C’è una donna della Terra dei Fuochi che in quanto a prevenzione del tumore ha fatto tutto quel che si poteva fare. L’ha individuato, preso in tempo, si potrebbe dire, ha esaudito l’invito del medico a chiedere una operazione d’urgenza, dopodiché l’hanno mollata lì senza nessuna spiegazione. Ora mi dicono che dopo molte proteste e tanta ostinazione stanno per operarla ma quante ce ne sono come lei? Quante altre periranno rassegnate tra l’indifferenza generale dopo aver speso tutto lo spendibile per tentare di resistere, sopravvivere, riscattarsi da una situazione che non hanno mai neppure scelto?
E questo genere di delitti come li chiamiamo? Perché se nessuno vi pone rimedio, in un modo o nell’altro, sono vite compromesse e qualche volta sono morti annunciate. Le persone sono corpi di Stato finché c’è da proibire quel che tu vuoi fare della tua vita, chi vuoi amare, con chi vuoi fare sesso, se vuoi o non vuoi diventare madre, quando invece hanno da tutelare la tua salute, quindi da darti gli strumenti per provvedere a soluzioni che tu hai scelto per te stessa, allora latitano.
Biocapitalismo è quella cosa che considera i corpi come mezzi di produzione, riproduzione, ovvero come scarti, residui di cui liberarsi quando ti ostini a interferire con piani di privatizzazione e monopolio di qualunque cosa, inclusa la salute delle persone. Biocapitalismo è quello che sporca e frantuma, massacra la tua terra e poi ti lascia lì a subirne le conseguenze, a ripulire lo sporco, a fartelo ripulire, a spese tue, a lasciartelo dissotterrare, a lasciartelo ingoiare, respirare, digerire e a morirne, infine, senza neppure starti a sentire quando hai bisogno di assistenza. Biocapitalismo è morte, in definitiva. Dunque, se una donna in queste condizioni muore, di che genere di delitti parliamo?

Dell’indifferenza, del fastidio della puzza della malattia e dei fogli A4 appesi alle pizzerie che giurano di non usare nessun prodotto della Terra dei fuochi, Della stessa poetica espressione Terra dei fuochi che inganna perché non produce l’immediata paura del contagio del fumo catramoso che arriva da quel fuoco, la Terra del fuoco , l’isla Grande alla fine del mondo confonde. Dovrebbero trovare dei neologismi duri ed immediati… la Terra della carestia chemiotica, la Terra che meno male che è lontana dal mio vialetto con il Suv, la Terra dove le donne muoiono e i figli prima di loro. Di che stiamo parlando?