Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Questa Donna No, R-Esistenze, Satira, Violenza

Retoriche a commento di fatti di violenza

La notizia – terribile – è di una ragazza, della quale si descrive la disabilità, quindi una donna indifesa, che sarebbe stata ridotta in coma dal convivente. Di lui si dice che sarebbe un tossico. Sarebbe stato denunciato alcune volte. Questo è quanto. A margine commenti, testimonianze di parenti, indignazione varia.

Quello che qui io voglio fare è raccontarvi questa notizia in più versioni, indicandovi più o meno le finalità, per tentare di illustrarvi i vari metri narrativi che sono più frequenti nei post, articoli, che leggerete anche sul web.

Versione drammatica in femministese/forcaiolo politically correct, con richiesta di “certezza della pena” ma contraddittoria. E’ una emergenza ma è strutturale. Non servono provvedimenti emergenziali, ma anche si. Non si capisce. Perciò. E nel frattempo pianto lì un fine che deve diventare di interesse collettivo. (Indice di gradimento, in genere, piuttosto alto. Garanzia di visibilità e condivisione assicurata.)

Questo è l’esempio della indifferenza dello Stato. E’ gravissimo che le istituzioni non l’abbiano arrestato prima perché questa è una delle tante morti annunciate che lo Stato poteva evitare. Sono 101 (centoe80, centomila, la cifra varia a seconda delle fonti e anche dell’enfasi che si vuole dare al discorso) le vittime di violenza maschile dall’inizio dell’anno. Bisogna capire che c’è una questione maschile da risolvere. E alle donne diciamo denunciate, subito, finché siete in tempo (qui sale l’enfasi), perché chi ti dà uno schiaffo e già un potenziale femminicida. Però bisogna capire che non servono provvedimenti emergenziali. La violenza è strutturale. Dobbiamo stare unite, mettere fine alle differenze, supportare i centri antiviolenza (citarli fa sempre bene, anche se poi chissenefrega di quello che hanno da dire sulle leggi o sulle azioni territoriali da compiere) e fare in modo che in parlamento arrivino più donne che pensino al nostro benessere. Firma anche tu la petizione a supporto della richiesta 50/50 di quote rosa sulla riforma elettorale.

Versione drammatica/forcaiola della blogger emotiva e indignata che mette in circolo pornomostruosità per pornoindignazione. Non ha una visione politica del problema e solitamente si appropria di contenuti e parole senza neppure conoscerne il significato. (Indice di gradimento altissimo. Condivisione assicurata.)

Una ragazza che non poteva difendersi, sicuramente ha chiesto aiuto e lì non c’era nessuno a difenderla. Essere calpestata, ridotta in coma, da uno senza dignità, che ha continuato a sferrare un colpo, due colpi, (e giù viscere e sangue e brandelli di carne in versione simil antiabortista per suscitare empatia), l’immagino sanguinante e sola. Possibile che non ci fosse nessuno a difenderla? Dove eravate, eh? Anche i vicini, tutti complici (e qui comincia ad aggiungere dettagli mai letti, ma probabilmente sta parlando di se’… inizia la descrizione in modalità proiettiva), possibilmente lei era anche discriminata per la sua condizione, ci sono società che ti abbandonano e allora avrà pensato che quest’uomo, e chiamarlo uomo non va bene, questa bestia (non manca il riferimento specista) le volesse bene. Quanto doveva essere sola questa ragazza per stare con uno così? Un bastardo. Un mostro. Bisogna rinchiuderlo in carcere e buttare via la chiave. La dignità (non la libertà) delle donne va difesa. Bisogna essere unite e chiedere certezza della pena.

Versione femministese/proiettiva/dogmatica/forcaiola che più che situare la storia intende situare i commenti dedicati ad essa. Mischia drammaticità e conoscenza dei termini usati per definire conclusioni che indicano altri soggetti da lapidare. Potremmo definire questa versione: alla caccia delle corresponsabilità para/meta/cultural/fisiche. (Indice di gradimento alto. Condivisione alta.)

Avete sentito della ragazza ridotta in coma dal suo convivente, no? Allora. Trovo un post di una persona xy che scrive esattamente “iomisalvodasola” (la frase completa, probabilmente, era riferita a certe retoriche che assegnano delega ai tutori e nessuno strumento di autonomia, autodifesa, crescita, acquisizione di consapevolezza, alle donne). Come può una persona disabile (e non si fa differenza tra l’essere donna e la disabile perché per chi vittimizza i soggetti pari sono) difendersi senza l’aiuto dei tutori? Non siamo tutte “wonder woman” come quella lì. A seguire certe opinioni in questo periodo si confonde tutto. La realtà invece è molto semplice. C’è l’uomo (il carnefice) e la donna (la vittima… dunque che si fa con gay, lesbiche e trans? dove li collochiamo?). Questa donna è una vittima. Non bisogna vergognarsi di dirsi vittime. (diciamolo tutte assieme, in coro, “noi” donne siamo vittime) Non c’è nessuna analisi da realizzare. Per le donne la tutela è un diritto. Il tutore è un diritto. (e la polizia, ovvio, esiste come diritto a difesa delle donne… non c’è dubbio) La prevenzione si basa su questo. Bisogna indicare con chiarezza il carnefice e la vittima e indicare alla vittima le soluzioni. Quali? Denunciate. Rivolgetevi alle autorità (ma se aveva già denunciato?). Non subite mai questo ambiguo victim blaming (un po’ di inglesismi fanno sempre bene). Rivolgetevi ai centri antiviolenza (dei quali sfugge il fatto che non sono così semplicistici nella trattazione del tema, ma come sopra, citarli in termini fideistici è sempre utile). E non dimentichiamo di pensare che ci sono tante donne, prostitute, che hanno bisogno di essere salvate dallo sfruttamento. La soluzione dunque è: una legge più dura e (già che ci siamo) l’abolizione della prostituzione.

Versione paternalista/forcaiola filo/femminista o presunta tale. (Indice di gradimento, tra le donne e i paternalisti, molto alta. Condivisione altissima)

Quello che è successo a questa donna dimostra come l’Italia sia un paese incivile. Noi uomini dovremmo vergognarci di esistere. E’ necessario che ci interroghiamo sulla nostra tendenza alla violenza (ci si prepara all’espiazione collettiva). E’ necessario schierarci dalla parte delle donne e prestare loro aiuto ogni volta che vengono aggredite (arriva la redenzione se diventi tutore). Le donne, in questo paese, sono soggetti deboli (eccolo lì, il paternalista). Servono provvedimenti severi e per quelle che non vogliono lasciare gli uomini che le maltrattano bisogna pensare alla querela d’ufficio (qui troviamo il patriarca buono). Mettiamoci in testa che queste donne, certe volte, sono così fragili e condizionate che vanno salvate anche da se stesse (e chissenefrega della autodeterminazione delle donne). Le donne italiane (qui ci sta l’inno patriottico) devono poter contare su istituzioni serie e affidabili. Noi uomini (e suona la chiamata alla cavalleria) dobbiamo smettere di prestare il fianco al sessismo, ridere per battute sconce e vedere i film porno (anche la grattata di palle può fare molto male). Dobbiamo interrogarci, riguardo questa tragedia che avviene da secoli. Le donne sono vittime di violenza maschile e noi non possiamo più restare a guardare (e l’immancabile: le donne non si toccano nemmeno con un fiore?).

Versione mammesca/patriottica/donnista che racconta la violenza dividendo le donne in quelle perbene e quelle per male. (Indice di gradimento trasversale, bipartisan. Condivisione alta)

Noi donne italiane (camminiamo confuse in un corpo unico…’nfatti) dobbiamo reagire. Di fronte a questi episodi di violenza bisogna essere vicine alle mamme italiane che vedono le loro figlie morire e assistono impotenti senza sentire al proprio fianco la consistenza di un efficiente riferimento istituzionale. Noi siamo donne, mamme, italiane (le straniere chissenefrega) e sappiamo bene quale sofferenza deriva dalla violenza domestica (e la violenza che sta fuori dalle pareti domestiche? E la violenza economica, istituzionale, su tutte, sulle migranti? o quella che avviene per strada sulle prostitute?). Le nostre figlie devono sentirsi al sicuro. Noi dobbiamo agire per metterle in sicurezza. Dobbiamo permettere loro di realizzare i propri sogni (si? quali?). Le nostre figlie dovranno poter contare su una famiglia, avere accanto un compagno e diventare madri, a propria volta, senza temere nulla di brutto (ah, ecco… se non sei etero o non c’hai voglia di ‘ste cose, non importa). Le donne hanno un valore, capite? La loro morte, tragica, irrimediabile, rappresenta anche un costo economico, non solo emotivo, di cui si fa carico tutto il paese. Le donne sono risorse (per il ruolo di cura e perché fanno figli), perciò lo Stato non può non farsi carico di questa emergenza. Chiamiamo tutte le donne italiane a manifestare la propria indignazione in data XY. Chiamiamo gli uomini a riflettere e prendere la parola (per fargli dire quello che afferma il paternalista di cui sopra) perché questo è il tempo in cui gli uomini devono partecipare alla nostra indignazione.

Versione maschilista/sessista/proiettiva. (Scarso indice di gradimento e più probabile alta condivisione per rappresentare il personaggio come colpevole.)

Questa donna se stava con lui vuol dire che le piaceva (il bdsm è consensuale… e chi lo pratica non manda l’altr@ in coma). Chissà che cosa avrà fatto lei per farlo incazzare fino a questo punto. Ci sono donne talmente zoccole che te le tirano dalle mani. Bisogna dire le cose come stanno (e come stanno?). Così capiranno che il mondo non può diventare come lo vogliono loro (cioè?). Spero che non muoia altrimenti lui non esce più di galera (ah ecco!).

Potrei continuare.

Tutto quello che vi ho descritto non è divertente, perché nella vicenda di una vittima di violenza non c’è nulla di divertente. E’ tutto molto triste ed è un circo mediatico permanente. Per molti l’importante è solo affermare il proprio punto di vista. Le “vittime” sono un pretesto. L’importante è sovradeterminare la stessa volontà, vita, di questa persona che nulla può dire, per mettere in circolo narrazioni che sono utili alla propria visione delle cose. Ditemi se non serve andare oltre. Ditemi.

Ps: questo post, ovviamente, non rientra tra quelli che o perché danno vita o seguono un flame o perché seguono la scìa emotiva hanno alto indice di gradimento e condivisione. Sappiatelo.

2 pensieri su “Retoriche a commento di fatti di violenza”

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.