Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Le femministe, un tempo, lottavano contro la galera (oggi la reclamano?)

cordatesa8Di carcere, economia carceraria, speculazioni, lucro, sugli esseri umani potete leggere qui e qui. Della corrente “femminista” che dagli Stati Uniti al nord Europa, includendo ora paesi con pretese colonialiste come la Francia, fino ad arrivare in Italia ho parlato qui. Di femminismo carcerario vi parla meglio Incroci De-Generi. Io vorrei farvi la sintesi di tanti post che qui ho scritto e condiviso in cui ho tentato nel corso dell’ultimo anno di definire le caratteristiche di quella corrente “femminista” che spinge in direzione di autoritarismi, norme sovradeterminanti e neppure tanto condivise tra tutte le donne, con totale appiattimento sulle posizioni che un tempo sembravano essere quelle delle leghiste o delle fasciste e oggi, anche grazie a fenomeni di trasversalismo politico e unità interclassista, fondati non già su obiettivi e soluzioni, da definire insieme, ma soltanto sull’idea che essere donne ci farebbe tutte uguali, si sono alleate con paternalismi giustizialisti onnipresenti, sia che provengano dal mondo politico o dal più totale anonimato, e quelle posizioni sono diventate addirittura censorie, lesive, impositive al punto che c’è chi le usa per decidere che tutto quel che prima era femminismo, prima del giustizialismo, dell’ondata forcaiola, di questa commistione tra sentimenti medioevali e ansia da caccia alle streghe, ora non lo sarebbe più.

Allora vi racconto questo nuovo e meraviglioso femminismo di cui tutte noi dovremmo innamorarci. Deve piacerci, bisogna essere così, e sennò siete cattive, anzi, dalla parte dei violenti. E guardate bene che le trappole giustizialiste sono sempre le stesse. Se non partecipi alla gara tra gogne, preparazione del cappio, dossieraggi spinti, screenshottaggio selvaggio, mail bombing per contrassegnare quello che oramai si può definire “delitto d’opinione” (avversa alla loro), auspicio di galera finanche per un manifesto sessista, il suo disegnatore, il creatore, il divulgatore, ma mettiamoci pure l’attacchino che ‘sti cazzi deve imparare a fare l’obiettore di coscienza e sennò non gliela diamo, la licenza di esistere, se non facciamo queste cose non va bene.

Per dire, si festeggia alla riforma delle riforme, che poi mi spiegano che in realtà non è riforma proprio per niente, ma lì si dice che l’obiettore di coscienza quando si parla d’aborto, potrebbe anche finire in galera, e tutte a festeggiare e a condividere, lo stesso articolo, per cui chi dice che va bene è femminista buona e chi invece si fa due domande e chiede ma dove cazzo stiamo andando a finire e come si può gioire del fatto che si parla di galera allora per qualcun@ è (of course) quella cattiva.

E dunque chi gioisce per la galera, invoca, sollecita, più carcere, la pena certa, anzi, nei talk le borghesi in tailleur parlano di “certezza della pena”, chi dice che le donne, come i cantieri della Tav, vanno “messe in sicurezza”, militarizzati i corpi, gli uteri, la figa, la vita, i respiri, le mutande, le relazioni, allora è abbastanza femminista e chi invece dice che tutto questo è un delirio, una deriva fascista che non finisce mai, allora non lo sarebbe affatto.

Femminista oggi lo sei se prendi la faccia, il nome, l’indirizzo di uno che è stato accusato, e badate che dico accusato, dove dovrebbe ancora esistere la presunzione di innocenza, lo metti alla gogna e poi fai la call per invitare a festa tutte quante al linciaggio, virtuale o reale, delle ore 16.00 del giorno tot. Dopodiché la femminista che fa queste cose si lamenta se dall’altro lato chi viene messo alla gogna risponde, volgarmente e malamente, facendo la stessa cosa. Fascisti entrambi, senza dubbio, ma fascismo chiama fascismo e se a fascismo rispondi con fascismo chiami altro fascismo. Non se ne esce. Qualcuno deve smettere per fare la differenza e mettere in circolo altri linguaggi. Qualcuno deve farlo.

Femminista, comunque, oggi lo sei se non rispetti la privacy della gente, se stabilisci che anche per quello per cui non c’è reato (ma alcune lo vorrebbero e lo reclamano) allora bisogna immaginare pene virtuali. Gogna, insulti, perfino stalking, a volte, tutto giustificato in virtù del fatto che si suppone l’idea da cui si parte sia talmente superiore da dimenticare che l’idea si sostanzia di metodi e sono i metodi che alla fine caratterizzano il tuo agire politico e non le belle idee che propugni.

Femminista oggi lo sei se giochi a fare la criminologa di ‘sti cazzi, per cui arriva un caso di cronaca sui giornali, qualcun@ mette su facebook due frasi per dire che lui è violento, e si formano le squadracce di colpevolisti e innocentisti, come fosse tutto un reality, e se non parli la stessa becera lingua sei nominata! e fuori dalla casa del grande fratello. Dovremmo dire della grande sorella.

Femminista lo sei se immagini che in certi casi qualcuno debba essere mess@ a tacere perché non dice le stesse cose che vuoi tu, e rosichi, complotti, cerchi le prove, te le inventi, mistifichi, decontestualizzi, per delegittimare, ostracizzare, boicottare, censurare, dove non sai assolutamente argomentare quello che pensi senza buttare merda e fango sulla pelle altrui.

Femminista oggi lo sei se prendi una faccenda X e ti rammarichi perché la sentenza tal dei tali non ha condotto alla pena di morte il tizio, se il suo nome non è contenuto in una sorta di registro pubblico, quello voluto dalle fascistone del tea party americane, e siccome in Italia quel registro pubblico con tanto di faccia, nome, cognome, mestiere, via e numero civico (a volte) non esiste per legge, per fortuna, allora ci pensi tu e fai la tua lista di merda dei cattivi, che rimarrà sul web a vita, anche quando loro usciranno di galera, se usciranno, anche quando i loro figli cresceranno e almeno loro, diocristo, avrebbero diritto all’oblio invece che subire la condanna d’essere individuati come figli di, parenti di, genitori di, e poi ti incazzi anche se qualcuno te lo dice, che fare queste cose è da fasciste, e per quello che mi riguarda se sei fascista non puoi essere femminista. E giuro, maledizione, che queste due stronzate di abc sul femminismo non me le invento io ma ce le ho stampate dentro il cranio a furia di esperienza, letture, studio, condivisione di anni e anni di vita e pratica collettiva che di certo valgono molto di più del bla bla bla giustizialista fatto su quella merda che poi è facebook.

Femminista oggi lo sei, insomma, se sei giudice, giuria, boia, se ti metti in mezzo ai cazzi della gente e pensi che quello che dice la televisione sia vero, perciò pontifichi, preghi, accendi ceri, e rincoglionisci il mondo con le tue teorie del cavolo su chi è buono e chi cattivo. Poi allarghi il cerchio, perché non ti basta, e allora decidi che chi non è d’accordo con te è come le persone che tu hai condannato. E via proseguendo, di forca in forca, di gogna in gogna, per segnare la black list dei buoni e cattivi e benvenuti nel medioevo targato 2.0.

Femminista lo sei se parli di natura, le femmine fanno cose da femmine, i figli stanno con le mamme, i padri sono tutti schifosi pedofili e chi dice il contrario commette una eresia. Lo sei se mangi complottismo a colazione, pranzo e cena per cui chi non è d’accordo con te deve per forza essere pagat@ da una XY lobby di ‘sti cazzi che stanno progettando lo sterminio dell’umanità in dieci mosse rapide.

Femminista lo sei se sei d’accordo con il collaborazionismo alla gentrificazione dei centri storici delle città, dove riqualificare i territori sta per mandare in periferia migranti, accattoni e le puttane, e di ordinanza in ordinanza, e di norma pro/decoro in norma pro/decoro tu diventi un incrocio tra una belligerante capitalista, una savonarola integralista, una fanatica fascista e infine pure una ignorante perché di tante cose parli senza aver letto un rigo, dicasi uno, di qualcosa che non sia il tuo personale malleus maleficarum in cui le streghe sono altri soggetti di volta in volta scelti per soddisfare il tuo desiderio di riti, sacrifici umani, sull’altare della tua idea di giustizia e santità.

Femminista lo sei quando sei santa, moralmente ineccepibile, quando non sai neppure parlare di sessualità senza immaginare che il pene di per se’ sia un’arma contundente, quando diffidi del mondo intero e porti in giro i tuoi traumi che ti direi di curare altrove perché il punto è che l’autoscienza collettiva aveva un pregio: dal personale al politico, perciò almeno io sapevo i cazzi tuoi e sapevo perché tu dici stronzate se le dici, ma ora è tutto un universalizzare e io devo sorbirmi i tuoi sermoni sapendo io e io sola il perché li fai e non potendo neppure onestamente dirti che hai un problema e che se hai bisogno io ti aiuto, ti sono anche umanamente vicina, ma se sulla base della tua ombelicale visione del mondo stabilisci perfino dove deve iniziare e finire il MIO femminismo direi che proprio non ci siamo. E’ codardia. E’ paranoia. E’ dogmatismo. E’ una stronzata.

Femminismo oggi è tante cose che davvero non mi piacciono ma il fatto che non mi piaccia questo modo di fare femminismo non significa che io sia meno femminista. Perché io il femminismo lo ricordo, l’ho vissuto sulla pelle, ogni conquista, ogni ferita guarita, ogni cosa che so, davvero, la devo al fatto che i miei occhiali viola mi hanno salvato la vita certe volte. E sono certa che non l’hanno fatto solo con me. E dunque io voglio sapere dove siete. Dove sono finite le femministe che non si alleano con le guardie per ottenere più galera per chi gli sta sulle ovaie. Voglio sapere dove sono finite quelle che non parlano di “dignità” e che non barattano la libertà con la galera altrui. Quelle che lottavano contro fascismi e stereotipi mentre oggi non fanno altro che veicolarne e inventarne perfino di nuovi che neppure i vecchi di ottanta anni si sognerebbero di divulgare.

Dove siete, care? Perché vi accodate a posizioni e parole e modalità che fanno veramente schifo? Perché vi sorprende sapere che se qualcun@ vuole uno Stato di Polizia e mi costruisce un recinto attorno (per mettermi in sicurezza, sigh!), una corazza, mi rinchiude in una torre in cui da “soggetto debole” vittimizzato, mai autodeterminato, dovrei stare, mi rinchiude in prigione, allora io scappo e organizzo una rivolta per dire a tutte che quella lì è una trappola? Rivolta, si, una rivolta femminista.

Tenetene conto. Io e altre ci siamo. Siamo ancora qui. Per fortuna. Quando volete. Anche solo per un thè.

Ps: galera chiama galera e quando tu finanzi, solleciti, reclami uno stato di polizia e collabori con l’industria delle punizioni infine, sappilo, prima o poi in quella galera rimarrai intrappolat@ anche tu!

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