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#8M – Mi sono goduta lo spogliarellista e me ne vanto

Salve, sono una di quelle che l’otto marzo lo trascorre con le amiche e va in cerca dell’uomo oggetto. Quando lo dico mi trattano con snobismo. Non è giusto, dicono, poveri spogliarellisti che devono lucidarsi i muscoli per intrattenere un po’ di arrapate signore. Ma intanto io non sono né arrapata e neppure tanto signora. Gli spogliarellisti lucidi che ci intrattengono sono pagati e lo fanno per loro scelta. A me diverte essere oggetto di attenzione di un uomo bello, peccato sia troppo spesso anche tamarro, ma stuzzica comunque la mia vanità e mi fa sentire bella. Ti guardano con interesse perché poi tu li paghi e si tratta di una sera. Io non mi illudo che sia un’altra cosa e loro hanno portato a casa lo stipendio.

Mia madre o mia nonna non avrebbero mai potuto farlo perchè non era una cosa che potevano fare le donne perbene. Oggi a guardarmi male sono le femministe che dicono che io sono più o meno stupida, superficiale, che non capisco che la giornata della donna viene usata per scopi commerciali e si è stravolto il senso di quello che doveva invece essere un giorno di lotta. Però il fatto è che solo in quel giorno gli spettacoli sono certe volte organizzati, ci fanno entrare in comitive e paghiamo un po’ meno e le altre forse non verrebbero se non fossero legittimate dal fatto che cultura vuole che in questo giorno puoi anche permetterti il lusso di smettere di essere la sacra regina del focolare e puoi liberare un po’ di istinti che tenevi nascosti. Voglio dire che ci sono donne che escono tutti i giorni, non hanno problemi a vivere una sessualità libera e serena, ma io vivo in un contesto un po’ bigotto e la giornata mi autorizza a prendermi delle libertà senza beccarmi l’accusa di esser zoccola.

Se vai nei ristoranti, nei locali, dove c’è quello che cammina a torso nudo, ne vedi tante come me. Signore anche piuttosto grandi, desiderose di emozioni. Madri di famiglia che hanno lasciato i figli a casa e possono dire ai mariti, per un giorno, che quello è un gioco e all’indomani nulla sarà cambiato. Se penso sia giusto? Non lo so perché non mi occupo di etica e morale ma penso che il commercio gode nell’offerta dove c’è una domanda. Se non ci fosse la domanda sarebbe negata anche l’offerta. Il macho muscoloso, virile, che ti passa accanto con la mutanda leopardata è tutto quello che ci offrono e che possiamo permetterci. Diversamente dobbiamo accontentarci di sfilate di amici che si travestono per scimmiottare e fare pressappoco le stesse cose. Allora penso che la faccenda non possa essere archiviata. Io sono andata e non mi vergogno affatto. Me lo rivendico come momento di grandi risate e libertà. Sarebbe il caso che se uomini e donne vogliono scardinare sessismi e machismi che trovi in questi eventi ne organizzassero altri che parlassero un po’ più la nostra lingua, i nostri piaceri, i nostri desideri, purché non mi si neghi il diritto di essere una donna che ama essere lusingata anche per una sera e da cliente quale sono mi tratta veramente bene.

Se con qualcuno vorrei farci del sesso? Può essere. Ma dove trovi un uomo a poco prezzo che quando si parla di donne clienti non valgono la cifra di un dispendioso gigolò? Non credo ci sia in giro tanto da prendere a prezzi un po’ più umani. Per dire, io, come tante amiche, non sono bellissima, non sono ricca, non ho uno stipendio dal quale posso togliere grosse cifre e in fondo mi è capitato, a me e anche ad altre, alla fine di prendere in casa uomini un po’ più giovani con cui fare buon sesso perché ‘sti uomini erano precari, disoccupati, pieni di difficoltà, solo che per noi femmine vale mostrare l’illusione dell’amore, il sentimento, ma sempre di compagni di letto poi stiamo parlando.

Prova ad andare in giro a chiedere alle mie coetanee quante, separate, divorziate, mai impegnate, siccome hanno un lavoro fisso, forse anche una casa, non finiscono per diventare ottime clienti di partner squattrinati. E se poi questi il giorno dopo se ne vanno o tu non li vuoi più non c’è neppure da farne una tragedia. Si tratta di un accordo che bisognerebbe fare con chiarezza. Io ti do vitto e alloggio e tu mi dai, per esempio, un po’ di giorni di sesso e attenzioni. Perché deve essere così difficile dichiarare un bisogno? Perché a me non deve essere consentito vivermi la sessualità anche in questo modo se lo preferisco? Perché sulle donne c’è il pregiudizio che abbiamo i cuori nella figa e dopo un orgasmo già pensiamo al matrimonio? Può essere che altre siano così ma non lo siamo tutte, perciò sarebbe bene non generalizzare.

Allora mi piacerebbe parlare del fatto che piuttosto che schernire le donne che l’otto marzo vanno in cerca di uomini apparentemente disponibili forse ci si dovrebbe porre il problema di quanti bisogni sessuali repressi e frustrati ci sono in giro. Quanto e come la società non consente alle donne di liberare parti di se’ per indagare l’erotismo a meno che non lo si faccia di nascosto. Io non trascurerei questo dettaglio e ne farei un motivo di interesse. Perciò, ripeto, io ieri sono andata ad affermare il mio diritto a piacermi, farmi piacere l’altro e comprarmi un po’ di stimoli sessuali. Qualcuna ha qualcosa da aggiungere a questo? E grazie per l’ascolto.

Ps: mi sono arrivate un paio di mail molto arrabbiate da parte di due donne altrettanto arrabbiate che più o meno con gli argomenti che ho riassunto mi hanno detto che ieri avevano partecipato a serate a tema con lo spogliarellista lì presente e si rivendicavano questa cosa. Non sono d’accordo su alcune delle cose che dicono, io fossi in loro me ne fregherei di chi ti può definire “zoccola”, perché a chiamarle così e a fare moralismi poi non credo siano certo le femministe ma più spesso proprio quelle che vanno lì su permesso del coniuge solo per un giorno. Così ho comunque riassunto i loro motivi affinché se ne possa parlare. Abbracci anche a queste due signore e buon post/ottomarzo a tutt*.

6 pensieri su “#8M – Mi sono goduta lo spogliarellista e me ne vanto”

  1. Chissà perché io ci sono andata un 26 febbraio a vedere uno spogliarello maschile e, dato che non era un giorno comandato, le ”libere” dell’8 marzo mi hanno sparlato e criticato dietro. No, non sono d’accordo con questo articolo, questa festa è inutile di per se stessa, ridicola se abbiamo bisogno dell’autorizzazione che abbiamo quel giorno, solo quel giorno di fare certe cose e se ci sentiamo sfigate se quel giorno non le facciamo. Io sono un individuo, ne’ moglie, ne’ donna, ne’ etichetta, un individuo che non programa voglie e desideri secondo un calendario altrui

  2. non sono d’accordo che sia difficile trovarsi un bel maschio attraente a costo zero, basta porsi nell’atteggiamento giusto e non guardare solo verso l’autoctono . Ci sono tanti bei maschi di comunità a preponderanza maschile estremamente ben disposti verso l’incontro anche casuale 😉

  3. Ok , nessun giudizio pero’ “da esterna” posso osservare il fenomeno con occhio critico? Insomma come il carnevale, in passato, era il solo momento in cui prendersi gioco del Potere e in qualche modo offrire alle classi oppresse una valvola di sfogo a costo zero e senza pericoli per la classe dominante, al pari, ritengo che volersi sentire sessualmente libere, desiderate e “predatrici” senza pericolo di sentirsi nominate zoccole sia altrettanto funzionale a un patriarcato che guarda con molto indulgenza al fenomeno , allestendoci pure un bel business.
    Ovviamente nessuna è costretta a praticare il femminismo , a esercitare spirito critico o a desiderare di cambiare il mondo , l’ autodeterminazione è anche questo e devo accettare
    e difendere anche questo punto di vista ma politicamente ne avverto la distanza siderale. Umanamente invece mi fa un po’ rabbia a volte , ma anche tenerezza e affetto. Ma la tenerezza dello sguardo è solo una crepa in cui il patriarcato insinua le sue solide radici fottendoci tutte quante: senza distinzioni.

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