Non mi occuperei di questo se non fosse che mi interessa molto osservare come la comunicazione di quel mondo abbia di che insegnarci per i meccanismi di contaminazione che mette in atto. Cosa è più virale dei messaggi che la religione comunica? Aggiungi che la chiesa è stata in grado, nel tempo, di posizionarsi a seconda delle circostanze e quindi recepire i mutamenti e poi cavalcarli per tornare, ancora, anche in situazioni di apparente svantaggio, a recuperare consenso. Parlo da laica, atea, con tutto il rispetto per chiunque creda e senza alcun pregiudizio nei confronti di nessuno. Come tanti tra voi ho amici e parenti credenti e la conversazione o la relazione si inceppa solo nel momento in cui queste persone provano a impormi il loro credo. Diversamente trovo utile parlare, senza supponenza, con rispetto, anche con chi è molto divers@ da me perché c’è sempre molto da imparare da chiunque e coltivare il dubbio significa anche osservare ogni altra ricerca purché non mi si imponga, per l’appunto, un dogma e una assoluta certezza.
Saprete che a The Voice, un talent show, di quelli che in questo momento storico in cui di neoliberismo, precarietà, sottrazione di diritti, la gente può anche morire ti offrono il “sogno” di farcela a realizzare un progetto di vita, diventare qualcuno (l’uomo qualcuno, direbbe Caparezza), famoso, ricco, popolare, in questo contesto arriva una suora con tanto di team di accompagnamento alla Sister Act e partecipa con una esibizione canora che ha strappato applausi, consensi e perfino il pianto del rude J AX, ex articolo 31, che se l’è presa in squadra. Suor Cristina è sicula, comisana d’origine, troppo giovane per ricordare le lotte pacifiste che si sono svolte sul suo territorio ma i suoi tratti somatici mi ricordano tante che ho visto, conosciuto, in quella zona. Sta nelle Suore Orsoline milanesi e non è nuova a questi eventi. Tra le suore è arrivata proprio grazie al fatto che è stata scelta come protagonista per un musical e lo scorso anno ha vinto un festival locale a proposito del quale potete guardare e leggere un po’ di notizie QUI e QUI.
Suor Cristina perciò porta in giro il suo “dono” per “evangelizzare” e raccontare che “Dio non toglie niente ma anzi dà“. Il dono consegnato in mano ad una macchina per fare soldi come un talent show non so quanto e come possa sortire effetti positivi se non per il fatto che inserendosi in quel contesto si finisce per moralizzarlo e utilizzare un veicolo mediatico enorme per inviare messaggi al mondo. L’evangelizzazione religiosa formato 3.0 d’altro canto si è già dotata di account twitter e pagine facebook e cosa può mai esserci di più virale di un personaggio che colpisce l’immaginario, emoziona, commuove, sorprende, non per la voce in se’ ma per la tonaca che porta, e che si mostra con genuina voglia di compiere una missione nel mondo?
E’ una comunicazione che funziona, realizza una specie di shock positivo e scardina anche una serie di convinzioni a proposito della misoginia di cui sarebbe portatrice la chiesa. Le donne non possono dire messa ma possono portare la parola di Dio in un talent che fa milioni di telespettatori. Suor Cristina, a modo suo, porterà il “messaggio” in luoghi contaminati da cattivissime abitudini, dove si dicono parolacce e le donne vivono di amori diversi, altre aspirazioni e vanno più o meno svestite. Alla Chiesa non interessa mortificare il suo talento ma come un ottimo genitore lo valorizza e lo mette a frutto senza tener conto delle gelosie e rivalità che, come ogni protagonismo vissuto in alcuni contesti un po’ chiusi, dove quella che emerge può essere considerata lesiva della unità del gruppo, potrebbe suscitare.
Le ore successive la sua esibizione sono state accompagnate infatti da centinaia di twitt tra i quali quelli di un cardinale: «Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri. #suorcristina» e di un monsignore: «Se la strada intrapresa è per fare testimonianza di spiritualità, ben venga. Ma suor Cristina non faccia la star». Perfino Cionfoli si è espresso con uno: «Speriamo non le mettano i bastoni tra le ruote come han fatto con me». Trovate tutto su un articolo del Corriere. La stessa pagina facebook del Papa riporta un messaggio di totale approvazione e così Suor Cristina continuerà a cantare ed è probabile che gli ascolti di ogni puntata si moltiplicheranno in attesa di una sua esibizione. E’ possibile che vinca, perfino, dato che è molto complicato dire “hai stonato” a una suora e la gente chiamata a esprimere consenso si sprecherà in messaggi telefonici per tenerla dentro lo show.
Personalmente, davvero, non ho assolutamente alcuna difficoltà a immaginare che le persone più diverse possano interagire ciascuno per i propri obiettivi ma sono perplessa su un fatto preciso. L’ingresso di Suor Cristina nel talent vorrebbe narrare l’apertura della Chiesa nei confronti del mondo esterno ma evangelizzare non è lo stesso che “aprire” perché “aprire” implica ascolto nei confronti di chi non la pensa come te, dal quale non attendi alcuna conversione, del quale rispetti la diversità e che perciò continuerà a pensarla in modo diverso da te. “Apertura” significa anche che la contaminazione dovrebbe essere reciproca altrimenti diventa solo colonizzazione culturale. Perciò tu vieni a raccontare il tuo punto di vista in contesti misti e lo stesso dovrei poter fare anch’io. Quando è successo o succederà che in Chiesa io potrò esprimere liberamente il mio punto di vista di donna, femminista, atea, laica, a proposito di aborto, sessualità, gay, lesbiche, trans, unioni non eterosessuali? Quando succederà che io non dovrò combattere contro leggi ispirate anche a quella religione che vogliono impormi cosa essere, che ruolo di genere rivestire, se essere madre oppure no e con chi fare sesso o sposarmi? Io ricordo che in alcune occasioni alcune femministe o persone del movimento glbt solo per aver esposto uno striscione in Piazza San Pietro, che il clero ne fosse informato o meno, comunque sono state denunciate per manifestazione abusiva, striscione abusivo, esistenza abusiva e cose simili. Ecco: apertura è quando io posso venire in Piazza San Pietro a raccontare anche il mio punto di vista senza temere alcuna forma di censura e repressione.
Anyway: QUI trovate la canzone originale cantata da Alicia Keys. In basso il video con l’interpretazione della suora. Poi Sister Act.
Parole “sacrosante”! 🙂
Eppoi non è che l’ultimo esempio di una lunga lista di personaggi del clero mediatizzati in forma di cantanti/performer (Cionfoli, appunto, e tantissimi altri) dietro cui la Chiesa ha sempre nascosto, e continua a farlo, la pressoché totale assenza di un reale e proficuo dialogo sui temi dell'”apertura al mondo”, come tu noti bene.
Ma in fondo non che un altro strumento messo in atto dalla nuova strategia del consenso vaticana, con la quale la chiesa sta cercando di ripulirsi l’immagine offuscatissima dell’era-Ratzinger con tanti piccoli/grandi coup de theatre che la nostra società priva ormai di alcuna capacità di comprensione accetta, assorbe e loda pedissequamente. Ciò, ovviamente, lo dico con il massimo rispetto verso le questioni di fede che chiunque può benissimo ritrovare dietro tutto ciò.
Qui si cambia il mezzo: il contenuto probabilmente è post-tridentino o se andiamo bene risalente al Vaticano Secondo. Non importa tanto dove lo dici, ma cosa dici. Altrimenti postare Dante su Twitter sarebbe poesia contemporanea e non recupero di poesia antica, ad esempio. La Chiesa ha fatto ricorso a mezzi attuali ma per ribadire verità che già stavano nei catechismi e nelle bibbie (e come tali sono criticabili, peraltro ripetendo critiche già fatte mezzo secolo fa). Non è modernizzazione, questa, è riproposizione. Che va benissimo, ma non è certo la punta della Chiesa che cambia. Lo stesso Papa è innovatore nel senso in cui riprende le sue radici evangeliche, in una sorta di circolo chiuso fra vecchio e nuovo (un nuovo che è nuovo perché è più antico ancora della tradizione posteriore). La verità rivelata d’altronde non si interessa né dell’evoluzione (che dal suo punto di vista è trascurabile) né del tempo (che si rifonde nella certezza eterna).
quando tu potrai fare il tuo sermone in una chiesa? quando tu pagherai la chiesa come noi paghiamo le istituzione “laiche” …
dici che non pago la chiesa? e i soldi pubblici delle tasse che in qualche modo finanziano luoghi religiosi? e poi che c’entra? io posso anche pagare un obolo ogni volta che entro in chiesa, ma poi lì mi faranno parlare? potrò dire quello che penso? 🙂