Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il Parlamento europeo contro le sex worker “Sono vittime da tutelare” e così le discrimina

di Angela Azzaro (da Gli Altri)

La risoluzione sulla prostituzione votata ieri dal Parlamento europeo è un fatto gravissimo. Con 343 voti a favore, 139 no, 105 astenuti è stato detto sì al modello svedese che punisce i clienti delle sex worker. Si è stabilito, con un documento che non ha valore vincolante e che è stato approvato da destra e da sinistrache sfruttamento della prostituzione e libera scelta stiano sullo stesso piano e che entrambi siano una forma di violenza e di misoginia.

La risoluzione è fondata sul rapporto dell’europarlamentare laburista Mary Honeyball (Pse) che è stato criticato dalla comunità scientifica e da 560 associazioni che si battono contro la tratta e per i diritti delle prostitute. I loro appelli a non approvare il testo sono caduti nel vuoto e dal Parlamento europeo è venuto un messaggio molto chiaro: la prostituzione è un male assoluto che va combattuto anche quando viene scelto liberamente. Si sono quindi bocciati i sistemi tedesco o olandese invece fondati sul riconoscimento dei diritti delle sex worker.

Perché è grave quanto è accaduto?

La comparazione tra sfruttamento e libera scelta sortisce l’effetto opposto a quello che si dichiara di voler ottenere. Come hanno scritto le 560 Ong la condanna nei confronti dei clienti non aiuta chi si batte contro la tratta e invece aumenta lo stigma nei confronti delle prostitute che scelgono questo lavoro.In nome della lotta alla violenza di genere si aumenta la violenza nei confronti di donne e uomini che chiedono di avere più diritti.

E’ grave anche perché costituisce l’ennesimo esempio in cui il punto di vista di una parte della società diventa obbligo per tutti. Qui non si tratta di stabilire cosa ognuno di noi pensi della prostituzione, ma di discutere quale sia il rapporto tra Stato e individuo. Se io mi voglio prostituire perché qualcuno me lo deve vietare in nome delle sue convinzioni? La risoluzione votata ieri è il classico esempio di moralismo: i valori di una parte, quella politicamente più forte, diventano norma per tutti.

Ma c’è un altro fatto ancora che va sottolineato. Ed è il più importante. Il voto Ue è un ulteriore passo avanti nell’affermazione della cultura fondata “sulla vittimizzazione delle donne e sulla criminalizzazione degli uomini”, come bene ha spiegato la femminista Elisabeth Badinter a proposito della legge francese che vorrebbe abolire la prostituzione. Le donne, secondo il rapporto Honeyball, non sono soggetti in grado di scegliere e di pensare, ma vittime da tutelare e da difendere. Vince così una cultura, alimentata anche da alcuni movimenti femministi, che considera il corpo e la sessualità non come fattori di scelte soggettive, ma come comportamenti da normare con modelli e divieti. “Il corpo è mio” a patto che si seguano i dettami imposti dal senso comune e da una visione della società fondata sulla famiglia tradizionale.

Per questa ragione oggi sarebbe folle pensare che la questione riguardi solo i movimenti delle prostitute. Riguarda tutte e tutti coloro che hanno a cuore la libertà delle donne e degli uomini. Ma non si può pensare di reagire a questi rigurgiti reazionari se non partiamo dalla sconfitta che questo ennesimo episodio riporta in evidenza. Il senso comune si è spostato in modo moralistico. In nome della lotta alla violenza di genere, da anni si porta avanti una cultura fondata sulle norme e sui divieti. I movimenti delle sex worker stanno lavorando a una campagna che reagisca alla risoluzione e a questa cultura. Stiamo al loro fianco: non per loro, ma per noi.

Leggi anche: Sex worker: tutte vittime per decisione del Parlamento europeo

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2 pensieri su “Il Parlamento europeo contro le sex worker “Sono vittime da tutelare” e così le discrimina”

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