Antisessismo, Critica femminista, R-Esistenze, Satira

Anche la “zoccola” ha i suoi diritti!

1467305_259196420900904_1467060_nDecostruendo questa cosa qui.

Sessismo è quella cosa che intrappolandoti in ruoli, con generalizzazioni e stereotipi, finisce per diventare ragione di disprezzo, risentimento, odio nei confronti di un genere. In tante ci portiamo dietro stigmi che in definitiva servono a giustificare offese, pestaggi, reali o virtuali, violenze. Allora è da quegli stigmi che vorrei partire, per raccontarvi qualcosa di diverso. Buona lettura!

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Porto una gonna, se me la vedi corta si vedono due cosce, cammino, vivo, parlo, sorrido, ma questo non significa che io non abbia diritti.

Ho bocca, carne, pelle, lingua, sensi e questo non vuol dire che io non abbia alcun diritto.

Seduco, scopo, trombo, faccio pompini, dilla come vuoi, ma pensarmi a fare cose che ti sembrano innocue solo se le fa tua madre, tua moglie o tua sorella, non significa che puoi sottrarmi dei diritti.

Mi chiami zoccola, puttana, troia, tutto quel che vuoi ma, ancora, io ho dei diritti.

Puoi anche pensare che io viva per essere fermata ad ogni angolo di strada dal tizio che ritiene io esista solo per il suo piacere. Puoi guardarmi e immaginare che io, come tutte le donne, sono una che la vende, ma questo non significa comunque che io non abbia dei diritti.

Puoi dire delle donne che sono cattive, troie, quel che vuoi ma tutte queste cose che racconti per motivare il tuo disprezzo e immaginare così di avere una ragione per considerarmi senza un briciolo di umanità, comunque non sono un motivo per considerare le donne meno che persone e dunque privarle di diritti.

La zoccola, la troia, la puttana, la pompinara, la femmina, più in generale, non smette di avere diritti perché tu la chiami troia, pompinara, puttana, zoccola, eccetera, ché a ritenere che quelle attribuzioni siano negative l’hai deciso tu. Così hai deciso che quelle definizioni puoi usarle per realizzare dileggio.

Ma quel che deve esserti chiaro è che dare della prostituta a una donna è come se io domani adottassi un termine che definisce un altro lavoro per insultare gli uomini. Ovvero puoi capire che effetto fa sentirsi definire in base alle prestazioni sessuali che potenzialmente tu puoi offrire.

Allora ti dirò “leccatore di fica”, o “strizza tette”, o “ansimatore a raffica”, o bottegaio di cazzate, e lì mi spiegherai se dirti questo significa che posso ritenerti meritevole di dileggio, insulti, odio, o se comunque tanto significa che tu non possa godere di diritti.

Ho dei diritti, qualunque cosa io faccia con il mio corpo, il mio sesso, il mio perimetro vaginale. Hai dei diritti, qualunque cosa tu faccia con il tuo corpo, il tuo sesso, il tuo perimetro penense.

Ricordatene la prossima volta che dai della troia, zoccola, a qualcun@. Ricorda che la “zoccola” ha gli stessi diritti che hai tu, incluso quello di difendersi se la insulti.

Alla lezione successiva magari sintetizziamo il fatto che donna=zoccola è di un anacronismo allucinante. Hai una vaga idea di quanti zoccoli ci sono in giro?

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6 pensieri riguardo “Anche la “zoccola” ha i suoi diritti!”

  1. Oltre a 1000 diritti… Vogliamo metterci anche qualche dovere? Come ad esempio pagare le tasse sui proventi di questo che definisci essere un lavoro?

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