Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

L’uso strumentale della critica al sessismo. La donna vittima è una sconfitta

di Elettra Deiana (da Gli Altri)

Bisogna, ovviamente, trovare modi e strade per costruire cultura alternativa, per contrastare, sanzionare ogni forma di sessismo, tutto quello che può essere pensato e messo in atto per cambiare nel profondo e, se volete, anche in superficie, le cose. Il sessismo colpisce perfidamente le donne che vuole colpire e lo fa spesso come un’arma letale. Per questo la solidarietà alla presidente Laura Boldrini non può essere né formale né rituale. Ma di sessismo occorre soprattutto parlarne fuori dai facili schemi dello scontato, dell’im/pertinente, del conveniente. Forse può servire di più.

Nel sistema patriarcale il sessismo era parte fondante dei dispositivi sociali e simbolici di controllo e subordinazione delle donne alla legge del padre. Oggi, oltre a essere ancora manifestazione di quell’ancestrale, inestinguibile misoginia maschile, è anche testimonianza della crisi dell’autorità maschile e del disordine che ne consegue, dei mutati rapporti tra i sessi e delle nuove contraddizioni che la fase post patriarcale determina. E dunque anche delle difficoltà che le donne incontrano nello stabilire nuovi modi di pensare i rapporti con l’altro sesso, nuove tattiche per non cadere, come succede invece sempre più spesso, nella trappola di diffuse forme di neo-vittimismo che gli uomini – quelli che dichiarano di stare dalla loro parte – coltivano per tanti motivi, talvolta nobilissimi e autentici, talaltra funzionali a ristabilire una centralità maschile negli scivolosi contesti dell’oggi. Anziché spiazzare, decostruire criticamente le trame avvolgenti della lamentosa semantica pubblica ispirata allo sdegno contro le turpitudini maschili di ogni tipo e, vedi un po’, tutta tesa alla costruzione della coppia del maschio sessista da esecrare e della femmina offesa da tutelare, coppia archetipo naturalizzata e sottratta alla complessità della vita reale, le stesse donne diventano il soggetto determinante nella costruzione delle varie tipologie della donna vittima e nella codificazione del binomio sessuato vittima/colpevole.

La straordinaria stagione del cambiamento, prodotto nella società dal femminismo e dalle lotte di moltitudini femminili alla ricerca di se stesse, rischia di subire la solita diabolica torsione di cui spesso la storia è maestra: di venire cioè trasformata in una rappresentazione e in una pratica sociale che non hanno più nulla a che vedere con l’inizio della vicenda chiamata libertà femminile, quando sul sessismo si fissò lo sguardo di un soggetto differente che ne svelò le ataviche ragioni antropologiche e rimise al loro posto gli ingredienti di quella storia, scombinando tutti i giochi del rapporto uomo donna, consacrati fino ad allora come “naturali”. Le varie forme in cui si declina oggi la tipologia della donna vittima sono invece conformi agli spostamenti regressivi in atto, un potente veicolo di conformismo, in cui la libertà femminile scivola via tra quote rosa, funzionalità – magari brillante – ai nuovi capi, compiacimento ammiccante per il manto protettivo che tutti sono disposti a far cadere intorno alla donne. A quelle importanti in primis, mica uno scherzo. E soprattutto tutto diventa funzionale ai modi in cui oggi si determinano le mappe dei nuovi poteri secondo una logica ancora una volta biopolitica di demarcazione e riconoscimento di campi avversi, in cui il ricorso alla condanna del sessismo assume un valore che va oltre il singolo caso, il singolo colpevole, disegnando invece un orizzonte identitario positivo per chi condanna il sessismo – tutti devono esprimere solidarietà, tutti devono usare il formulario dello sdegno e tutto il resto che sappiamo – e costruendo intorno alla donna vittima un campo di appartenenza che alla bisogna può contrapporsi a un campo avversario. “Non avete espresso solidarietà per le nostre donne!!!”. “E voi allora, che cosa avete detto a sostegno della nostra?”. Il teatro degli inganni. Il sessismo così non è più un’attitudine, una tendenza che ricade sotto la personale responsabilità di chi se ne renda responsabile ma la caratteristica fusionale cucita addosso a interi gruppi. È già successo nella storia: l’attitudine a delinquere affibbiata alle fasce più disastrate della società.

La spasmodica rincorsa alla legge contro il femminicidio, l’estate scorsa, ha offerto molta materia di riflessione su questo modo distorto di affrontare il problema. Ma in forme e modalità particolarmente significative, le cose si ripetono nei campi più direttamente collegati al potere, in cui più visibili appaiono i segni del cambiamento dei rapporti tra i sessi, più spiazzante la caduta di autorità maschile, più urticante il protagonismo di figure femminili collocate in posizione apicale. La pancia di molti uomini è in subbuglio: anche loro hanno una pancia ricettiva, che lancia segnali. In situazioni dove, come in Italia, la crisi sociale è particolarmente crudele, quella politico-istituzionale dilagante e il rancore popolare contro i privilegi delle “caste” ormai al vetriolo, le donne ai vertici facilmente attizzano un rancore diffuso che la pervasività della rete facilmente porta in superficie, spesso con forza inaudita, trasformandole nel bersaglio dell’odio e del rancore da trivio che c’è sempre stato contro le donne – invidia maschile della potenza generatrice iscritta nel corpo femminile, dicemmo noi ai tempi. Tutto questo fa strettamente parte della contemporaneità e delle sue crisi che non sono uno scherzo. Ma rispondere con lo sdegno o le rampogne censorie, scoprendo ogni volta il sessismo come se fosse la prima volta produce solo ulteriori danni, avvelena i pozzi delle relazioni e ottenebra l’intelligenza sociale. Ci riconsegna allo stereotipo della debolezza femminile nel momento in cui si è giocata una carta come quella che abbiamo giocato. Uomini che insultano le donne e uomini che si ergono a loro difesa? Entrambe le tipologie comportano un rischio: la prima in modo evidente, l’altra in modo subdolo, proprio perché inibisce alle radici la positiva valenza trasformatrice che i processi di autodeterminazione e libertà delle donne hanno impresso alle relazioni umane. E’ successo nei giorni di fuoco del decreto Imu/Bankitalia, e in forme emblematiche su entrambi i lati del fenomeno: la violenza sessista e la messa in scena vittimista. Il furibondo scontro che si è scatenato dentro e fuori il Parlamento, in seguito alla vicenda della ghigliottina fatta calare dalla presidente della Camera sull’ostruzionismo del M5S, ha trovato una variegata rappresentazione in performance sessiste senza quartiere, anche funzionali – e questo è un altro aspetto su cui la politica, almeno quella democraticamente orientata, dovrebbe riflettere – a depistare l’attenzione dai fatti alla furibonda conflittualità che i fatti hanno alimentato. Possiamo dire che sotto la copertura del sessismo così dilagante – o costruito come dilagante? – in quelle ore si è giocata una doppia partita: da una parte il mantra grillino del golpe incombente dall’altra l’interesse della maggioranza a depistare l’attenzione dalle proprie malefatte? Diciamolo, perché le cose stanno anche così.

Le performance sessiste sono diventate l’argomento principale e dominante, occupando lo spazio pubblico e il circo mediatico che di quello spazio funge da espansione e cassa di risonanza. Un velo pietoso è così facilmente calato sulle responsabilità del governo, le scelte della presidenza della Camera, la debolezza politica della maggioranza. Questo mente i penta stellati strillavano al golpe, molto più interessati a far mostra della loro vocazione antisistema che a far capire le buone ragioni della loro ostinata opposizione al voto finale sul decreto monstrum.

Le cose possono essere, come spesso sono, molto diverse. Ma non di rado stanno insieme.

Leggi anche:

Annunci

Un pensiero riguardo “L’uso strumentale della critica al sessismo. La donna vittima è una sconfitta”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.