Tutte a prepararsi per una giornata di lotta che parla di libertà dei corpi, di autodeterminazione, di sessualità, scelte, contraccezione, maternità responsabile o vita senza che nessuno imponga una maternità, di autoritarismi che sui nostri corpi celebrano secoli e secoli di paternalismo, di quelli e quelle che vorrebbero dettarci le parole, le scelte, le soluzioni. Primo febbraio, rispondendo alla chiamata delle compagne spagnole minacciate da una legge che toglie loro il diritto di scegliere se abortire o meno, salvo che se sono state stuprate o se per ragioni di gravi malattie, tantissime donne, prenderanno un treno, chiamato della libertà, per andare a Madrid a manifestare. Chi non può andare supporta quella lotta, che è anche la nostra, in molte città d’Europa, con il primadonnismo colonialista francese che rivendica, giusto per approfittarne, la scelta, non condivisa da tante, di minacciare la galera per gli obiettori, ché di autoritarismo in autoritarismo, siamo convinte, non si vada molto lontano. E poi, naturalmente, questa lotta sarà realizzata anche in Italia.
Qui da noi la situazione non va meglio. Siamo ancora lì a contrattare per ottenere una interruzione di gravidanza meno dolorosa, la ru486 quasi negata perché sarebbe troppo semplice, perfino gli strumenti preventivi e la contraccezione d’emergenza, la pillola del giorno dopo, quella dei cinque giorni dopo, sono negati dai tanti obiettori di coscienza che sono diventati troppi, davvero troppi per poter conciliare una situazione in cui una scelta di libertà, da noi rispettata, deve comunque essere fatta senza operare una costante rimozione e omissione di soccorso. Ospedali privi di personale sanitario disponibile, medici che preferiscono fare abortire in privato perché altrimenti non gli viene data possibilità di carriera, baronati troppo rigidi, gestione quasi familista della sanità pubblica, mentre i corpi di tante donne sono lì in balìa perfino delle pressioni, gentili, di volontarie e volontari no-choice che una regola dopo l’altra, un cimitero dei feti dopo l’altro, con l’accordo dei comuni, una leggina regionale dopo l’altra, che consente loro di aggirare e svuotare la legge 194 e di penetrare la soglia dei consultori che dovrebbero essere laici, privi di aree confessionali e neocatecumenali in cui si sottopone una donna al ricatto della colpa e la vergogna per aver “ucciso” quella che per alcuni è vita, più vita della vita di quella donna ridotta a un contenitore le cui decisioni non contano niente.
L’anno 2014 è iniziato all’insegna delle battaglie in difesa dell’autodeterminazione e abbiamo visto le compagne che hanno manifestato, hanno simbolicamente oltrepassato la soglia di luoghi di ispirazione no-choice, hanno resistito e hanno denunciato. Oggi, in tutta Italia, in molte città, come già avvenuto nei giorni precedenti, si discuterà, lotterà, attraverserà, parteciperà, ciascun@ in modo diverso, a questa corale iniziativa per l’autodeterminazione che segue lo slogan #YoDecido, #DecidoIo. Sui nostri corpi decidiamo noi. Sempre.
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2 pensieri su “#IoDecido #YoDecido: i nostri non sono Corpi di Stato!”