Comunicazione, Pensieri Liberi, R-Esistenze, Satira

Comitato per la dignità del pizzino (#Renzi, #DiMaio e la comunicazione del #Pd)

Di-Maio-Renzi-2Volevo spezzare un’arancia in favore del pizzino. Voi lo sapete che s’è meritato una brutta nomea quando si parlò di Totò Riina, ma in realtà pizzino è proprio il modo in cui dalle mie parti si chiama un appunto scritto su un pezzetto di carta. A mia nonna non le lasciavo sul tavolo il “post it”. Le lasciavo il pizzino. Mia madre va a fare la spesa portandosi dietro il pizzino con su scritto che cosa deve comprare. Perciò non lo capisco questo accanimento su un termine che deve pure assurgere a nuova dignità. Voglio dire. Riina usava anche la carta igienica, immagino, ma non è che ora tutti quanti evitano di nominarla e quando vanno al cesso si riferiscono a strisciate di pannosa cartosità. Dunque propongo di costituire il comitato per la dignità del pizzino. Ecco.

Poi leggo che Renzi è in tour benefico. Oggi in una scuola. Domani probabilmente lo vedremo in un ospizio mentre diverte i poveri anziani e dopodomani lo vedremo abbracciato con i bambini del terzomondo mentre tira su il pollicione alla fonzie. Volevo segnare un appunto sul suo stile di comunicazione che è del tipo in pubblico ti schifìo e in privato m’arricrìo (in pubblico ti schifo e in privato mi ti godo). Non si arrabbiasse con me che sono solo una palermitana media che di là d’Arno c’è stata il giusto, però se prima dici che quelli sono cattivi, nel senso che si comportano male, sono così e cosà, poi come ti viene in mente di mandargli un pizzino gentile per chiedere se ci si riparla per cose politiche ensemble?

Prove di dialogo o misteriosi livelli di dissociazione politica? E dunque si potrebbe immaginare che il Pd, che ancora tenta di ottenere maggioranze e alleanze con Grillo (ci provò Bersani, ci sperò Letta), si comporti un po’ da amante rifiutato. E’ un corteggiatore respinto. Vorrebbe ma non può e siccome non può è diventato un minimino stalker mediatico comunicativo. E i grillini sono così, e non me la danno, e chi ti piglia se non la dai a me, e sei mio e di nessun altro, e se non sei mio allora di nessuno e non esisti. E giù rimproveri e cazziatoni perché di là non vi si filano.

lettere-di-maio--6-Come si può osare non filarsi un così fascinoso partito? Ma come… guardami… non mi manca niente… so usare pure twitter e so dire LaRete tutto attaccato, mi sono aggiornato, perché non mi vuoi bene? Già, perché cari grillini non gli volete bene al Pd? E chi lo sa.

Quello che io intuisco, da anarchica, per onestà intellettuale e sempre a partire dalla mia probabile ignoranza comunicativa, è che ci sono due mondi separati che per forza di cose non riescono a comunicare. Quelli del Pd usano strategie di comunicazione precise. Polarizzano lo scontro, identificano mediaticamente il mostro, strappano l’applauso facendo leva sullo scontro tra bene e male (il bene sono loro) e poi però, in privato, cercano comunque le alleanze o il dialogo o quel che è. Quegli altri dialogano sui contenuti ma, a mio avviso, con maggiore e perfino a volte spontanea autenticità (che non gli porta, infatti, sempre bene). Senza schizofrenie comunicative. Non usano strategie di comunicazione perché il conflitto politico è reale e lo manifestano in pubblico e in privato. Non gliene frega niente del Pd perché vanno per la loro strada e fossi in loro farei la stessa cosa.

Stare in relazione, anche politica, si intende che ciascuno ha rispetto delle differenze altrui. Se passi il tempo a costruire di là il mostro, perché ti serve dire che tu sei il meglio, come pretendi poi di avere una relazione – politica – in termini privati? Che mondo è quello che si scontra davanti alle telecamere e poi in privato si dà del tu e si abbraccia? Che strategia comunicativa e politica è? Ed è la disabitudine alla relazione politica reale, quella fatta di rispetto reciproco invece che di strategie per stare a galla che in realtà manca. Il punto è che non siamo più al tempo di Peppone e Don Camillo che si facevano il culo nei comizi e nei sermoni e poi andavano a bere il vino insieme. E’ il tempo in cui la relazione è franca, in pubblico e in privato, il conflitto è sincero, motivato da una sana passione civile, e questa cosa, credo, che il Pd ancora non l’abbia imparata.

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