Del negoziare il sesso e le relazioni

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Mi mostro nuda, in piedi, a testa alta, perché tu possa eccitarti per la mia forza. Perché abbia appeal un altro modello di donna. Perché ne ho abbastanza di dover fare finta d’esser madre quando ti aggrappi ai seni, o di dover fare finta d’essere fragile perché ti eccita l’idea di proteggermi. Vorrei piacerti senza lacrime, non da madonna, santa, martire, vittima. Vorrei piacerti solida, intera, autodeterminata. Vorrei tu mi scopassi eccitato all’idea che io non ho bisogno di te. Sono qui perché ti ho scelto. Sono qui perché lo voglio. E se non voglio me ne andrò via esattamente così come sono arrivata.

Vorrei mordessi quella parte di me che vuole riaffermarsi senza vincoli. Vorrei che ti eccitassi della mia eccitazione, quella vera, sapendo che se non mi ascolti non potrai mai scoprire quel che devi toccare, afferrare, baciare. Vorrei che mi leccassi quando ti insegno qualcosa, perché saperne di più non è poi così grave e se non ti sentirai sminuito dal partecipare e condividere anche le mie capacità allora potremo essere ricchi entrambi. Vorrei smettessi di obbligarmi ad essere malata, pudica rispetto alla mia tenacia, il mio coraggio, la mia capacità di entrare dentro l’inferno e uscirne viva e integra.

Vorrei piacerti perché sono sporca, di altri liquidi, sperma e saliva, sapendo che per me tu sei qui, ora, e in ogni caso non appartenevo a nessuno prima e non ti appartengo adesso. Vorrei godessi della mia curiosità, che mi apprezzassi perché io ho scopato, nel tempo, con tante persone, di ogni genere, e questo significa che ho più cuore, più talento, più comprensione, più carne viva di chiunque altra. Vorrei considerassi la mia pelle qualcosa di più che un insieme di proporzioni in bilico per consolidare forme che possano piacerti. In quella pelle c’è memoria, ci sono mille storie, ci sei anche tu.

Vorrei che considerassi il mio corpo come uno strumento per il nostro reciproco piacere. Così il tuo. Dammelo. Dimmelo. Insegnami che posso fidarmi di te. Non chiedermi di regalarti un’emozione, ché è l’ultima cosa che di me vedrai, perché la mia emozione diventerà il tuo alibi. Quello che siglerà il tuo compromesso con le convenzioni sociali. Diventerà la tua maschera. La mia croce. La mia galera. Rispettami a prescindere dal fatto che io ti riconosca come unico al mondo. Sentimi umana senza che io debba compensarti con una assicurazione emotiva di esclusività.

E’ questo, allora, che ti chiedo. Lasciami vivere, anche se ti ho tra le mie cosce. Lasciami scegliere, anche se la mia bocca non ti dà più tregua. Lasciami immaginare, creare, uscire, volare, senza che tu abbia la tentazione di mettermi in gabbia. Io non ho bisogno di te. Non mi servi. La libertà che ho di sceglierti è quello che ti eccita. Infine ho la tua mano appassionata sulla nuca. Stringimi i pensieri, ché è l’intelligenza quello che non dovrà spaventarti. E’ quella di cui godrai quando sarà dedicata ad altro e di cui patirai perché non ti farà mai sconti.

La mia rivoluzione antiautoritaria comincia da qui, su questo letto. Coraggio: sono una ribelle delle relazioni. Ti chiedo di rimettere in discussione mille stereotipi in un solo istante. Smetti il paternalismo. Metti in comune la tua ricerca, la tua libertà. E’ anche la tua sfida. Prenditi voce, adesso. Dimmi: a te, dunque, cosa piace?

 

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Comments

  1. israelistica says:

    Un’eccitante utopia. Funziona.

  2. Grazie…è un pezzo bellissimo.

  3. Bellissimo articolo, grazie

  4. Meravigliosa. Loba. Selvaggia.
    Donna, vera e pura.
    Hai tradotto pensieri che non riuscivo a riunire, ma solo intravedere in un caos fatto di ferite, passato e dogmi.
    Grazie

  5. Molto bello, ma nella mia esperienza nessun uomo che io conosca – e frequento già uomini illuminati, impegnati politicamente, antipatriarcali/antiautoritari/libertari/ecc., e profondamente ‘umani’ – leggerebbe più del primo paragrafo senza poi dare forfait per troppa ‘verbalizzazione’ sull’argomento.
    Non lo so… ho sempre più la sensazione che nelle nostre lotte, in cui pur ci ritroviamo ad avere uomini di valore ben seri che lottano al nostro fianco – uomini che hanno già capito che la lotta femminista è una lotta di liberazione di tutti da ruoli, imposizioni, aspettative che gravano su tutti i diversi generi – stiamo sbagliano qualcosa di molto grosso a livello di strategia e/o di comunicazione con i nostri (reali o potenziali) ‘alleati’ :-(((
    Mi fate capire se/dove sbaglio, e/o ne parliamo un po’ qualora il mio commento vi trovasse in qualche modo d’accordo? Baci.

    • Io non reputo gli uomini come persone solo “al mio fianco”. Non sono loro il difetto. Stanno compiendo un percorso di liberazione per se stessi senza che il femminismo si accolli tutto il merito e la responsabilità della liberazione di tutto quanto. Se l’approccio non tiene conto dei diversi soggetti, tutti autodeterminati, alcuni dei quali potrebbero anche essere fortemente critici rispetto alla nostra lotta, quello che hai letto non sarebbe più una rinegoziazione ma semplicemente una imposizione dall’alto di valori che l’altro neppure coglie o condivide. 🙂

      • Sì, sì, sono d’accordo con te, e per come la vedo io il femminismo mi coincide più con l’idea della ‘liberazione di tutti quanti’, già sai 🙂 Ma ho l’impressione che un discorso del genere non sarebbe capito/accettato neanche da quelli che ‘apparentemente’ sarebbero in quel percorso di ‘liberazione’. O forse, semplicemente, malgrado si spaccino per tali, non lo sono e lo usano come una maschera per rimanere ‘sulla breccia’ e venir riconosciuti come antipatriarcali/antiautoritari/libertari/ecc. nel momento di passaggio tra modelli identitari o relazionali diversi quando magari non lo sono e non lo sono mai stati. Mah! So che per me è sempre stato impossibile rinegoziare alcunché – perché dopo un po’ l’assenza di potere – ovvero la situazione di assoluto equilibrio – è una cosa che non tollerano. E appunto sembravano i migliori, i più ‘illuminati’… In bocca al lupo a tutt* noi.

        • Infatti non può star dentro questo percorso chi si adegua alle posizioni altrui, al femminismo, solo per moda o convenienza politica, come purtroppo accade spesso, soprattutto a sinistra, senza credere davvero nella possibilità di relazioni altre.
          Un percorso di liberazione è tale quando è collettivo. Non possono farlo solo le donne e nemmeno solo gli uomini.
          Poi ci stanno anche le contraddizioni : lasciare la strada vecchia è sempre difficile. È vero che molti uomini predicano bene e razzolano male, ma siamo sicuri che le donne non facciano altrettanto? Per mia esperienza sono certo delle contraddizioni del femminile.
          Un esempio? La mia ultima ex mi ha lasciato anche perché “non mi sentivo protetta”!
          Ora al di là del fatto che le giustificazioni che chiunque si dà spesso sono dei veli che nascondono ben altro, però è significativo che mi si accusi di non aver fatto qualcosa che non ho mai voluto fare….divertente no?

    • e se io ho letto tutto fino in fondo e con interesse… sono anomalo?

    • Per l’intanto Grazie, Minerva…
      : )

  6. Ammazza che du’ cojoni! Amenità super narcisistiche
    da donna in carriera con manie di protagonismo.
    Tutto sto casino per dire: scopame mejo?
    Ma fatela finita co ste frignacce..

  7. IlDilatatore says:

    mi piace

  8. Queste frasi mi ricordano un paio di persone che mi hanno messo le corna. Perché è molto comodo fare lo spirito libero sulla pelle degli altri. Un po’ meno comodo è avere il coraggio di essere onesti.
    Vorrei una donna libera e che abbia il coraggio, la sicurezza e la voglia di scommettere che mi sceglierà ogni giorno, altrimenti sono frasi buone solo per pararsi il culo. Ma poi quand’è che l’amore ha smesso di essere gioia e complicità ed è diventato una competizione nella quale c’è bisogno di contrattare?

    • 😀
      oddio le corna!!!
      eh si, hai proprio ragione tu. 😛

      • Eh mi dispiace di non essere stato all’altezza di una donna così superba e così fortemente emancipata. Un esempio per tutto il genere femminile proprio 😉

        • Libero di lucchettare questo blog per impedirlo alla vista delle tue figlie (attuali o future) altrimenti spinte alla perdizione. 😀
          La narrazione delle donne non è roba al servizio o a modello di nessun@. Semplicemente c’è chi esiste e intende narrarsi per quel che è. Certo, poi arrivano persone che giudicano e ti dicono cose come quelle che hai scritto tu… ma il mondo è bello perché è vario… 😛
          Pensa che un tempo donne come quella che si racconta le lapidavano…

  9. Ecco. E’ bellissimo che si parli di aglio tra donne e arriva l’uomo, che è il diretto destinatario del messaggio tra le righe, e dichiari di aver capito/colto solo cipolla di tutto il discorso.
    Mi pare che, pur condividendo il bellissimo pezzo, si deve tristemente concludere che – come dice anche Istrelistica – si sta sbagliando il modo di comunicare con il nostro interlocutore.
    E’ come parlare arabo, scrivere un pezzo così. Il linguaggio tra donne e uomini è troppo diverso e non c’è speranza di capirsi, se non cambiando la lingua con la quale ci si rapporta a loro.

    • A me e’ piaciuto molto, mi ha fatto ragionare, penso di aver capito il linguaggio…
      E sinceramente non mi pare che sia questa la lingua che normalmente le donne usano con gli uomini.

  10. Bellissimo, bellissimo pezzo.

    PS: Mi sono divertita per mio allenamento a tradurlo in inglese, può interessare? posso pubblicarlo linkando il tuo blog? 🙂

  11. Basta essere diretti. Ma nessuno se lo permette’ hanno tutti troppa paura. Ho visto bambini piu naturali di gran parte delle persone

  12. qualcun@ si è già propost@ per una traduzione in castellano?

  13. Pezzo bellissimo con idee illuminanti.
    La violenza si annulla con la pace, l’autorità con l’indifferenza nei suoi confronti.
    Se posso rispondere alla tua domanda finale: Una Donna Complice

  14. letizia del bubbs says:

    e’ un autore o un’autrice please?

  15. Per me, credo che la cosa più difficile sia abbandonare l’idea che l’altra possa funzionare da salvagente identitario, da antidoto contro le mie insicurezze, da risposta esistenziale. Non necessariamente giocando il ruolo della fanciulla indifesa da salvare, anche perché spesso nei rapporti mi sono sentito io la parte più indifesa, è una volta capito che non ne sarei morto, non mi dava neanche così fastidio.

    Da un certo punto della mia vita in poi mi sono accorto che anzi, le donne che mi piacevano di più erano proprio quelle che dichiaravano, in vari modi, di poter benissimo fare a meno di me. Forse inconsciamente speravo di far loro cambaire idea, altrimenti non ci sarei stato male quando poi effettivamente sparivano. poi ripeto, non si muore.

    Credo che lo sbagliato sia cercare soluzioni esistenziali anche dalla forme di adattamento che uno scritto come questo può far nascere negli uomini, non è che se divento un uomo che capisce e condivide questo scritto poi sono necessariamente più felice, probabilmente solo più consapevole di alcune espressioni di alterità. prendere una bella pagella in questo caso non ci rende necessariamente più desiderabili, forse solo più in grado di godersi piccole frazioni di gioia e di condivisione non banali, con un inizio e una fine, e spesso con delle conseguenti sofferenze, ma puoi anche decidere che ne vale la pena.

  16. L’ha ribloggato su .

  17. Bello, interessante, giusto

  18. francescadev says:

    ogni tanto me lo rileggo..quanto mi piace!

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  2. […] ha letto il mio post [QUI in italiano] e le è piaciuto così tanto da volerlo tradurre in inglese. Eccovi la versione in […]

  3. […] dalla consensualità, dal godimento reciproco, dal sesso praticato da chi non nega alle donne di mostrare la propria forza e capacità di […]

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