Mi hanno inviato una mail di insulti perché ho scritto una storia che si intitola “Dopo lo stupro? Io sto benissimo!“. Insulti. Quando si interpretano le cose scritte secondo letture proiettive e quando poi si decide che di violenza bisogna parlare solo in una maniera per me si è già superata ampiamente la soglia del dogmatismo.
C’è chi in questi anni ha fatto molto danno, stabilendo a priori quale doveva essere la narrazione imposta che doveva andare bene a tutte. Questo danno implica che le singole storie e le esperienze vengono censurate, invisibilizzate, perché è solo una la versione che deve passare. Quella che mette assieme autoritarismi e paternalismi e che non è, a mio parere, di nessuna utilità affinché le donne si liberino da sole.
Ci si libera quando si acquisisce consapevolezza e dunque non ti serve che altri ti dicano quello che devi fare. Sai quello che vuoi e lo chiedi. Questo è forse quello che si intende impedire. Che quelle che vengono comodamente definite “vittime” restino lì a dormire, in coma, affidate ad una terapia sociale che le vuole mute e inconsapevoli, funzionali a logiche che non ci appartengono.
Perché se vi svegliate, il punto è, che non avrete più bisogno di loro. Sapete quel che si dice degli stalkers? Così sembra fare lo Stato, lo fanno le istituzioni, a momenti. Sono stalkers e tali sono quell* che insistono affinché tu abbia bisogno delle parole altrui per raccontare la tua storia. Ma nostra la storia, nostre le parole, nostre le soluzioni. E questo è quanto. Rileggetela, se volete, e poi ditemi cosa c’è di sbagliato. Ecchèdueovaieperò.
—>>>Dopo lo stupro? Io sto benissimo!
(commenti vari ed eventuali qui)
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Io il pezzo l’ho trovato difficile, ma bellissimo. Perchè è normale, quando si parla di stupro la prima cosa che viene in mente è la violenza extracasalinga, quella che ti fa un estraneo fuori di casa. Invece non è così, chiaramente, e il tuo pezzo era principalmente incentrato sull’autodeterminazione. Oltre al fatto che è appunto una storia. Io sono una che scrive e ognuno scrive quello che gli pare come gli pare, senza dover per forza rendere conto a tutti. Un abbraccio!
il pezzo l’ho trovato stupendamente e dolorosamente vero