Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Precarietà, R-Esistenze

#Forconi e i migranti chiusi nei nostri lager

“Denudati, messi in fila, umiliati, sottoposti a disinfestazione. Sono le immagini girate dal tg2 nel centro di contrada Imbriacola, a Lampedusa; scene che richiamano un passato lontano che nessuno avrebbe voluto più vedere.
Donne, uomini, eritrei, somali, siriani, ghanesi, kurdi, spogliati nel cortile del centro di prima accoglienza e soccorso per poi essere raggiunti dal getto di una pompa per debellare una malattia che gli viene attribuita quasi da protocollo, ma che in realtà, nella quasi totalità dei casi, viene contratta solo una volta giunti in Italia proprio a causa delle condizioni di “accoglienza” a cui sono sottoposti.
Tra loro anche i sedici superstiti del naufragio del 3 ottobre scorso, i testimoni del procedimento aperto dalla Procura di Agrigento contro gli scafisti ed i trafficanti, che da mesi sono costretti a vivere in condizioni deplorevoli.”

Il resto potete leggerlo su Melting Pot.

Domani a Roma arriva il movimento dei Forconi. La pagina “cosa vogliamo” del loro sito riporta, tra le altre, queste frasi:

“zingari ladri difesi dalle alte cariche di stato, extracomunitari clandestini mantenuti nostre spese, (…) cittadini lasciati soli contro i ladri e violenti, donne violentate da persone che non dovrebbero esserci…”

Perciò alla fine sarebbe colpa dei rom, chiamati in senso dispregiativo “zingari” o degli immigrati. Sarebbe utile che non si usasse la violenza sulle donne per veicolare messaggi palesemente discriminatori. La violenza sulle donne è commessa soprattutto da italiani. E la guerra tra poveri, come scrivevo qui, non è mai stata lotta di classe.

Domani a Roma è stata proibita dal comitato per l’ordine pubblico la manifestazione dei movimenti sociali antirazzisti organizzata nell’ambito della “Giornata di mobilitazione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti”. Motivo è che ci sarà l’appuntamento dei Forconi che nel frattempo perde pezzi che prendono distanza dalle strumentalizzazioni da parte di gruppi di estrema destra e soprattutto da esternazioni che si riferiscono a obiettivi che poco c’entrano con la disperazione della gente.

La povertà è facile da cavalcare e una massa povera che non ha neppure chiaro dove vuole andare puoi dirigerla verso un golpe militare, la cacciata dei migranti, gli insulti ai negozianti e l’esclusione di parti sociali che non si riconoscono in tutto questo. Ma quel che deve essere chiaro è che chi partecipa a lotte legittimando razzismi, chi alimenta discriminazioni, diventa in qualche modo responsabile di tutto quello che succede dentro i Cie e anche dentro quel luogo di “accoglienza” a Lampedusa.

Di quello che succede lì dentro, è ovvio, sono responsabili innanzitutto i vari governi che si sono succeduti e che con grande solerzia hanno immaginato la realizzazione prima di Cpt, con la legge Turco/Napolitano, poi i Cie, con la Bossi/Fini, gli accordi con Gheddafi per i respingimenti, e oggi con ulteriori accordi stipulati dall’attuale governo per rendere ancora più inespugnabile la Fortezza Europa.

Rinchiudere poveri, trattare male richiedenti asilo, imprigionare persone, obbligarle a morire nel mediterraneo mentre tentano di arrivare con mezzi di fortuna, in nome di un commercio di corpi che destina solo i più forti alla produzione delle imprese ricche, bianche, europee, è un chiaro segno di collusione con un neoliberismo che non si può mettere in discussione a compartimenti stagni.

Se il “popolo” ha in mente di risolvere i propri problemi togliendo il pane di bocca e una opportunità di sopravvivenza agli immigrati non è diverso da quel popolo che condannò tante persone a morire nei campi di concentramento. Discriminare i migranti non è rivoluzionario. Non lo è per niente. E non lo è neppure commuoversi un pochino di fronte a queste immagini e optare per galere un po’ più umanitarie. Recinti e galere bisogna abbatterli, tutti. Ogni muro, ogni barricata, ogni spazio confinato che tolga diritti agli esseri umani. Ché se non abbattete muri ma ne innalzate altri, coltivando grande paura della diversità, di che rivoluzione andate parlando?

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