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La #Turchia censura Twitter. Muore #BerkinElvan, vittima di repressione!

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La protesta della gente di Turchia continua, le restrizioni su internet minacciate da Erdogan diventano realtà ad appena dieci giorni prima delle elezioni e così il popolo turco viene isolato dal mondo perché il governo decide di impedire a chiunque l’accesso a Twitter. Ci sono metodi per aggirare il blocco ma la repressione è forte. Questo avviene a una settimana dalla manifestazione per Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma.

Era uscito a prendere il pane e gli hanno sparato un candelotto lacrimogeno. Di tutto questo vi parla meglio Luca Tincalla, da Istanbul, che QUI racconta in audio cosa succede e in basso scrive un suo report aggiornato a qualche minuto fa. Buona lettura!

Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma. Era uscito a prendere il pane e gli hanno sparato un candelotto lacrimogeno
Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma. Era uscito a prendere il pane e gli hanno sparato un candelotto lacrimogeno

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La Turchia censura Twitter

di Luca Tincalla

Nel cuore della scorsa notte il governo turco ha deciso di oscurare Twitter. Oscurare, ma non bannare completamente, poiché tramite un cambio di Dns è ancora possibile accedere. Non bisogna rimanere sorpresi. Solo una settimana fa Erdogan, il primo ministro turco, aveva promesso che sarebbe stato fatto il possibile per preservare l’integrità morale e materiale del governo e se le notizie false e tendenziose sarebbero continuate a circolare sui social ci sarebbero stati provvedimenti. Detto fatto.

Ma quali sarebbero queste notizie false e tendenziose? È da metà dicembre che lo scandalo della corruzione – una tangentopoli alla turca – attanaglia il governo e la fuoriuscita di documenti e mazzette è all’ordine del giorno. Tanto che la gente ormai non si sorprende più. Già. La gente non si sorprende più: questo è il problema!

Il problema è che dieci morti sul groppone dovrebbero far pensare. Perché dieci morti pesano. Non ultimo Berkin Elvan, ragazzino di quindici anni, morto dopo 270 giorni di coma. Era andato a prendere il pane Berkin, ma a casa non è più tornato, è stato colpito da un lacrimogeno vagante. Sì, i morti pesano come e se non di più di questo ennesimo tentativo di arginare alcuni cittadini e il loro modo di fare informazione. Disinformazione, secondo il governo. E a volte il governo ha ragione; a volte sì, ma non tutte le volte. Purtroppo l’informazione in Turchia se n’è andata in vacanza da tempo, ricordate i pinguini? Uno dei simboli della protesta di Gezi Park, poiché mentre la CNN International mandava in onda gli scontri di piazza, la CNN Turkey mandava in onda i documentari su questi animali. È per questo che la gente continua a postare – in maniera forsennata – quel che vede, sente o legge.

Ma da oggi su Twitter non è più possibile, poiché l’Istituto Tecnologico delle Comunicazioni (Btk) l’ha oscurato. Cambierà qualcosa? Non credo. Almeno fino al 30 di marzo, giorno delle prossime elezioni amministrative. Quel giorno il popolo turco è chiamato a decidere, e dalle urne sapremo chi sarà il vincitore. E badate che le amministrative contano molto poiché in diverse città si gioca il futuro degli appalti, parte importante dell’economia turca. Sapremo se Erdogan e la sua intelligence hanno fatto bene a fare questa mossa, oppure no. Tramite twitter e facebook il governo controlla i milioni e milioni di utenti che, compresi gli ignari postatori di selfie, postano ogni giorno quel che gli succede. Rinunciare a monitorarli comporta dei rischi, Erdogan avrà fatto i suoi conti. Come Report Turk, del resto, secondo una sua statistica i siti bannati in Turchia sono stati: 1 nel 2002, 4 nel 2006, 835 nel 2008, 1667 nel 2010, 8409 nel 2012, 10295 nel 2013 e 35038 nel 2014.

Il giorno della resa dei conti è vicino ma chi spera che Erdogan sia finito, ahimè, si sbaglia di grosso. Io mi auguro solo che l’oste, il popolo, sappia tener di conto.

workingclasshero@lucatincalla

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