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#8M #IoSonoForte: l’otto marzo, celebro la mia forza!

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Quest’anno vorrei che l’otto marzo fosse vissuto all’insegna della forza. Vorrei che si portasse in piazza la potenza, invece che il martirio. Mi piacerebbe si celebrasse il coraggio e la bellezza di una sex worker invece la santità di una madonna vittimista, espropriata anche dei desideri e totalmente consegnata a delegar controllo del suo corpo allo Stato e ai suoi tutori.

Mi piacerebbe si parlasse di quelle donne resistenti che ogni giorno usano il corpo per opporsi a sfratti e invasioni dei propri territori. Quelle che in prima fila, con i compagni o le compagne accanto, combattono contro precarietà, assenza di reddito, casa e diritti. Quelle che si svegliano ogni mattina, lottano e vanno avanti, senza piagnucolare e pietire allo Stato alcunchè, perché rivendicare è diverso da pietire.

Quelle che non si accontentano di assistenzialismi giusto per se’ ma vogliono diritti per chiunque. Quelle che attraversano deserti, terre, mari, per scegliere un posto in cui vivere che puntualmente gli viene negato. Quelle che hanno ben chiaro che la propria morale non può essere imposta a nessun’altra e che le donne sono tante e diverse e tutte hanno il diritto sacrosanto di scegliere cosa diventare.

Mi piacerebbe si parlasse di quelle donne che non pontificano sulla meravigliosa essenza del materno e sulle naturali inclinazioni dell’essere biologicamente femmina, perché ciascuna trova forza in quel che è ma obbligare il mondo intero a pensarla come te è autoritario. Perciò vorrei alzassero la mano quelle potenti anime che sono donne pur non essendo madri e che hanno anche rotto il vincolo col termine “donna” che nulla vuol dire fuor da ogni stereotipo sessista.

Mi piacerebbe si parlasse di quelle che nelle piazze prendono botte, ma botte veramente, da quei tutori che poi dicono di volerle tutelare, salvo che a loro piacciono le femmine “soggetti deboli”, utili feticci a realizzare la loro ambizione patriarcale, e sono quei tutori che davanti a se’ trovano persone fiere, orgogliose, che non usano altri patriarchi per prendersi le briciole ma vanno dritte all’obiettivo e provano a ottenerlo.

Sono occupanti di case abbandonate, lavoratrici per il bene comune, qualificate in ruoli che la società disconosce, perché non c’è valore per la solidarietà, per l’intelligenza collettiva, per la progettualità condivisa. Mi piacerebbe si celebrasse la potenza delle donne dal sesso libero, poliamoroso, o quelle che amano darla a un@ sol@ chiunque sia, qualunque sia il suo genere.

La forza, la potenza, la resistenza, la consapevolezza di essere parte di tutto e non una cosa a parte. Perché non si può essere davvero liber* finché chiunque non sia tale. Allora si celebra quell’attitudine meravigliosa di mani con martelli che, colpo su colpo, abbattono pregiudizi, prigioni, siano esse morali o fisiche, stereotipi, ancora ribadendo la differenza della propria lotta, non già del corpo, perché i corpi prigionieri lo sono tutti allo stesso modo. Si celebra l’orgoglio di appartenere ad una storia di conquista di un futuro differente. Forse sconfitt*, forse no. Comunque destinat* a produrre cambiamenti al loro passaggio.

E poi, la forza, ancora, quando siete in grado di guardare il mondo con umanità, se non dimenticate l’empatia perdendovi dietro inutili integralismi, lasciando che la lotta non vi renda inclini al fanatismo o al moralismo, perché in questo non c’è forza e si ripercorre un inutile cammino che è già stato tracciato e dicevate di voler sconfiggere.

La forza di essere voi stesse, libere, indipendenti, il vostro pensiero autonomo, in grado di riconoscere dai segni chiunque vi prenda per il culo, restituendo indietro tutto quello che non vi piace assieme ad ogni tentativo di ingabbiarvi, imprigionarvi, recintarvi, un po’ perché vi dicono che è “per il vostro bene” e un po’ perché fa certamente tanto più comodo se restate sotto controllo.

Mi riferisco a quella forza che vi consente di lottare per la libertà di scelta di ciascuna, che scelga di abortire oppure no, che scelga di generare più figli o anche nessuno, che scelga di godere nei modi che ciascuna preferisce e scelga ancora di non imporre a nessuna di imitarla. Perché la più grande forza sta proprio nel riconoscere la diversità e averne rispetto. Sta nel fatto di non demonizzare chi non ti somiglia. Sta nella capacità di sostituire alla parola “pena” o “pietà” quell’altro concetto che ha a che fare con il rispetto, l’ascolto, il riconoscimento di qualunque soggettività.

La forza non percorre mai sentieri noti, necessariamente legalitari, filo/istituzionali, e mal si addice quando c’è chi vuole che tu pieghi la testa solo perché vuole fare di te un’altra, tra le tante, marionette al suo servizio. La forza è smettere, vi prego, di ossessionare altre donne che non la pensano come voi con un misero e patetico cyberbullismo e con una evangelizzazione aggressiva di porta in porta. Non siete sacerdotesse di una nuova religione: siete femministe, maledizione. Dovreste essere laiche. Libertarie.

La forza è non censurare, non negare quel che non capisci, è essere umili e imparare dove di certe cose non hai capito niente, è essere disposte a rimetterti in discussione, è coltivare il dubbio più che consolidare una certezza, è smetterla di trasformare il femminismo in una conventicola tra comari acide, velenose e pettegole che fanno a gara a chi ce l’ha più larga e più profonda.

La forza è smettere di educare le figlie al rispetto per l’autorità, ché se volete invecchiare appollaiate sulle istituzioni,  intente a pietire una quota rosa, è affar vostro, ma questo non può e non deve riguardare tutte quante. Ad alcune non interessa. Non interessa affatto.

La forza è quella di chi sbatte colpi su colpi per demolire residui di cultura patriarcale che si ripresentano, oggi, anche come alleati ai femminismi filo/istituzionali, gli stessi che legittimano capitalismo, repressione, razzismo, neocolonialismo. La forza è quella di riconoscere le strategie di discriminazione al di là di quel che si vuol fare pensare, perché questa mia lotta non sarà mai quella di un governo dalle larghe intese.

Per un otto marzo in cui si dica #IoSonoForte, #MiSalvoDaSola e nè vittima e né colpevole. Sono persona. E’ tutto qui.

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