Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Report Militanti

Istanbul chiama Italia: la repressione in piazza continua!

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Luca Tincalla, alle cose accadute a Istanbul e in Turchia, ha dedicato un libro. Qui trovate una versione ridotta in Pdf, il resto lo leggete su cartaceo. Ha raccontato ciò che ha visto e vissuto. Qualche giorno fa raccontava in radio (qui l’audio) alcuni aggiornamenti a proposito dei processi. Per chi ha partecipato alla presunta “rete criminale”, ovvero per chi ha partecipato alle proteste, si parla di 6 anni di galera. I processi che riguardano invece coloro i quali hanno ucciso i manifestanti vanno un po’ a rilento. Nel caso di cui parla nella chiacchierata audio l’udienza è stata perfino rinviata perché fuori c’era un presidio di amici, compagni, familiari delle vittime.

Oggi Luca ha twittato tutto il giorno sperando che qualche compagn@, anche dall’Italia, se lo filasse. E che diceva costui? Cose che fino a qualche mese fa occupavano le prime pagine di quotidiani e interessavano soprattutto noi, compagni e compagne. Il fatto è che a Istanbul si lotta ancora, per le stesse ragioni connesse alla lotta che voi ricorderete come la resistenza per salvare gli alberi di Gezi Park e che poi, in realtà, riguardava molto ma molto di più. Per oggi era stata convocata una manifestazione contro la legge bavaglio su internet (contro l’uso della rete per raccontare abusi della polizia ha legiferato anche la Spagna) ed è finita come al solito. Luca in un suo report racconta di lacrimogeni, idranti, la gente sparpagliata di qua e di là e dunque la polizia si comporta sempre allo stesso modo, la politica repressiva non è cambiata di una virgola e in più se usi la rete per raccontarlo ti becchi altre punizioni. C’è ancora chi fa le barricate e resiste e chi prova a raccontare ed ecco alcune foto tratte dai twitt di Luca. Per il resto, appunto, la domanda è: com’è che di quello che succede lì e del supporto alla lotta di tante persone in quelle piazze, Taksim in testa, non importa più a nessuno?

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