Erotic Grrlz, Sessualità

Nel sesso mi piace essere dominata (no, non ho subito traumi!)

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Dice che siccome mi piace il sesso che mi lascia i lividi allora devo aver subito un trauma. Da piccola. Dice che siccome mi piace il sesso fatto di dominazione, attese, corde, allora devo avere proprio scarsa stima di me. L’ha proprio detta così “devi avere una scarsa stima di te…” e subito era pronta a rifondermi autostima mettendo in dubbio la mia capacità mentale, la mia percezione in fatto di violenze e quella valutazione si basava, sostanzialmente, sulla maniera in cui scopa lei.

Lei scopa, per capirci, con uno molto timido, insicuro ed è lei che lo dirige. Toccami là e leccami lì, ed è fantastico, perfetto, se a loro piace e si eccitano va bene così, ma non tutte hanno l’indole da mistress inconsapevoli e a me il ruolo che più piace è quello in cui sono dominata.

Funziona in questo modo. Sono io che chiedo. Io desidero. Io che guadagno un premio. Io che voglio, perché lo voglio, con tutte le mie forze. Dunque lui misura tempi d’attesa, pause, che possono durare anche giornate intere, rinvigorendo la tensione sessuale in modi che solo noi conosciamo, ché fanno parte di un codice che ci appartiene, una sintonia mentale, poi mi ordina quel che devo fare. Nei film trovi esempi a schema classico: ti ordina se a lavorare andrai con o senza mutandine, se ti nutrirai con più o meno pietanze, se accavallerai le gambe o le lascerai aperte mentre siedi in pubblico, se ti toccherai al cinema o se ti lascerai toccare. Per quel che mi riguarda gli ordini sono un po’ diversi e a me piace eseguirli.

Non ho subito traumi, non ho scarsa stima di me al punto da non scegliere relazioni in cui dovrei abituarmi a una routine per me intollerabile. E no che non finisce come “nove settimane e mezzo” che è il film più perbenista, borghese e bacchettone che io abbia mai visto, e nulla aveva a che fare con il gioco di dominazione e l’erotismo.

Il sesso che vivo io non “degenera“, non determina esclusione sociale a meno che la società non abbia in mente di togliermi il diritto di vivere la sessualità come voglio io. E’ certamente compatibile con lavoro, vita, affetti, ché non si vive certo con le dita perennemente infilate nella fica o a manipolare un pene, perché io so che è questa cosa qui che viene in mente quando si parla di un simile coinvolgimento mentale.

Essere dominate, poi, non significa rinunciare a niente. C’è un limite a quelle richieste perché la dominazione non coincide con l’annullare l’altr@. Chi annulla è casomai chi pratica violenza psicologica, manipolazione, chi ti vuole fare credere che devi fare scelte diverse per “il tuo bene“. Tra me e lui è chiaro che il “mio” bene sono io a sceglierlo e il gioco continua perché io ne ho voglia.

Ma si… tu sei convinta di fare una scelta ma in realtà sviluppi una dipendenza…” mi dice ancora la stessa tizia e io vorrei capire se avere piena cognizione di quello che si desidera significa essere dipendenti da qualcun@.

Appartenenza e dipendenza sono cose che si sviluppano in assenza di consapevolezza, coscienza di se’, su ciò che si desidera. Se sono io a scegliere, senza nessuno che puntualmente mette in dubbio la mia scelta e manca di rispetto alla mia autodeterminazione, io sceglierò solo quello che mi fa stare bene e mi piace. Nulla di più e nulla di meno.

L’appartenenza si sviluppa quando qualcun@ vuole convincerti che non potrai fare a meno di lui. Quando ti dirà che “senza di me non sei nessuno…“. Quando tu sei considerata niente, non più di un oggetto, una proprietà. Dominazione non sta per disumanizzazione del soggetto. Significa anzi che la persona che mi domina dovrà capirmi a fondo, eccitare la mia mente, incuriosirmi, legarmi, con o senza corde, farmi desiderare di restare ed è il verbo “desiderare” la parola chiave.

Perché chi vuole tu appartenga e sia solo dipendente non ha alcun interesse a rendersi desiderabile. Semplicemente ti reclama, ti pretende, non guadagna il tuo piacere, non lo sollecita, non lo stimola imparando a conoscerti più che bene. Non esige alcuna consensualità. Chi ti domina senza opprimerti, invece, semplicemente ti conosce, senza possederti, ti stringe, senza ferirti, ti lega, senza sottrarti un grammo di libertà.

Dominare è un’arte frutto di prassi di decostruzione di dinamiche in cui c’entra il potere. Chi mi domina non ha un potere su di me. Perciò ci sono tanti equivoci in questa materia.

Per l’ultima volta, quindi, proprio no. Non ho affatto scarsa stima di me. Non ho subìto alcun trauma e allora lasciatemi vivere i miei orgasmi e i miei incontri di corpo e mente in santa pace. C’è un bel mercato delle “vittime” all’ingrosso nella bottega all’angolo e se volete esercitarvi l’ego per sentirvi utili con il vostro prossimo potete sempre scegliere il missionariato altrove. Tutto quello che volete ma, please, ora lasciate che lui stringa quelle corde. Forte.

Ps: Erotic Grrlz (diario erotico postporno) è un personaggio di pura invenzione scritto, proposto da una amica (l’editing è mio). Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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10 pensieri su “Nel sesso mi piace essere dominata (no, non ho subito traumi!)”

  1. “Dominare è un’arte frutto di prassi di decostruzione di dinamiche in cui c’entra il potere. Chi mi domina non ha un potere su di me. Perciò ci sono tanti equivoci in questa materia”. Non si poteva dire meglio di così! Grazie. 🙂

  2. è bello ciò che scrivi perchè si legge una piena consapevolezza, una chiara scelta, sei tu stessa che “domini” il gioco decidendo ciò che vuoi essere…e questo è molto importante. Tu lo vuoi, ti fa sentire bene ed è il libero sfogo della tua sessualità: questo non dovrebbe mai essere sottoposto a giudizio da nessun’altro. Tuttavia, ultimamente ho vissuto una forte contraddizione confrontandomi con la mia attuale ragazza, una contraddizione spinta dalla voglia e la curiosità di conoscerla più a fondo e dalle cose che a mano a mano scoprivo del suo passato…viene fuori che lei ha frequentato delle chat erotiche, a volte con relativi incontri, con uomini spesso più grandi, sposati (che di norma definirei dei “porci ipocriti”), con un linguaggio e delle modalità, beh, che mi hanno lasciata un pò inorridita, per quanto io non sia la prima bacchettona arrivata e per me ognuno ha diritto a vivere la sessualità come vuole. Per sua ammissione questa cosa le ha creato problemi in passato, nelle sue relazioni, nel vuoto che provava “dopo”: non era quindi una scelta consapevole e gratificante, ma una via di fuga, una valvola di sfogo impersonale che l’aveva avvolta in un circuito di dipendenza e annullamento di sé, il tutto condito da una sorta di imitazione di certi modelli maschili…Insomma, non è facile riassumere la situazione, ma mi ha lasciata spiazzata: dentro di me giudicavo, cercavo una possibile origine (e viene fuori che lei il trauma l’ha subito) e allo stesso tempo cercavo di farla sentire tranquilla. Ne avevo il diritto? L’ho costretta a confrontarsi con una parte di sé che voleva tenere sepolta, a mettere in discussione gran parte dei suoi modelli…proprio perché la consapevolezza, per me, è fondamentale…e nel suo caso non credo ci fosse. Ma a volte mi pare di sentirmi una missionaria. Ed è difficile non far sentire l’altra persona giudicata o “malata”. O forse la malata sono io.
    Grazie per gli spunti!

  3. “ed è il verbo “desiderare” la parola chiave”…
    Ovviamente vero.
    Ma c’è un’altra parola chiave, senza la quale queste cose non si possono capire, un altro verbo imprescindibile: “giocare”.
    Chi non capisce che BDSM è anzitutto un gioco, un gioco di ruolo, una specie di recita, più o meno rituale, non capisce proprio niente.
    Sono questi che non capiscono il “gioco” a mancare il senso e interpretare in maniera distorta i “fatti”. E quando queste persone hanno per giunta velleità da psicologi d’assalto, ovvero l’illusione di capire l’animo dell’altro meglio dello stesso altro, allora sono veramente guai!
    E’ quello che è successo a te: sei andata a sbattere addosso ad una “psicologa all’amatriciana”.
    La migliore strategia di autodifesa sta nel saggio Dantesco “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”…

    Articolo molto bello e “consapevole”.

  4. Semplicemente geniale la lucidita con la quale esprimi un atavica realtà. La perfetta unione energetica e mentale.

    Complimenti

  5. Sono ormai convinto che la credenza che chi sente il bisogno di essere dominato abbia qualche sorta di turba mentale, sia (almeno in parte) da imputare a tutti quei film e libri che mostrano personaggi disagiati, e che effettivamente alimentano una dipendenza, che va poi a finire sempre in qualche tragedia.
    La domanda adesso diventa: ora che il bdsm si sta sdoganando, e lo facendo dalla parte sbagliata secondo me, (quella dei traumi). Come facciamo a spiegare efficacemente che non siamo dei maniaci violenti, nel caso del Top, o relitti umani senza amor proprio, nel caso del bottom?

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