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Regolarizzare pornografia e sex working per liberarmi dallo sfruttamento

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Ricevo e pubblico. La lettera in realtà non parla precisamente di prostituzione ma di porno. La pornografia dovrebbe essere legale, nonostante tutti i divieti relativi il “buon costume”, ma un film porno che ha come protagoniste persone adulte, più che maggiorenni e consenzienti in Italia non può essere girato (forse neppure pubblicizzato in domini che risiedono qui) perché chi lo fa, lo produce, lo vende, anche tramite una interazione in video chat con il fruitore del “prodotto visivo”, potrebbe incorrere in una denuncia per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Non chiedetemi perché è così ma questo è quanto mi riferiscono. Ditemi se ci sono sentenze che dicono cose differenti. In ogni caso queste sono le informazioni che chi mi scrive ha ed ecco perché questa donna alla fine si riferisce alla regolarizzazione del sex working. Buona lettura!

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Sono una donna di 38 anni. Ho lavorato per 15 anni in una azienda che aveva 32 dipendenti. Andava bene, fino a quando il proprietario morì. La gestione passò al figlio che era un gran pasticcione. Volendo fare cose più moderne si è indebitato e per quanto abbiamo offerto il nostro aiuto, abbiamo lavorato anche senza essere pagati, alla fine ha deciso di vendere alla concorrenza e dopo un po’ di tempo la nuova gestione ha deciso di chiudere lasciandoci in mezzo alla strada.

Sono rimasta per un anno senza fare niente. Ho cercato di fare qualunque lavoro ma senza risultati e quello che mi offrivano non era sufficiente per contribuire alle spese della mia famiglia. Noi siamo in cinque. Mio marito, due figli, mia madre, anziana, che per fortuna ha una pensione minima. Lo stipendio di mio marito non è abbastanza e dobbiamo ancora finire di pagare il mutuo della casa che avevamo fatto quando io ero sicura di avere un lavoro che sarebbe durato per tutta la vita.

Con altre quattro ex colleghe che hanno più o meno i miei stessi problemi avevamo deciso di realizzare una specie di film porno. Lo volevamo girare noi, con l’aiuto di un amico. Prima di questo avevamo cominciato a fare le webcam girl. Però non si guadagna molto e c’erano alcuni disposti a darci dei soldi se durante la sessione chat gli passavamo un video. Abbiamo visto però che in Italia girare un porno è quasi vietato, anche se non si capisce perché. Qualcuno ci ha detto che ci sono state delle denunce e condanne per sfruttamento della prostituzione visto che un video non è lo scambio di servizi tra una persona e l’altra, ma c’è una produzione con più persone e alla fine qualcuno lucra, anche se questo qualcuno sono le stesse persone protagoniste del video.

Trovo che questa cosa sia molto ipocrita, perché i video si possono vendere e vedere ma non si possono girare ed è rischioso anche pubblicizzarli su siti italiani. Mi hanno detto che esiste un mercato nero in cui una donna deve affidarsi a sconosciuti perché hanno un giro di produzione, distribuzione e vendita. Invece a essere penalizzate siamo proprio noi che potremmo gestire questa cosa autonomamente e pagarci anche le tasse. Potrei anche farlo in nero ma non voglio portare problemi alla mia famiglia. A questo punto ci mancherebbe solo una denuncia, una condanna e spese legali che non possiamo permetterci.

Mi chiedo perché non si considerano in Italia queste cose. Perché il commercio che c’è attorno al sex working non è soltanto quello delle escort, le prostitute di strada, quelle che si organizzano di casa in casa. Ci sono tanti modi per guadagnare senza sovraesporsi e quasi toccare un solo uomo con un dito se non per ragioni strettamente professionali. Se hai vent’anni hai la possibilità di entrare in un giro di video porno che realizza i film in altri paesi stranieri per poi rivenderli anche qui da noi. Ma alla mia età e con un corpo nella norma non credo ci sia spazio a parte che per cose che dovresti fare di nascosto dove non ti permetterebbero di organizzarti.

Mio marito sa di quello che sto facendo e dopo un primo momento di disagio adesso è anche divertito. Non pensava io fossi così disinibita e questa cosa ci ha anche aiutati a ritrovare curiosità e un nuovo feeling sessuale. Ha però un suo limite che intendo rispettare. Non voglio ferirlo e quello che faccio è per noi e non solo per me. Anche per questo non posso emigrare in paesi dove quello che vorrei fare io e le mie colleghe non ha conseguenze legali.

Scrivo a te, su consiglio di una delle altre colleghe, perché mi pare che non ci giudichi e non starai a farci la morale. Ti scrivo perché io nel tempo ne ho conosciute altre che vivono facendo lavori che alcune giudicherebbero poco dignitosi. Per me di poco dignitoso c’è che ti mettono i bastoni tra le ruote qualunque cosa tu voglia fare. Se trovo un lavoro diverso magari lascio perdere e torno a fare la brava madre di famiglia che non si spoglia più per nessuno, ma non voler vedere le cose come stanno qui da noi e pensare che in famiglia si mangia l’aria è veramente ipocrita.

Io non ho il potere e le conoscenze per darmi possibilità diverse ma posso essere imprenditrice di me stessa senza dover dipendere da nessuno. Quando non ti permettono di fare le cose in maniera regolare e l’unica strada che ti lasciano in Italia è lo sfruttamento, perché poi si lamentano che le donne come me potrebbero essere sfruttate?

Lettera Firmata

 

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