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Paga alle casalinghe? Per cortesia: conteggiamo anche i pompini?

Dice Repubblica che il lavoro di una casalinga media vale un sacco di soldi. Poi ci sono le varie organizzazioni di orgogliose casalinghe, felicemente addette ai ruoli di cura, le quali forniscono ricette allo Stato affinché si sgravi la coscienza. Queste organizzazioni certo riconoscono come il lavoro di cura delle donne sia un sostegno ottimale per il welfare dello Stato, ma non gli viene in mente che molte donne non hanno alcuna voglia di vedersi retribuito quel dovere sociale, quanto, piuttosto, vorrebbero condividere quel ruolo, ovvero andrebbe ripartito non in maniera stereotipata e sessista.

Dopodiché l’analisi mi pare un minimo anacronistica perché da quel che vedo ci sono molti uomini che fanno esattamente le stesse cose, condividono doveri e responsabilità con le compagne, si prendono anche cura dei propri figli, e quel conteggio che fa felici le casalinghe disperate non gli viene mai riconosciuto. Anzi diventano scomodi, bisogna respingerli indietro, a fare gli uomini veri che fanno cose da maschi che vengono pagate il giusto fuori casa.

Parto da quelle che conosco e che non hanno alcuna voglia di essere “pagate” con una cifra – pensata e chiesta per mogli etero – che comunque legittima questa assegnazione di ruolo che ci condanna a sostituire lo Stato in assenza di servizi pubblici che lo Stato deve darci. Ci servono asili, assistenza per anziani che non lucri sui nostri respiri. Ci serve reddito, e serve a chiunque e non solo alle casalinghe, mogli, madri. Ci servono opportunità per uscire fuori dalle trappole in cui conservatrici e conservatori ci rinchiudono, dopodiché il ruolo casalingo dovrebbe essere una scelta e non una imposizione che tra l’altro non smette di essere tale se mi arriva una pacca mediatica sulla spalla a dirmi quanto “vale” il mio lavoro.

Sicuramente ministri e governanti sanno quant’è che le donne valgono come risorsa al punto che è per questo che si preoccupano delle “perdite” economiche, prima che della nostra salute, quando qualcuno ci ammazza. Lo sanno loro, lo sappiamo noi, lo sa chiunque ma nelle nostre case non è più così che spesso funziona. Le lancette degli orologi sono andate avanti. Non abbiamo di fronte squadre di donne borghesi che tra una torta fatta in casa e una presentazione di cosmetici o sex toys al vicinato passano il tempo a fare le protagoniste di una fiction americana.

In casa ci sono donne disoccupate, istruite, economicamente dipendenti, incazzate perché precarie, che non hanno certo voglia di mettersi a stirare le mutande perché il valore attribuito alla stirata della mutanda sfugge, e non hanno neppure molta voglia di fare torte o esercitarsi a fare le casalinghe felici. Piuttosto le vedi a redigere curriculum, a raccontare quel destino, a lottare per le strade e non hanno accanto compagni o compagne, ché in certi ragionamenti le coppie lesbiche sono perfino escluse, che se ne stanno con le mani in mano.

Le donne sono persone, come tutti, le vedi bestemmiare mentre lui pulisce il cesso o le vedi a guardare la tv quando l’altr@ prepara il pranzo. Le vedi raccontare di strane avventure e lotte mentre lui va a prendere il figlio a scuola. Non so perciò che mondo Repubblica immagina esista. Sicuramente è un mondo altro, di donne che oltre ad essere felicemente ammogliate vorrebbero valorizzare la propria scelta di casalinghitudine e farsela pagare dallo Stato (?!), cioè da me che invece voglio lavorare fuori.

Il tempo per l’educazione domestica o l’educazione ripartita per generi è finito. Se si vuole pensare allo “stipendio” per le casalinghe vorrò vedere se riescono a immaginare quei compiti come scelta e non come un dovere e comunque non destinati a un solo sesso. Dopodiché, scusate, ma dal calcolo sfuggono tutte le prestazioni sessuali. Volendo fare un conto per difetto direi che a occhio e croce una casalinga/moglie dovrebbe guadagnare al mese qualcosa che va dai 5000 euro in su. Vogliamo chiedere, per cortesia, allo Stato, che regolarizzi anche quell’aspetto? 😀

7 pensieri su “Paga alle casalinghe? Per cortesia: conteggiamo anche i pompini?”

  1. Il discorso è semplicissimo: Se fai le pulizie in casa tua e cucini per te e per la tua famiglia nessuno deve pagarti. Se pulisci e/o cucini per qualcun altr@ sì. (Svolgi cioè il lavoro di bidell@ cuoc@ etc..). Altrimenti lo stato dovrebbe pagarmi perché lavo la MIA macchina o tengo a posto il MIO giardino. Che è un’assurdità.

    1. ma quei lavori già sono riconosciuti. allora ti fai fare il contratto da colf in casa tua. chi ti impedisce di farti pagare dalla suocera che devi accudire? 🙂 se lo vuoi fare. ma istituzionalizzare la casalinghitudine mi pare una sciocchezza. contente loro.

  2. Ho scritto anch’io un pezzo sull’argomento, che uscirà domani.
    Condivido molto di quello che hai detto: non è la pacca sulla spalla che ci fa stare meglio, non è il riconoscimento fittizio di quanto serviamo, di quanto sopperiamo a una mancanza istituzionale sacrificando in fin dei conti parte di vita. Questo lo condivido appieno. E non voglio nemmeno una paga perché lavo le mutande del mio ragazzo o perché pulisco il cesso che pure io uso. Non voglio nessun contentino.
    Quello che non condivido però è l’inutilità del dato.
    Sai che cosa noto? Noto che tutto quello che facciamo viene dato per scontato. Come se ci fossero i folletti delle mutande, i folletti del pavimento, i folletti del cesso, i folletti dei figli a karatè… Non c’è nessun cacchio di folletto, ma solo una persona sulla quale ci si sente legittimati a scaricare il tutto. E come non ci sono folletti, non è nemmeno vero che quello che viene fatto DEBBA essere fatto per tradizione, per cultura o (la più grande delle palle) perché ci piace.
    La verità è che COSTA fatica, costa tempo, ma purtroppo la gente se ne accorge solo quando viene quantificato quanto costa in termini di denaro.
    E’ ora di cambiare cultura, e se toccare il portafogli può servire da stimolo ben venga anche questo.
    Perché ci sono uomini che lavano, stirano, portano i figli a karatè, ma sono pochi. E gli altri uomini li prendono pure per i fondelli perché fanno i lavori da femmine.

    Sai che cosa sostengo nel pezzo che uscirà domani? Che questa disuguaglianza sociale è opera del femminismo. Abbiamo chiesto, noi donne, di essere come gli uomini. Abbiamo bruciato i reggiseni nelle piazze, quando invece avremmo dovuto costringere i nostri mariti, i nostri uomini, a indossare pure loro i reggiseni sotto le camicie per vedere che cosa si prova.
    Invece di chiedere di diventare come loro, di ammazzarci fuori casa per uno stipendio che a parità di mansioni e si responsabilità è comunque più basso di quello di un uomo (tanto noi abbiamo qualcuno che ci mantiene e lavoriamo per sport), avremmo dovuto chiedere una suddivisione più equa dei compiti, la fine dell’uomo cacciatore e della donna raccoglitrice e una vera uguaglianza.

  3. Tutto d’accordo eccetto quella cosa sul sesso..Càzzata assurda..le donne non godono quando fanno sesso? Allora paghiamo anche gli uomini..

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