata di SeL Marisa Nicchi interviene per ricordare le battaglie fatte e quanto questa cosa costituisca una discriminazione per le donne che vogliono lavorare ed essere anche madri. Beppe Grillo, dal suo blog, afferma che “Fin dal 2001 esiste l’ottimo istituto della convalida: quando una lavoratrice dà le dimissioni, deve poi confermarle presso i Centri per l’Impiego o le Direzioni territoriali del Lavoro, in modo da certificare ufficialmente che non sia stata costretta. Questo vale in particolare per donne giovani, neospose o neomamme. (…) ecco che a Montecitorio passa una legge che neutralizza la convalida… indovinate per quale categoria? Proprio per le lavoratrici giovani, neospose e neomamme!
Le quali potranno ora, con comodo, firmare un moduletto in azienda e via andare. Con comodo del datore di lavoro, naturalmente, che potrà buttarle fuori senza dover più dare spiegazioni a nessuno.

Ho molti dubbi sull’affermazione di Grillo anche perché so per certo che nel far west della precarizzazione del lavoro chi firma le dimissioni non convalida, di solito, un bel niente e questo avviene sia che si tratti di dimissioni in bianco o per quelle firmate per non fare pesare sul curriculum un licenziamento da parte di chi perfino per i contratti a tempo determinato utilizza il periodo di prova – due mesi – per sfruttarti e poi dice che non hai raggiunto il target e ti manda via e avanti un’altr@.

Chiara Saraceno, in ogni caso, in un suo articolo qualche giorni fa scriveva a proposito del Jobs Act (di cui io ho parlato su Il Fatto Quotidiano) che:

Per le donne, poi, vi saranno costi aggiuntivi. La possibilità di fare contratti brevi, rinnovabili più volte, consentirà ai datori di lavoro di ignorare del tutto legalmente la norma sul divieto di licenziamento durante il cosiddetto periodo protetto. Non occorrerà neppure più far firmare, illegalmente, dimissioni in bianco, o indagare, sempre illegalmente, sulle intenzioni procreative al momento dell’assunzione. Basterà fare loro sistematicamente contratti brevi, non rinnovandoli alla scadenza in caso di gravidanza. Con l’ulteriore conseguenza negativa che molte donne non riusciranno a maturare il diritto alla indennità di maternità piena. E faranno fatica ad iscrivere il bambino all’asilo nido, dato che non potranno dimostrare di avere un contratto di lavoro almeno annuale.

Perciò, con tutto il rispetto per le donne che hanno lottato affinché questa legge potesse essere approvata, c’è il neppure tanto vago dubbio che sia assolutamente inutile e la sua approvazione sia semplicemente una utile mossa elettorale da parte di un governo la cui componente di maggioranza, soprattutto quella del Pd, diffonde oggi belle intenzioni in favore delle donne a più non posso. Dalle intenzioni censorie del web proposte dalla On.le Moretti, alle via crucis sulla prostituzione della tal deputata europea candidata alla rielezione alle prossime elezioni, includendo ora anche questo, vediamo che le donne, deboli, indifese, ancor meglio se gravide e con un governo paternalista pronto a soccorrerle, continuano, come sono già state in altre occasioni, ad essere un cavallo di battaglia per una componente di governo a mio avviso sessista fin dalla sua origine.

Voglio perciò sperare che il Jobs Act trovi a quel punto un’ampia opposizione da parte di codeste donne che dicono di essere genuinamente interessate alla nostra indipendenza economica e al contempo a tutelare i desideri di maternità. Trovo che appiattire la questione del lavoro precario sempre e solo parlando di maternità, come se eguali difficoltà non avessero quelle che madri non sono e non vogliono essere, la riconduca sempre e solo a ragioni che hanno molto a che fare con la biologia e poco con la esigenza di ciascun@ di vivere in autonomia. Tuttavia spero che, per l’appunto, le donne di governo, quelle del Pd, che parlano di fine della precarietà per le donne poi si oppongano al Jobs Act, perché se non lo faranno allora avrò ragione di dire che è tutta campagna elettorale giocata sulla pelle delle donne e che in realtà la precarietà, la flessibilità di tutte le persone, donne incluse, è e rimane un modo, per questo governo, di favorire i datori di lavoro invece che chi non ha reddito né lavoro stabile.

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