Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

#NoMuos e lotte che si incontrano (verso #8M)

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A Niscemi, come era prevedibile, la manifestazione NoMuos si scontra con un cordone della polizia che al solito assolve al “dovere” di salvaguardare un cantiere realizzato all’insegna dell’illegalità. Il copione è uguale a quello della Tav in Val Susa, come dicevano via streaming i compagni di RadiAzione.

Si fottono la terra, metro dopo metro, poi tu vai a riprendertela e ti scontri con i loro manganelli che sono lì a ribadire che a comandare sono altri. Loro sono la legge. Tu non sei nessuno. E a parte dirvi queste due o tre cose ovvie che tutte le persone che lottano e le buscano di certo sanno, quel che mi veniva in mente è che c’è una costante quando si parla di autodeterminazione violata di persone e territori. In nome del profitto, mentre si legittima la repressione e la militarizzazione di territori, vite, utero e mutande delle donne incluse.

La costante, in termini di metodo, è che si eleva via via il mito di una emergenza e di un bisogno, poi eccolo l’investimento economico, soldi che girano, appalti, consegne, assegnazione incarichi ai tutori, l’industria del salvataggio e della sicurezza che guadagna, e tu non conti un cazzo. Non conti proprio niente.

Questa cosa vale sia che si tratti della legge sul femminicidio, che putacaso conteneva al suo interno la messa in sicurezza delle femmine, loro malgrado, con l’irrevocabilità della querela che rappresenta un atto di sovradeterminazione, e dei cantieri della tav allo stesso tempo, con relativo atto di sovradeterminazione della gente che lì abita. Lo stesso è per il Muos, la cui realizzazione servirebbe alla “sicurezza” internazionale.

I nostri corpi, i territori in cui viviamo, per un motivo e per un altro (e io ci metto dentro anche la questione dell’aborto e delle sexworkers) sono sottoposti a controllo, sorveglianza, militarizzazione e consegnati così alla loro tutela, privati di libertà di scelta. Privati di tutto.

Per me c’è una linea precisa che tiene unite tutte queste cose perché uno Stato autoritario lo è in tutte le sue manifestazioni. Allora non è un caso se tav e femmine stanno nella stessa legge, privati del diritto di scegliere quali strumenti e risorse usare per vincere, salvarsi, rinascere, vivere, esistere e respirare. Decidono tutto loro, che tu lo voglia o no. E tu te ne vai ‘affanculo. A meno che ‘affanculo non li mandiamo noi.

E dunque questo mi pare un altro modo di andare verso l’otto marzo, sapendo che quella data non significa se non la risignifichiamo, in favore di chi lotta, come noi, vive e si dispera, come noi, di chi ha pelle lacerata, tanto quanto la nostra, e carne consumata e sogni infranti e speranze e pugni stretti e urla e rabbia e sete di lotta collettiva che non può essere delegata a nessuno. Almeno quella, si, è roba nostra.

Persone, donne, uomini, compagn*, chiunque abbia confini e muri da abbattere, siamo tutti sulla stessa barca, e bisogna remare insieme. Insieme. Amandoci follemente l’un l’altr@, perché altrimenti non ne usciamo.

Ancora buona lotta!

#IoSonoForte #NoiSiamoForti

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3 pensieri riguardo “#NoMuos e lotte che si incontrano (verso #8M)”

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