Dalle mie parti di masturbazione si parla in vari modi. Quand’è al maschile c’è chi te la descrive come atto collettivo, un po’ a dispetto anti-sistema. M’a minu o n’a minamu (me la meno o ce la meniamo) è la risposta tipica di chi ti dice che se ne frega, qualunque cosa tu faccia, qualunque azione intraprenda, lui se la mena o loro se la menano. Ho sempre pensato all’atto del menarsela, prendendo alla lettera il proposito, e immagino un masturbante atto di autoflagellazione o una azione collettiva compiuta da uomini che pigliano a sberle il proprio pene. Chissà se la radice linguistica del concetto ha a che fare con la colpa impressa nell’atto masturbatorio. D’altronde un po’ tutti siamo cresciuti con una serie di danger sulla nostra strada. Se te lo tocchi poi diventi cieco, a menartela troppo diventi impotente. E forse, in effetti, se te lo pigli a mattonate ogni mattina tanto bene la cosa non ti fa. Ma la sega invece non mi pare un atto così violento.
C’è chi procede lentamente, chi a ritmi balzellanti, chi prende la rincorsa e poi si sloga il polso, chi aziona un tasto con conseguenti movimenti compulsivi. Poi te li vedi lievemente stanchi e rincoglioniti e la questione sembra averli sollevati. Di polluzioni e affini comunque vi parlerà meglio chi ne sa di più. Io mi limito alle culture popolari per quel che mi ricordo.
Masturbarsi la clitoride si dice ditalino in molti dialetti. Difficilmente ci si riferisce a cose un po’ diverse. Di eiaculazioni femminili e squirting non si parla. Si dice più semplicemente che sei “bagnata“. ‘Sta cosa dell’essere bagnate come segno del grado di piacere che hai raggiunto è però talvolta più una comunicazione di servizio che ha che fare con l’autostima del tuo partner (mizzica come sei bagnata!), per cui più ti bagni e più saresti eccitata e lui è stato bravo. Talvolta si confonde il lubrificante con altro ma alla fine ogni liquido va bene. Bagnarsi è comunque okay.
Per la masturbazione: la tecnologia (dell’orgasmo) ci ha reso un po’ più divertente il compito. Per gli uomini non so effettivamente a parte le bambole gonfiabili e degli stimolatori anali che prodotti esistano. Penso che l’assenza di una produzione etero/finalizzata sia più che altro perché gli uomini, nel tempo, hanno considerato più spesso bocche e mani e buchi umani vari come luoghi, si spera consensuali, per risolvere il proprio bisogno.
Per chi ha una figa e una clitoride c’è l’imbarazzo della scelta. Anelli, palline, cilindri, triangoli, cose lunghe e grosse e cazzetti che sembrano venire da una puntata di star trek, coniglietti che te la pigliano, te la strusciano, te la vibrano a rotazione, in su e in giù, a oscillazione perpendicolare, con moti tellurici che variano a seconda dell’intensità che scegli, già che ci sono ti grattano anche la schiena e ti fanno un caffè. Puoi scegliere tra i pezzi classici che sono lunghi e della turgidità giusta. Volendo fare la vegetariana puoi utilizzare anche una banana o un bel cetriolo. Anche frutta e verdura, in fondo, hanno un suo perché. Poi c’è una miriade di aggeggi di altra scelta che servono a produrre centinaia di orgasmi che certamente in un confessionale non puoi neppure raccontare. Immaginate la faccia di chi ha da darvi una penitenza. Perché anche quella bisogna che si aggiorni con l’avvento della tecnologia. Un tempo immagino assegnassero una ventina di preghiere per una masturbazione semplice. Ma espiare una avventura con coniglio tecnologico che ti stimola finanche le tonsille non deve essere molto semplice.
Dalle mie parti in ogni caso, nel gergo comune, si resta ancorati alle diciture sopra descritte. Ce la meniamo e il ditalino sono in cima alla hit. Bisognerà proporre di riaggiornare i detti. Il ditalino andrebbe alternato con un vibralino, un getto di doccia unidirezionato, una leccata sconcia, ché oggi (come ieri, spero) anche le donne usano gli uomini (o altre donne) come vibratori umani per ottenere soddisfazione del proprio bisogno. Sono cose che succedono di frequente. Bisognerebbe parlarne. Invece se ne parla poco. Eppure la sessualità è una parte consistente della nostra vita. La masturbazione è quello che ci capita fin da piccoli. Talvolta accade che i genitori la censurino e reprimono ma è innegabile che sia un nostro bisogno. Comunque sia, per approfondire, voi come chiamate la masturbazione?
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Da piccola, quando ho iniziato ad esplorare i Paesi Bassi (qualcosa come un’età da asilo!) me lo chiamavano “zing e nzang”. Io dicevo di avere la pallottola spuntata.
Da queste parti scarsa inventiva linguistica: aparte ‘masturbarsi’, l’evergreen ‘(farsi una) sega’ (ambosessi), ditalino, altrimenti si passa agli eufemismi (self-love etc.).