Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Per alcune femministe: il corpo delle donne è solo un corpo (se pensi non vale!)

Campagna a supporto delle lotte di http://www.sexworkeurope.org
Campagna a supporto delle lotte di http://www.sexworkeurope.org

 

Volevo riflettere su una discussione tipo che si svolge su facebook quando si parla di donne. I toni sono da crociata. Delle armate del bene vi ho già parlato e qui è là ho anche riflettuto sul perché sociologico e politico della faccenda ma vorrei tornarci su.

‘Sto benedetto corpo delle donne, la cui sacralità è celebrata in balli, scritti, iniziative varie, infine parrebbe essere svuotato dell’essenza che lo fa qualcosa di più di un corpo. Le prime a renderlo oggetto sono alcune femministe, così si definiscono, che di volta in volta disconoscono lotte e posizionamenti autodeterminati di donne che non la pensano come loro.

L’orientamento è quello non già di lottare per la libertà di tutt* a prescindere da come la userai, ma di inculcarti l’idea che c’è solo un modo per sentirti libera che è esattamente il loro. Studiando comunicazione ti spiegano, ad esempio, che una delle cose da fare quando vuoi promuovere un prodotto è regalare l’idea che comprandolo afferri la felicità. In certi scompartimenti delle lotte delle donne siamo a quel livello.

Voglio dire: il corpo non è tuo. Ti è stato espropriato. E’ diventato oggetto di attenzione pubblica. Pubblica morale e pubblico interesse sociale. Ti sarà restituito se tu prometti che sarai in grado di conferirgli ulteriore sacralità. Come? Ovviamente comprando assorbenti con le ali. Meglio. Sposando totalmente la teoria che dice che l’unico modo che hai per essere felice è fare quello che ti dicono alcune.

Tu non hai testa. Non conti niente. Il tuo corpo è sacro e non si tocca. Lo ripete anche la canzone di one billion rising. Ma il punto è che di quel corpo non disponi neppure tu. E’ consegnato ad una società paternalista e a donne che se non la pensi come loro poi ti insultano.

Il clima nelle discussioni tra donne e femministe è diventato questo. Una crociata santa. E’ una guerra per la salvezza di qualcosa, un oggetto, comunque di una persona che si ritiene non sia in grado di intendere e volere. E la discussione va letteralmente in tilt quando c’è in gioco la rappresentatività. La sex worker che si autorappresenta e dice altro rispetto a quel che dice la femminista borghese e radicale. La donna che ha subito violenza che racconta cose diverse da quelle che dovrebbero tessere obbligatoriamente la narrazione ufficiale su quel tema.

La spinta è normativa, autoritaria. Lo so perché l’ho sperimentato sulla mia pelle. E per tutto questo tempo di studio, mentre, come molte altre, incassavo insulti e osservavo tante che si scannano a volte in modo miserabile su questioni che bisognerebbe trattare con più laicità, non ho fatto altro che tentare di capire anche per trovare il modo di disinnescare culturalmente tutto questo.

Come fare a raccontare che quel corpo non è sacro affatto e che è sessuato, ha desideri, che una donna è un soggetto pensante e che la sua scelta va comunque rispettata? Come fare a dire che non si può ricorrere all’insulto e all’infamia per delegittimare chi non la pensa come te? Come fare a dire che non stiamo parlando di bambine ma di adulte il cui parere conta? Non sono malate. Non sono minorate mentali. Vanno innanzitutto ascoltate.

Tutte noi abbiamo diritto all’ascolto. E se c’è ascolto c’è anche la consapevolezza che siamo tante e diverse e che nessuna può per legge imporre all’altra quel che dovrà fare nella vita.

La china intrapresa, quella che tento di descrivere da tempo, è pesante. Lo è in generale  ma lo è innanzitutto per noi. Pensate al futuro, fatto di repressione costante in assenza di politiche preventive, di femministe che parlano il linguaggio repressivo e carcerario e di questura, di abolizioniste fanatiche come certe antiabortiste. Pensate alle conseguenze autoritarie che in nome della sicurezza e della necessità di salvezza di soggetti ridotti a sembrare costantemente fragili, dunque invisibili, non aventi neanche più diritto di parola in quanto che è delegata a chi urla più forte, tutori, tutrici, gente altra, le conseguenze, dicevo, che ricadranno sulle nostre teste, quelle delle donne, uomini, gay, lesbiche, trans, che verranno. Ma è davvero questo il mondo che volete? Davvero?

Pensiamoci, vi prego, insieme. Perché non è possibile che la storia vada così. Non lo è.

Leggi anche:

Prostituzione, l’Europa decide. Punire i clienti per punire le ragazze

1 pensiero su “Per alcune femministe: il corpo delle donne è solo un corpo (se pensi non vale!)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.