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Se Non Ora Quando mi fa sculacciare da un paternalista

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Update: c’è stata anche una discussione su Twitter. Tutto riportato QUI.

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E’ andata così. Avevo scritto un pezzo per amore di sintesi, chiarezza e analisi critica politica. Era al contempo un attestato di stima nei confronti di donne che leggo, con cui ragiono, e che, a prescindere da alcune diversità, io stimo. Nel pezzo si parlava di una spaccatura politica, motivata, e del fatto che alcune vanno via dal movimento e semplicemente l’hanno esplicitato. Apriti cielo. In un gruppo di altre Snoq si è aperta una discussione alla quale ho partecipato, perché se ho modo di prendervi parte io non mi sottraggo mai al confronto seppure tra tante diversità. E’ nota la mia opposizione politica, nel merito delle iniziative e delle pratiche di Se Non Ora Quando ma, perdio, siamo persone e io rispetto tutte e sono aperta a qualunque confronto. Così, dopo aver incassato toni decisamente ostili ho semplicemente lasciato lì la mia disponibilità a starle a sentire, ascoltarle e scrivere qualcosa che parlasse anche del loro punto di vista. La mia porta è aperta e la mia disponibilità c’è tutta. Purché non si pretenda di dettarmi le opinioni. Così sono fatta io.

Leggo invece che Snoq ha preferito ripubblicare e divulgare, anche via twitter, un post in cui mi si attacca in maniera gratuita. Ad di là del fatto che a scriverlo sia un paternalista (LUI sa cos’è bene per le donne!) che da tempo, assieme alle sue affini abolizioniste della prostituzione, mi dà politicamente addosso, e che sta lì a pontificare e produrre sermoni per dettare il verbo su come secondo LUI dovrebbe essere una vera femminista (sennò non ti benedice e ti scomunica) e al di là del fatto che la cosa non mi sorprende affatto perché la sua posizione filo/istituzionale, come quella di Snoq, è abbastanza nota, così come noto è che lui invece del crocifisso sul banner della sua pagina facebook tiene il volto soave e angelico di Santa Boldrini (e guai a chi gliela tocca!), quello che devo digerire, e per ingenuità ancora non mi riesce di capirlo, è il fatto che ci siano delle donne che utilizzino questo buon patriarca, aspirante cavaliere in soccorso alle fanciulle indifese, che non trova in alcun modo discutibile il pinkwashing, la maniera in cui le donne sono usate per legittimare governi e quant’altro, per dire a me cose che evidentemente non sanno dirmi con parole proprie.

Ed è così, infatti, che costui è diventato (micro)famoso tra alcune femministe filo-istituzionali, facendo leva in parte sull’avversione che alcune, a me ostili, mi riservano e sull’opposizione e la dialettica politica che tra donne dovrebbe essere gestita in modo autonomo e normale anche se in disaccordo. Normale e senza utilizzare termini quali “misogina” per definire chi, in sostanza, ha scritto un pezzo che Micromega ha ripubblicato senza chiedergli il permesso (e come si permettono costoro di non chiedere a LUI quale tra le femministe bisogna accreditare e quale no?). Una vicenda comica, dopotutto, che rimarrebbe nella zona di invisibilità che merita, e che invece viene usata e fatta emergere per inserire in un conflitto politico elementi che hanno un chiaro sapore paternalista con discredito alla figlia ribelle che non resta ordinata nel branco e che non si è comportata bene.

Lo ridico: l’attuale governo, all’atto del suo insediamento, è apparso in tutto il suo sessismo, Non ci vuole molto a coglierlo, ma giusto per pignoleria va detto che il signore di cui sopra non critica la nota sociologa che dice esattamente la stessa cosa che dico io ma attacca me che sono anello debole della catena. Una maniera che denota assenza di argomenti e il fatto che tutto sommato senza tentare di delegittimare e attaccare direttamente la mia persona e utilizzare termini squalificanti non sa uscirne. Ma qui a me non interessa quel che pensa lui, che non so neppure chi sia, e non dovrebbe interessare neppure a voi. Mi interessa il fatto che per l’ennesima volta, per l’appunto, per rispondere a me, una femminista utilizzi la sculacciata in salsa patriarcale con disconoscimento, di me come soggetto pensante e autodeterminato, annesso.

Si intende che la vena che si svela è autoritaria. Chi non la pensa come voi non è abbastanza donna, non è abbastanza femminista, addirittura sarebbe “misogina”. Perché siete voi quelle che amano le donne, con il vostro plauso incoraggiante al governo Renzi, le vostre quote rosa (purché sia donna va bene chiunque…), le vostre iniziative bipartisan, a volte un minimo moraliste, e la vostra maniera di trattare la questione delle donne completamente scissa da ogni altra (ah, le interesezionalità, queste sconosciute!) che riguardi migranti, gay, lesbiche, trans, conflitto di classe, reddito, casa, precarietà, razzismi, fascismi, repressione, Tav, autodeterminazione delle donne – qualunque scelta esse facciano – sex workers incluse, che nella scala di valori stanno, certo, tra le donne per male, e dunque chi se ne frega. La cosa triste, appunto, è che non mi sorprende. Non mi sorprende affatto. Dopodiché vi auguro ogni bene, perché ad andare a scuola di femminismo da un paternalista non so cosa ci guadagnate. Ma tant’è.

Ps: nella foto Bettie Page. E la prossima volta, davvero, preferirei lo spanking consensuale (potrebbe anche piacermi), e preferirei però essere sculacciata da voi. I paternalisti non mi eccitano. Sapete com’è. 😀

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5 pensieri su “Se Non Ora Quando mi fa sculacciare da un paternalista”

  1. Secondo me dai troppa importanza al re dell’orticello e alle di lui sostenitrici… Io personalmente stento a definire femminist* cert* soggett*, poiché nelle pratiche svelano il proprio lato più vero, rigidissimo, autoritari* e incapace di confronto costruttivo (a parte che in quanto a profondità nell’analisi politica… c’è da piangere proprio!). Alcune sigle di ‘femminista’ non hanno proprio nulla, e sarebbe ora che certe soggette se ne rendessero conto e scoprissero che per essere femministe non è necessario stare sotto egide rassicuranti e istituzionali! Perchè più di tutto a me spiace per quelle che sono state fagocitate, per inesperienza o poca pratica politica, in queste realtà…poverette, che brutta idea del femminismo si faranno! Un abbraccio, f.

    1. cara, ma io non gli do affatto importanza. per me non esiste. sono altre che gli danno importanza e che usano le sue parole per fare cazziare me. pratica politica di un femminismo che non ti dico. chiami papà che mi sculaccia. 😀
      un abbraccione anche a te :*

  2. Sono basita. Non solo perché mi sembra che anche all’interno di certi movimenti femministi piaccia usare metodi e toni poco democratici e ancor meno libertari (dove andremmo senza il dissenso e la differenza di opinioni? In un mondo alla Orwell?).
    Detto questo, nella logica delle quote rosa non riesco proprio a entrarci, è un tipo di provvedimento che mi manda in bestia, ritengo inutile, dannoso e oppressivo (ma ho sperimentato anche io nel mio piccolo – SEL- che a sostenere una posizione del genere quanto meno si suscita diffidenza se non una vera e propria ostilità).
    Sulla questione Renzi, conoscendo -ahimé- come ha gestito la cosa pubblica prima in provincia e poi in comune, non riesco a stupirmi delle sue scelte: sa utilizzare benissimo gli strumenti della comunicazione, è un venditore di fumo come (forse addirittura più raffinato) il Berlusconi dei primi tempi. La cosa che mi fa più arrabbiate, però, è che come donne che riflettono dovremmo essere capaci di un’analisi critica più lucida. E invece no, tanta gente casca nel giochetto del pink-washing. E la cosa più demoralizzante è che vuol dire che c’è tanta educazione e tanta cultura da diffondere, soprattutto tra di noi.

  3. Non credo di essere fuori tema, se sottolineo il passaggio del tale che mi colpisce di più:
    “E dato che una quota va fissata, tanto vale che sia 50 e 50. Non vi è ragione di predeterminare una maggioranza maschile del 60 o del 70 per cento”.
    Mi fece riflettere su questi argomenti: Liliane Kandel, La parità: progresso, trappola o esca? (Altreragioni n.10, 2000), tradotto da Vincenza Perilli, con cui collaboravo in Altreragioni (rivista defunta nel 2000). In rete l’articolo non c’è, purtroppo.
    Buona giornata.
    Luigi

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