Erotic Grrlz

Mi piace il sesso che mi lascia i lividi

images2Ho un livido sul braccio. Ne ho un altro su un seno. Il segno di un morso sulla spalla e una macchia scura al collo. Dolorante e piena di buoni propositi mi vesto, coprendo le prove di qualcosa che altri non capiscono.

La prima ad accorgersene è l’amica che dice che deve guarirmi da questa strana forma di masochismo. Che io mi faccia bendare, legare, pizzicare e mordere per il mio piacere a lei non sta proprio bene. Perché a LEI non piace. E se non piace a lei non deve piacere neppure a me.

Mi chiama sottomessa e spiego che sono io a chiedere quello che voglio l’altro mi faccia. Non solo c’è consensualità ma sono io che domino. Dice che è violenza e spiego che la violenza sta, appunto, dove non c’è consensualità. Violenza è anche quella di chi ti impone ciò che devi essere anche se non vuoi. Se domani arrivasse uno a dirmi che devo scopare nella posizione della missionaria e per farmelo fare mi addomestica, mi fa pensare che sono sbagliata, malata, mi obbliga a rivolgermi a uno psichiatra, mi fa anche prendere delle medicine sociali o chimiche o insiste a dimostrarmi che mi piacerà qualcosa che mi annoia a morte, quella si è una violenza.

Ed è violenza quella che compie l’amica che viene a impormi come stare al mondo e si intromette nella sfera della mia sessualità con la scusa di voler fare il mio bene. Non sono una bambina. Sono adulta. E patologizzare, provare a omologare, uniformare, quello che è diverso da te è pratica autoritaria. Lo è sempre perché non c’è mai stata alcuna dittatura che abbia imposto norme dicendo di volerlo fare per il tuo male. E’ sempre per il bene di qualcuno. Il mio, il suo, il tuo, il loro, il nostro.

Poi c’è l’amico che mi guarda come se mi compatisse. Mi ha detto con chiarezza che se incontra l’uomo con cui faccio sesso non vuole parlarci. Pensa io sia alla sua mercè. Perché si parte sempre dalla convinzione che chi pensa quello che tu non condividi sia in qualche modo influenzato da cattive compagnie e in questo caso dall’uomo cattivo. Ed è una gran stronzata, perché mi negano autonomia, il rispetto alle mie scelte e alla mia autodeterminazione che a me è dovuto.

Lui dice che dovrei liberarmi del senso della colpa e la vergogna ma io dico che l’unica colpevolizzazione imposta è giusto da parte sua perché è lui, assieme all’amica, che mi inducono ad aver vergogna. Vergogna perché quello che vivo io è giudicato perversione. Vergogna perché la normatività morde la mia vita e io non ne traggo alcun piacere. E se mi adeguassi a quello, forse, sarebbe masochismo. Di quando ti addomesticano e ti fanno diventare quella che non sei e per avere consenso dichiari fedeltà alle convenzioni sociali.

Sono dei moralisti, in fondo, e non avrei scomodato un simile giudizio se mi avessero semplicemente ascoltato, senza l’assillo perenne, paternalista e autoritario, del soccorso e senza la predisposizione ad un negazionismo delle pratiche di se’ che non gli corrispondono.

Sono dei moralisti perché non sanno niente, non vedono, non sentono, non vivono quello che vivo io, e quando glielo dico mi aggrediscono dicendomi che non devo sperare di fare passare per antico il loro modo di fare sesso. E io dico no, ché qui in discussione sono io, sono le mie scelte, e certo non sono io che impongo una norma al sesso altrui. Sono loro che vogliono imporla a me. Loro. Non io.

Sono dei dittatori, del corpo e della sessualità, e vogliono piegarmi a logiche in cui l’amore puro sarebbe fatto di delicatezze e cuoricini, concedendosi ogni tanto qualche biricchina trasgressione che si traduce in ridicole effrazioni del senso comune, tipo “mangia la cioccolata sul mio fondoschiena” o “facciamolo qui… in questo luogo clandestino“.

Sono anche degli ipocriti, perché generalizzano, si nutrono di stereotipi e poi non accettano commenti quando io so che la mia amica in realtà gode pochino, mi dice che si annoia, e certo non le rivendo la mia ricetta perché lei dice che ha altri gusti e io li rispetto, ma non mi pare sia nella posizione di potermi dettare regole per la mia felicità.

Ho alcuni lividi, devo nasconderli perché altrimenti qualcuno potrebbe anche pensare di chiamare la polizia del sesso ordinato e socialmente puro, non posso parlarne come fanno altri e devo nascondermi, come fossi una criminale, perché c’è chi si scandalizzerebbe e chi giudicherebbe addirittura incompatibile la mia inclinazione con il desiderio di avere un figlio. Eppure vorrei restare incinta, un giorno, col rischio di trovare chi riterrà non compatibili le mie abitudini sessuali con l’amore che vorrò dargli.

Perché questo è il punto. Puoi essere donna se interpreti il tuo ruolo secondo regole precise. Diversamente paghi. Per ogni orgasmo, liquido concesso e voluto, ogni millimetro di carne esposto a quel piacere. Paghi. E paghi molto caro.

Ps: Erotic Grrlz (diario erotico postporno) è un personaggio di pura invenzione scritto, proposto da una amica (l’editing è mio). Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

*Nella foto Bettie Page

12 pensieri su “Mi piace il sesso che mi lascia i lividi”

  1. Stare qui a giustificarsi è già scendere a patti con la moralità.
    Ci vuole coraggio per indossare quei lividi e fregarsene.

  2. Concordo in pieno e a malincuore devo dire che anch’io taccio con alcun@, non con tutt@, dei miei gusti sessuali per evitarmi appunto analisi psicologiche che avrebbero come conclusione o qualche trauma o qualche depravazione, o entrambe. Per quanto riguarda l’estetica dei lividi, io non ne sono fan, cioè rispetto chi lo fa, nei social BDSM che frequento mi capita spesso di vedere foto simili e so che chi si mostra ne è fier@, quindi va benissimo, ma io preferisco i segni lasciati dalle corde.. sò gusti, secondo me sò più belli XXD Però, ad onor del vero, anch’io quando vengo sculacciata o morsa poi, nei giorni successivi, me li guardo allo specchio.. è che non me li fotografo, ecco tutto.. ma mai dire mai =)

  3. Se si è sottomessi si vie una condizione da “paria”, molto più che nell’essere dominante, per meglio dire nel tuo caso fatta oggetto di attenzioni forti, perché se nella nostra società pur se considerato da molti malato è più accettabile chi infligge rispetto a chi riceve, come se la sua fosse colpa più grave.

    In una società dominata dall’ analgesico sembra razionale fuggire il dolore ad ogni costo, nel senso letterale della parola invece che farvi fronte. sembra ragionevole liberarsi dei vincoli imposti dal dolore, anche se ciò sopprime la fantasia, la libertà o la coscienza.( Illich 1975)

    Anche venisse accettato che ci si sottoponga a pratiche spiacevoli per piacere e non per mondare una colpa il successivo ostacolo sarebbe quello di superare il preconcetto che siccome è relativamente semplice liberarsi dal dolore( a volte basta una pastiglia) è ragionevole, di contro chi lo ricerca non riflette come dovrebbe, non percorre gli stessi processi di pensiero condiviso, che il dolore debba essere eliminato.

    Persa la valenza di prova di passaggio necessaria alla crescita anche attraverso il dolore fisico, nella società moderna senza la sua valenza rituale viene percepito esclusivamente come fastidio, resta presente come rito solo in alcuni contesti molto circoscritti come alcuni corpi militari nelle prove di resistenza, ma non è più socialmente diffuso.

    Difficile per me e la mia slave farsi accettare.

  4. E se anche quelli del sadomaso fossero in notevole misura ruoli codificati per quanto non accettati dalla massa? Anche lì in fondo non è libertà sbrigliata ma è libertà di interpretare un codice, una scena, un copione per quanto questo possa essere dissacrante. L’ombra o il rovescio delle regole tende ad essere anch’esso rigido, un po’ come il carnevale ben definito rispetto al potere politico o la messa nera di certo satanismo, costruita col suo rovescio come falsa riga. Personalmente di queste cose non m’intendo ma il dubbio mi resta.

    1. Non è così, Marco, se comprendo il meccanismo; lo è se credi di dover aderire ad un ruolo.
      Mi spiego meglio: chi pratica BDSM è una Persona. Esplicita le proprie pulsioni e si mette in gioco al di fuori della normatività, non per essere dissacrante, bensì per esprimere sé stesso in complementarietà con un’altra Persona.
      E’ solo per capirsi, eventualmente per cercare la complementarietà necessaria, che a quella espressione di sé stesso si cerca di dare un nome. Una volta che gli si dà un nome, inevitabilmente si costruisce un “canone” intorno a quel nome, che viene definito ruolo, ma non è il ruolo a condizionare l’espressione di sé stesso, è il contrario.
      Devi partire da te e trovare il ruolo che ti descriva, non devi scegliere un ruolo e poi volerci aderire a forza

  5. A me piace “dominare”. Sono un maschio cresciuto in un ambiente progressista, anarchico e femminista eppure mi piace essere colui che decide, amo legare il mio partner, essere rude, decidere io dove, come, quando. Eppure non cerco mai la muta sottomissione, la passività rassegnata, il servilismo spaventato, il mio esclusivo personale piacere. Quando vedo che una cosa che sto facendo non da piacere, cambio, provo altro, le domando se preferirebbe altro. Perché io credo che il sesso sia scambio, relazione intima, profonda, sincera. Un atto che implica la totale nudità, e non solo fisica. Però io amo essere il dominatore. Amo giocare con il limite sottile tra dolore e piacere, adoro uscire dal letto con i segni delle unghie sulla schiena e vedere i miei segni sul suo collo o sul suo culo. Per tanto tempo ho avuto sensi di colpa per questo. Mi sono sentito un perverso. Ho pure provato il sesso anale, perché non mi piaceva l’idea che io pretendessi di metterlo nel culo se non sapevo cosa voleva dire prenderlo. Ora leggo questi post e tiro un sospiro di sollievo. Ci sono donne che accettano la loro sessualità senza troppe sovrastrutture sociali e culturali. Grazie. Leggere questo blog mi sta aiutando tanto a capire il mio essere uomo e maschio. Naturalmente accetto e sollecito critiche, suggerimenti e pure dei vaffanculo, basta che riesca a crescere nella mia consapevolezza di genere.

  6. Quello che dovrebbe venir criticato non è l’effetto (e cioè ciò che fai poi a letto), ma la causa.
    E’ il fatto di avere la responsabilità di essere donna ad oggi dove tutto è un limite, tutto è controllatissimo e rigoroso, che poi spinge le donne ad affidarsi all’autorità altrui. C’è chi lo fa nel modo classico: coppia eterosessuale “normale” dove la donna è attratta dalla possenza dell’uomo che o la protegge come una principessa o la sbatte come una banderuola, e c’è chi lo fa con mezzi diversi, come in questo caso, cosa che però è inaccettabile dal senso comune. Forse perchè mette in risalto la reale condizione femminile in un modo troppo incisivo? Forse no, tuttavia è una storia d’impatto ed apparentemente paradossale in un contesto sociale dove c’è l’ipocrita corsa al femminismo. Una corsa dove, come al solito, si cercano di curare gli effetti ma mai le cause. Una donna felice con un uomo protettivo di cui è innamorata, cosa è? E’ una donna che ribadisce l’antico ruolo, che affida la propria gestione ad un uomo. E la ragazza di questo post, cosa è? Una ragazza che affida la propria gestione ad un uomo.
    Il punto è il medesimo, è il mezzo che non piace.
    Però quando si mette in risalto il fatto che in una coppia etero la dimanica sia la stessa non la si va certo a criticare, anzi, quella è una coppia “normale e sana” da cui prendere esempio. E visto che l’ipocrita femminismo di oggi non cura assolutamente mai le cause ma solo gli effetti, ecco che poi l’unica cosa mal vista è una pratica sadomaso, mai la coppia eterosessuale, dove l’uomo deve sì dominare ma con leggerezza e protezione e senza mai usare violenza. Anche, se, si è, sempre, da capo.

    Gli altri hanno poco da commentare cosa sia giusto e sbagliato, e le donne che criticano questi atti come sessisti, si guardino dentro, nelle loro recondite fantasie sessuali, dove arriva l’uomo a sbatterle “come si deve” o dove arriva l’uomo cavaliere che arriva sopra di loro. Idem gli uomini a cui piacciono le donne “normali” da proteggere e gestire.
    Poi sono abilitati a commentare.

    Dici bene, la donna oggi è talmente sommersa da regole che non può nemmeno decidere come voglia esprimere la sua condizione. Sia deve sopportare il ruolo, sia deve contenersi nell’esprimere gli effetti di ciò e la passività è abilitata solo se l’uomo è un dominatore “calmo e dolce”. Se no sei perversa e sottomessa (ma nel classico modo non sei affatto sottomessa, sei “sana” e “naturale”). Eh…

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