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E dopo la fellatio s’ha da parlare di cunnilingus

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Lìccamilla” (leccamela) non è un appello frequente per le strade palermitane. L’invito, che viene usato anche per rispondere a chi dice qualcosa che non ti piace, ti taglia la strada, ti manda a quel paese, è in generale riferito ancora alla fellatio. Va’ sucamilla, o il più moderno Suka!, con la kappa, o ancora, la variante ma va sucami un prunu ‘nna l’arbulu ri me nonnu, fanno sempre riferimento a quell’azione.

A Palermo poi le cose bisogna assumerle in modo complesso. Per dire, un semplice ‘un ci scassari ‘a minchia, o mi sta rumpennu a minchia, può anche diventare mi sta rumpennu l’ossu truncuni ra canna piscianti, perché non dovete mai sottovalutare la solida preparazione in anatomia che il palermitano medio applica nelle sue espressioni.

Difficilmente le espressioni di questo tipo variano dalla modalità eteronormata. Nel bene e nel male è sempre la minchia, pinnuzza, di qualsiasi forma e tipo, oggetto di rivalsa o di attenzione. Codesti intercalari sono diventati comunque parte integrante del linguaggio comune, usato da chiunque, e nella più moderna accezione Suka! viene anche riferito al cunnilingus. Altra espressione che rimanda a questa pratica, a parte “Ti facissi un pigiamino ri saliva co’ rinforzu ‘ntò cavaddu” (ti leccherei tutta concentrandomi su un cunnilingus) è menzu pani e menzu sticchiu (mezzo pane e mezza figa), da consumarsi a colazione, pranzo o cena, come preferite.

Perciò diciamo che a partire dalla solida preparazione che ancora le strade palermitane mi hanno offerto, includendo il fatto che le donne si sono appropriate di termini normalmente machisti per ribaltarne il contenuto (vedere una donna ironica che dice ad un signore borioso e idiota un bel Suka! riferito a un cunnilingus è una cosa che non ha prezzo), posso dire che è ora di ribaltare anche l’offesa che viene fatta quando ci si riferisce al rapporto orale.

Succhiare, leccare, stabilire contatto con i genitali di qualcun@, è anche godimento ed è questa cosa che ha dimenticato, forse, chi parla di pompini parandosi con un crocifisso, un vade retro e una collana d’aglio. Che c’è di male nella fellatio? E che c’è di male nel cunnilingus? Anzi, mi viene il dubbio che chi parli di prestazioni orali in questo modo si perda un tot di cose che da spudorata devo ricordargli/le.

Stavolta dedico un remember alla azione, pratica, concentrata, di chi studia una fica, individua punti d’azione, perché se leccate un po’ a muzzo vi esercitate in un bidèt e non c’è tanto gusto, dunque si parte con il considerare che ci sono alcune diversità. Tra l’altro non a tutte piace allo stesso modo perciò chiedete prima, senza aspettarvi che quel che fate funzioni in ogni caso. Leccare superfici molli e liquide ha a che fare con il gusto, il tatto, e potete partire da lontano e avvicinarvi, includere un passaggio in altre periferie e poi precipitarvi, dimenticare il resto e fare una chiacchierata a tu per tu con la clitoride, ma quel che è certo è che nulla di quanto vi hanno raccontato o avete visto sarà mai uguale.

Come descrivervi il calore, l’eccitazione, il desiderio, il fatto che esiste perfino chi, osservando la vagina in preda all’orgasmo, resta incantat@ a dire “quasi parla“, perché ci si stupisce del fatto che i movimenti non sono cosa propria soltanto del pene. La fica non è una cosa statica, silenziosa, asciutta, priva di proprie peculiarità. E’ una gran chiacchierona e se l’ascolti ti racconta. Ti dice cose in mille lingue, incluso il palermitano stretto, si esprime per vibrazioni, come uno strumento musicale, adoperando tutte le note a disposizione, dal basso in alto e poi a riscendere, ti manifesta gioia, se incontrarti è stato un bene ti dedica un guizzo caldo, e poi trasmette voglia di ricominciare, perché lei non finisce, non si ammoscia, è sempre lì a parlarti e se la tratti bene te ne racconterà ancora per una, due, tre, dieci volte.

A me da un certo punto di vista può anche interessare il fatto che in parlamento sia stato sdoganato il termine pompino. Ora io spero che qualcuna sdogani il cunnilingus e che si parli di piacere, desiderio, di sensibilità tattile, di cose sporche e belle, belle perchè sporche, senza preoccuparci di chi fa cosa, chi piglia, chi dà, perché alla fine quello che può interessare è se sono tutti felici e fanno sesso giacché a me pare che di sesso, forse, a parte temerlo come la peste o offendersi a sentirlo pronunciare, invece ne servirebbe un po’ di più.

Così per dire, esorcizzando la sessuofobia: sapete che a parlare di cunnilingus non c’è vergogna, vero?

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1 pensiero su “E dopo la fellatio s’ha da parlare di cunnilingus”

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