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#Pd e il braccio di ferro mediatico: continuiamo a “tifare asteroide”?

Io non stimo il Pd, come partito, per tante ragioni. So da dove viene. L’ho visto dividersi, ricompattarsi, ho visto le baruffe tra differenti fazioni, poi tutte unite perché c’era un nemico esterno, e a questo punto penso che quel nemico serva a tenere unita la base prima che fugga via come fuggite via sono tante persone che pure immaginavano un tempo che quello fosse centro/sinistra.

Il Pd ha quella radice un po’ stalinista, o sei come me o ciao (andate a rivedere quante le espulsioni in salsa Pci), e poi quel cicinino di democristianità che vorrebbe renderlo piacevole per i moderati, ma la verità è che nell’ultimo ventennio il Pd, prima Pci, poi Pds, poi Ulivo, poi Pd, ha quasi sempre votato e messo in piazza leader moderati e/o democristiani perché se non sanno un po’ di chiesa i leader non glieli vota nessuno. E non li votano perché non sono la sinistra, che è un’ambizione abbandonata tantissimi anni fa, ma sono un’area moderata che di una certa ideologia ha conservato solo il peggio: le gerarchie di partito, il paternalismo, quella maniera comunista (che nulla invidia all’altra fascista) di utilizzare questioni di donne per farne aree di “competenza” da assegnare alla funzionaria di partito tal dei tali. E’ tutta una questione di burocrazia, nulla di più. Solo un altro modo di accaparrarsi il consenso da dirottare verso il viril partito.

Da anni provano a risistemarsi la reputazione ideologica tentando di arginare la perdita di consensi dovuta al fatto che sempre più da quelle parti il riformismo diventava spalla al neoliberismo, le grosse imprese, le privatizzazioni, liberalizzazioni, accentramento delle decisioni con conseguente violazione della sovranità territoriale, ovvero i governi che decidono e territori militarizzati per obbligare la gente a subire la Tav, gli inceneritori, i termovalorizzatori, eccetera eccetera eccetera.

Non so. Provano da anni anche a risistemarsi la reputazione in senso etico perché io ricordo gli anni del consociativismo tra quel partito e i democristiani, ricordo le reazioni un minimo inferocite quando la società civile tirò fuori, in Sicilia, la questione morale e allora ricordò che Pio La Torre, per esempio, fu ammazzato ma la sua legge, quella che metteva le mani nei conti dei mafiosi, fu approvata solo dopo la sua morte perché prima non se l’era filato proprio nessuno o quasi. Ricordò quello che alcuni pezzi di quel partito dissero quando l’antimafia militante decise di presentarsi alle elezioni con altra gente, altre soggettività, e so perfettamente quanto e come è forte l’ostracismo, il corporativismo, di un sistema politico che si autotutela e che conserva sempre le stesse regole perché sono le uniche che conosce e perché sono quelle che gli consentono di restare a galla.

A galla. Io ricordo le battute aspre di candidati di partito che avrebbero spazzato via chiunque altro dalla propria strada, e non perché ritenessero che gli altri fossero peggiori, non è questo il punto: la loro lotta era improntata sulla sopravvivenza. Chiunque altro, chi metteva in discussione l’esistenza stessa del partito, diventava un nemico. O sei con me o sei contro di me. Se hai un altro partito, un movimento, qualcosa d’altro che non passa per questa idea di omogeneizzazione di quel tutto o niente che il Pd vuole essere, laddove fagocita e normalizza perfino l’area di dissenso (purché resti interna al partito), allora ti faranno la guerra, e questo è risaputo.

Avreste dovuto esserci in Sicilia ai tavoli di contrattazione per stabilire le quote delle candidature nel 1994. Era l’epoca Berlusconi. Avevano appena supportato la legge con il maggioritario. Nel centro sinistra l’allora Pds piazzò la maggior parte dei candidati. Si oppose a chiunque non fosse in loro quota, non per demerito, ma perché prima serviva garantire i collegi ai vari burocrati del partito. E se non candidavano la persona più meritevole infine perdevano. Il centro destra vinse infatti in tutti i collegi elettorali. Tutti. Nessuno escluso. Non perché il centro/destra fosse più bravo, ma perché il centro sinistra restava ostaggio delle strategie di partito di chi non voleva mollare la propria postazione e il proprio ruolo.

Risale a quel periodo il frame che il nuovo non sempre è una bella cosa. Il nuovo non è sempre una bella cosa perché i vecchi sanno, sono più competenti, sanno farlo meglio, non si capisce cosa. Questo era (ed è) quello che diceva il Pd. Però certe cose valgono solo quando le dicono loro. Dunque eccovi il nuovo, ma è un nuovo che va bene perché è interno al partito. Quello che sta fuori è sempre brutto. Non porta voti al partito, come potrebbe dunque essere una buona cosa?

Premesso che in questa valutazione strettamente politica non c’è assolutamente nulla di personale, bisognerà pur dirlo che chi conosce la storia di quel partito non si sorprende affatto di quello che succede oggi. Tra consociativismo e larghe intese, d’altro canto, che differenza c’è in termini politici?

Passiamo all’oggi. Renzi, che nel suo sforzo di fare meglio e rottamare i vecchi del partito, racconta di rappresentare il nuovo, dice che farà “una riforma al mese“, e per me questo significa che non ci sarà tempo per fare alcuna discussione parlamentare o in commissione, significa decretazione d’urgenza e tagliole varie per bloccare l’opposizione. Altrimenti come potranno fare le riforme in “un mese”? Poi parla di lavoro, di contratto unico nazionale che varrebbe per tutte le categorie. Vuol dire che mentre ti dicono che ti stanno facendo un regalo ti stanno facendo arretrare in termini di diritti. Non ci può essere alcuna riforma sul lavoro fatta in un mese che può rappresentare un progresso. Di questo sono certa. Si racconta che l’obiettivo governativo è quello di soddisfare la richiesta europea (quella economica? lui lo chiama “fare i compiti a casa…”). E della gente chi si occupa?

Vorrei capire che differenza c’è tra questo modo di fare politica e quello da “uomo del fare” del cavaliere. Io lo ricordo insofferente rispetto ai tempi parlamentari, i lavori di commissione, questa brutta cosa che si chiama democrazia. D’altro canto si legittima sempre più una cosa che Pd e centro destra hanno in comune, ovvero l’auspicio che si realizzi l’elezione diretta del presidente del consiglio a quel punto con poteri ancora più ampi e accentramento maggiore delle decisioni. In tutto ciò si spiega perché mai l’opposizione venga vissuta come un impiccio, la discussione come superflua e si parli sempre più il linguaggio della necessità del voto per dare una spinta all’Italia con le riforme.

Gli argomenti sono tipi da shock economy. Continuo a dirti che è necessario fare in fretta perché la situazione è tragica e così tu ammetterai che sia più responsabile votare decreti assurdi senza una discussione e giudicherai un impiccio chiunque vuole capirci di più o impedire che si voti senza che tutti abbiano espresso la propria opinione.

Al di là del fatto che come dicono i racconti messi assieme da Wu Ming bisogna sempre tifare asteroide, è indispensabile capire dove stiamo andando.

QUI c’è l’idea di Renzi sull’economia. Ieri sera guardavo una trasmissione su La7 dove ho trovato insopportabile il paternalismo degli “adulti” della politica e del giornalismo. Uno del Pd e chi presentava a dare lezioni all’altro del M5S che rispondeva a tutto mentre volevano fargli pensare che il suo fosse il metodo di fare politica sbagliato e quell’altro invece fosse di una giustezza che più giustezza non si può.

Dell’intervista di Renzi mi colpiscono alcune cose: pronuncia la parola magica “donne” (più lavoro per noi) e poi racconta che bisognerebbe dare più soldi al mese a chi ha un reddito inferiore ai 2000 euro, ovvero bisogna rendere le persone disoccupate (donne?) comunque dipendenti da chi ha un reddito. Invece che ragionare di reddito minimo garantito e di un investimento sull’autonomia di ciascun@ si ragiona ancora di interventi a favore della “famiglia” dove figuriamoci se i ruoli di genere saranno messi in discussione.

Poi c’è la parte che ragiona di energia. Lui dice che la burocrazia blocca lo sviluppo e che si potrebbe produrre più energia solo che certe decisioni bisogna accentrarle. L’energia è tema nazionale o europeo, più o meno dice, dunque non dovrebbero decidere in ambito locale. Bisognerebbe decidere in termini nazionali ed europei sulla base del fabbisogno di energia eccetera. Mi viene in mente che ci sono un tot di termovalorizzatori che sono stati bloccati da referendum locali. Il nucleare è stato impedito da un referendum nazionale. Però lo Stato che vuole accentrare le decisione se ne frega e dunque il modello di cui parla Renzi come conseguenza vedrebbe decisioni prese dall’alto, violazione della sovranità territoriale e militarizzazione dei territori bollando la popolazione locale che di quelle strutture non vuole saperne come disturbatori, eversori, perfino terroristi. Vedi NoTav in Val Susa.

C’è molto altro che si potrebbe criticare passo passo ma per il resto mi basta sapere che la sua idea di governo, la riforma elettorale, tutta la politica economica di cui si discute ha molto poco a che fare con i bisogni delle persone. Lo so, sono un’idiota. Io mi ostino a ragionare di cose che ci riguardano da vicino, di quello che mi riguarda invece che lasciarmi incantare dagli show messi in piedi per la tv in cui la faccenda dei governi e delle nomine, oramai, si ragiona in termini mediatici.

Il punto è che tutta la politica si gioca sempre su queste imprese testosteroniche. Per giorni e giorni i media staranno lì a fare leva sulle affermazioni di Grillo per confermare quanto sia fantastico Renzi e dall’altro lato faranno la stessa cosa per dire quanto è fantastico il M5S, perché quando si entra in queste dinamiche di scontro dicotomico, infine, si finisce per ritenere che il resto del mondo fuori non esista. Invece noi esistiamo e guardiamo chiunque in maniera critica. Non ci sono sconti per nessuno. In fin dei conti si valutano le scelte politiche. C’è qualcosa di concreto, oggi, da valutare?

Ci sono parole che non si riferiscano alla necessità di delegare l’uomo forte, nuovo, bravo, buono, del momento per la nostra salvezza? Quando e come potremo dare valore alle piazze in cui chiunque tra noi lotta con le proprie rivendicazioni?

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