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Discussioni in rete, risentimento politico e vendette trasversali

Chiunque sa che io e l’Onorevole Mussolini non abbiamo politicamente niente in comune. Ma proprio niente. Nel tempo hanno provato in tante a fare passare la logica dell’unità del branco femminile per cui l’essere femmina avrebbe dovuto accomunarci ma non posso essere affine a chi ha le sue posizioni sulle persone lgbt, sul maternage, la famiglia tradizionale, l’intento repressivo di leggi “dure”, eccetera eccetera. Io e lei apparteniamo a due storie e due progettualità politiche completamente differenti. Sulla base di questo dato avrei dovuto trarre soddisfazione avendo letto dell’avviso di garanzia a suo marito. Il punto è che se è vero, e spero che non lo sia giacché un’accusa è ancora un’accusa e non una condanna, mi dispiace molto per lei, per i suoi figli, per il tutto il fango e il dolore che le sta piovendo addosso. E mi dispiace anche perché se la politica deve ridursi a gioire della sofferenza dell’avversario politico è per davvero la barbarie. Per altri, invece, evidentemente non è così.

In vari passaggi qui e là ho letto un moto di quasi soddisfazione per quanto le succede, e non si sa perché ma: lui è l’accusato e lei diventa quella che subisce un processo mediatico sui social network. Una sorta di vendetta trasversale o di “ben ti sta”. Così fioccano non solo le battute riferite ad alcune affermazioni fatte dalla Mussolini in relazione agli abusi sui minori ma l’insulto va oltre e ancora diventa occasione per inzozzarla sul piano personale in quanto donna. Si danno giudizi sessisti. Si valuta lei e la si insulta perché il “popolo” non vede l’ora di scagliare pietre. Mi duole dover dire che queste battute, lette un po’ ovunque, le trovo anche in una pagina che si occupa di omofobia. Trovate i riferimenti QUI e QUI. E allora mi chiedo: qual è il reale livello di consapevolezza, anche in certi contesti che pure sento a me più vicini, se non c’è stata a monte una elaborazione antisessista? Davvero si può trarre soddisfazione dalla gogna a una persona con una discussione conseguente che ha il pieno sapore di un linciaggio?

L’altra faccenda, completamente diversa, dove non ci sono ovviamente di mezzo reati odiosi in danno alle minorenni, riguarda la tanto criticata inchiesta di Beatrice Borromeo sulla sessualità adolescenziale. Tra le critiche, che si possono giudicare buone o cattive o quel che è, la satira e i pareri a favore, ci sono stati moltissimi insulti – anche sessisti – che l’hanno colpita sul piano personale e  questi insulti, checché se ne dica, non solo sono lesivi per lei ma schiacciano anche la critica e una discussione costruttiva che potrebbe esserci a seguire. Alle critiche lei, alla quale rivolgo la mia solidarietà, ha risposto brevemente su twitter. Ha scritto che le interviste sono valutate grazie al supporto di una associazione e di psicologi. Si difende sul piano professionale e ovviamente fa bene. Dice che sta riportando solo le parole che le vengono riferite e dunque respinge le accuse che si riferiscono a una sua possibile lettura moralista della questione. Poi il direttore de Il Fatto Quotidiano pubblica un post e anche lui difende quel lavoro e parla di “malattia sociale” (sigh! e la sessualità adolescenziale non è malattia sociale, ma anche qui siamo sul terreno della critica politica)  ma a parte questo ribadisce che se è necessario discuterne tanto significa che dell’inchiesta c’era bisogno e che non si può prendersela con il “termometro” quando in realtà il problema, proseguendo di metafora sanitaria in metafora sanitaria, sarebbe la “febbre”. Non sono affatto d’accordo con la sua paternale perché oltretutto, così mi sembra, andrebbero più chiaramente distinti gli insulti dalle critiche ma com’è mio solito resterò in ascolto per capire di più delle successive puntate dell’inchiesta e se riterrò di aver sbagliato nelle mie critiche non avrò difficoltà a dirlo.

Il punto chiave della faccenda al momento però è che il post di Travaglio fa emergere un altro dato. C’è chi giustifica gli insulti a Borromeo perché pubblica su Il Fatto Quotidiano che difenderebbe quelli del Movimento Cinque Stelle e che attaccherebbe la presidente della Camera Laura Boldrini. Dunque torna in realtà la faccenda del risentimento, il livore che si giustifica come se Borromeo fosse “donna di” proprietà del giornale e di Travaglio e non una giornalista che fa il suo mestiere e che può scrivere cose criticabili o meno ma di certo non “appartiene”. Ma poi, detta tra noi che siamo femministe e tanto alternative, che storia è questa che se hai da rivolgere critiche al giornale o a Travaglio poi te la prendi con la donna il cui lavoro è al momento oggetto di critiche? Vendetta trasversale? Risentimento politico irrisolto? Legge del taglione in conto terzi?

La rete è quel che è, lo sappiamo, dunque si ritiene che l’attacco alla persona possa essere in qualunque modo giustificato. Appena un paio di giorni fa un fake nominato donna, di un probabile uomo o un’altra donna che comunque  mi tampinano per insultarmi, nominò Boldrini per dire che siccome io sono stata critica nei suoi confronti (politicamente e mai personalmente) dunque meriterei di essere espulsa dalle discussioni in cui si ragiona di donne e femminismi. Perché il clima è anche questo e tra sessisti mercenari, che insultano un po’ qui e un po’ là senza discriminazioni, gente incivile che intende la politica come fosse un costante terreno di guerra in cui i colpi bassi e il fango costituiscono un normale optional, armata del bene in difesa antisessista, antisessismo strumentale fatto per colpire gli avversari politici e poi anche difensor* boldriniani, grazie a tutta questa gente, insomma, la rete è diventata per davvero un posto per certi versi invivibile. Ci sono persone che sparano nel mucchio. C’è chi identifica nemici dove non ce ne sono o chi li costruisce semplicemente in virtù del fatto che non la pensa come te e allora è bene demonizzare ed espellere. Demonizzare ed espellere. Non sto parlando di grillini ma di persone fanatiche che gravitano anche a sinistra dove la scomunica e l’ostracismo sono la cifra principale del loro agire politico.

Quante delle questioni di cui vi ho parlato sono realizzate da donne o da persone che stanno a “sinistra”? Tante. Troppe. E questo spero serva a indagare quanto sia urgente capire i meccanismi della comunicazione sui social, per disinnescare, affinché non si faccia in modo da dover subire ancora, per l’ennesima volta, la parlamentare xy che dice che servono nuove leggi a restringere diritti, affinché ci si istruisca, reciprocamente, in uno scambio continui di saperi che sono il patrimonio che dovremo custodire e aver cura di condividere e trasmettere. Affinché si possa davvero realizzare una dialettica ricca, diversificata, complessa ma non offensiva. Ovunque.

2 pensieri su “Discussioni in rete, risentimento politico e vendette trasversali”

  1. Brava, Lagla
    come spesso accade trovo qua un po’ di analisi fatta nel nome dell’analisi.
    E’ un complimento, no, di piu’: e’ un’attestazione di stima. Il riconoscimento che se si vuole fare critica si deve accettare di sporcarsi le mani con l’analisi.
    Poi, ovviamente, qualcuno puo’ non aver voglia di fare critica. Certo.
    Preferisco quell* come te.
    Grazie
    Bibi

  2. Di tutto quello che ho letto sulle vicende marito-di-Mussolini e pezzo-della-Borromeo mi è parsa in assoluto la più interessante e capace di andare al sodo – nonché capace di quella sottostimata facoltà dell’intelligenza che chiamerei empatia. Ancorché critica.

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