Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza

#Spagna: per il governo uccidere una prostituta non è violenza di genere!

Secondo il governo spagnolo, lo stesso che ha reso nuovamente illegale l’aborto salvo casi di stupro e malattie gravi, uccidere una prostituta non sarebbe violenza di genere. Loro hanno deciso che violenza di genere sarebbe quella cosa che può avvenire solo in presenza di un vincolo affettivo. Traduco sommariamente l’articolo che dà notizia di questa assurda affermazione.

“Il governo sostiene che l’omicidio di una prostituta per mano di un cliente non può essere considerato la violenza perché non vi è alcun legame affettivo tra l’aggressore e la vittima. Così afferma l’Esecutivo che ha fornito risposta all’interrogazione di due deputati socialisti che volevano sapere perché non è stata considerata violenza di genere l’omicidio di una prostituta marocchina per mano di un militare spagnolo.

Nella lettera (…), indirizzata al portavoce del gruppo socialista per le questioni che riguardano la parità di genere Susana Ros Valencia, il governo sottolinea che “a prescindere dalla loro definizione giuridica”, il governo “deplora e condanna tutti gli atti di violenza commessa contro le donne, così come la perdita di ogni vita umana”.

Ma dopo aver descritto come “sfortunato” l’omicidio commesso dal cittadino marocchino, ha fatto riferimento all’articolo 1 della legge sulle misure contro la Violenza di Genere per spiegare la sua posizione.

Pertanto, si sottolinea che, secondo la norma di cui sopra è definito come “violenza di genere “, la “manifestazione di discriminazione, disuguaglianza e relazione di potere degli uomini sulle donne”, che “è stata esercitata su di loro in relazioni di coniugio o per collegamento attraverso relazioni affettive simili, anche senza convivenza”.

Al di là del senso della richiesta, perché non so se le socialiste si riferissero ad un’aggravante da utilizzare nella condanna del militare, il punto chiave della vicenda sta nel fatto che il governo ha ricavato da una legge contro la violenza domestica (voluta dal precedente governo) la definizione che gli è stata utile a dire che il delitto ai danni di una sex worker non sarebbe violenza di genere. Ricordo che la stessa definizione ricorre nella legge contro il femminicidio italiana votata e approvata da un governo di centro/sinistra misto a centro/destra, dove la questione della violenza di genere si riduce a violenza domestica considerando le donne “soggetti deboli”. La nostra legge, tra l’altro contenente norme repressive, paternaliste, sovradeterminanti, inutili, non preventive oltre a paragrafi riferiti alla repressione del dissenso nelle piazze e in Val Susa, fa chiaro riferimento ai legami emotivi/affettivi che devono intercorrere affinché si possa applicare quella legge. Parla di madri, mogli, donne incinte, estesa a conviventi, fidanzate eccetera.

Non avevo torto allora quando intuivo (secoli fa) che alcune donne (e uomini paternalisti) si stavano appropriando della lotta contro la violenza di genere per normalizzarla, renderla ostaggio di categorie catto/etero/familiste/antiabortiste/moraliste/omofobe, che svuotano di contenuto e senso il concetto in se’ della violenza di genere e ce lo restituiscono rimasticato in salsa reazionaria.

Violenza di genere è tutta quella violenza che viene realizzata quando c’è di mezzo un ruolo di genere imposto. Può riguardare donne, uomini, gay, lesbiche, trans. Discriminare una donna che vuole abortire è violenza di genere. Uccidere una donna che fa la prostituta, ruolo con un ampio stigma di genere, è violenza di genere. Discriminare, uccidere, gay, lesbiche, trans è violenza di genere. Discriminare, uccidere, uomini, anche etero, che disertano i ruoli imposti e vivono la propria esistenza riscrivendo faticosamente nuovi copioni, è violenza di genere.

Restringere il campo della violenza di genere alle donne/vittime legate affettivamente, in rapporto etero, al loro assassino, è strumentale a chi cavalca la questione della violenza sulle donne continuando a imprimere stigmi moralisti, criminalizzanti sulle prostitute, a demonizzare gay, lesbiche e trans, a criminalizzare donne che vogliono abortire e uomini che vogliono disertare i ruoli imposti da un modello culturale che non preferiscono.

Capite, ora, perché è necessario riappropriarsi di questa lotta e declinarla nel modo giusto?

La violenza sulle prostitute non è un problema di ordine pubblico. Non è un problema di degrado morale e non si può affrontare sovradeterminando le stesse sex workers che sono perennemente silenziate ed escluse dal dibattito sulla violenza di genere. La violenza sulle sex workers è violenza di genere. Talvolta è anche razzismo e transfobia, giacché molte prostitute sono straniere e trans e vengono perseguitate per queste precise caratteristiche. E’ una violenza che ha anche una matrice politica precisa, autoritaria, moralista, puttanofoba, e se, come in questo caso, la violenza su una prostituta viene commessa da un militare è anche una violenza che svela il doppio binario su cui si muove l’industria del salvataggio fatta di polizie, tutori e salvatori delle puttane che poi, in realtà, spesso, quelle puttane, in quanto clienti, le ammazzano, le ricattano per un permesso di soggiorno o, in quanto tutori, le rendono oggetto di una repressione violenta che le sovraespone a rischi anche maggiori.

Non sembra anche a voi che sia urgente e importante ragionarne in modo diverso?

Leggi anche:

Il Tg1 viola la privacy delle sex workers

Legalizzare la prostituzione è necessario. Lo chiedono i/le sex workers!

Voglio camminare a fianco delle madri, delle puttane, delle donne grasse – di Virginie Despentes

—>>>Il sito del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute: http://lucciole.org

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex workers: http://www.sexworkeurope.org

Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag Sex Workers

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