Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Marchiate di fragilità. La nuova frontiera del sessismo in salsa antiviolenza!

fragileCampagne antiviolenza buone per rappresentarci come creature bisognose di protezione, così da sollecitare paternalismi e patriarcato “buono” che ritenendoci “fragili” e dunque soggetti deboli potranno esigere di controllarci, sostituirsi alla nostra voce e alle nostre scelte, e potranno essere legittimati a non rispettare la nostra autodeterminazione.

Sono davvero stanca di vedere lividi, crocifissi, la riproduzione di un immaginario che rende le donne mistiche, angeliche, intoccabili, asessuate. Non siamo bambine. Non siamo fragili. Non siamo “deboli”. Questo è quello che piace pensare a chi sul nostro corpo vuole costruire retoriche moraliste, securitarie e repressive.

Se vuoi costruire una cultura del rispetto per ogni persona di questo mondo bisogna smettere di rappresentarci come martiri. Siamo persone, come tutti, e i miei diritti possono essere violati a prescindere dal fatto che io sia la Madonna o una semplice creatura umana, imperfetta, che non ha alcuna dimensione di santità.

Questa rappresentazione mi danneggia. Convince te che io sono una bambina e che puoi sostituirti a me nelle mie decisioni, che per il mio bene tu potrai fare qualunque cosa, incluso il fatto di considerare il mio corpo la tua personale palestra di politiche securitarie. Mi danneggia perché ti permette di giudicarmi incosciente e irresponsabile se uso il mio corpo in modi che per te non sono consentiti e dunque tu mi reputerai colpevole se non tenendo conto della fragilità che mi attribuisci vivrò esperienze disobbedendo alla tua morale e mi succederà qualcosa.

IomisalvodasolaMi danneggia perché crea una divisione tra le vittime per bene e quelle per male. Perché ogni volta che io mostrerò il mio volto umanamente arrabbiato invece che patetico e piangente tu potrai dire che non sono neppure così tanto donna avendo identificato la donnità con una fragilità che è parte del copione retorico di una cultura stereotipata e sessista che tu stess@ riproduci.

E dunque posso ammettere che queste sciocchezze possa metterle in circolo una persona che di queste cose non sa niente ma se pretendi di fare campagna contro la violenza sulle donne allora il minimo è che tu ti informi e smetti di usarmi come oggetto di marketing istituzionale per ricavare consenso sulla tua area di governo e sulla tua iniziativa.

Sai che c’è? Che se io vedo un cartello così alla tua iniziativa non partecipo affatto. Rappresentami forte, anche arrabbiata, in grado di salvarmi da sola, non funzionale a logiche repressive, e allora, forse, potrò dirmi un minimo interessata. Forse.

Ps: Sarebbe forse il caso di riassumere le iniziative italiane a cura di assessorati e varie commissioni pari opportunità che invece che farci bene ci stanno facendo solo male. Poi vorrei capire: i soldi impiegati in queste campagne/iniziative, sono soldi pubblici? Quanto costano? Ché ancora non abbiamo capito quanto sia costata la statua “Violata” di Ancona, per dire…

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3 pensieri riguardo “Marchiate di fragilità. La nuova frontiera del sessismo in salsa antiviolenza!”

  1. Tra l’altro… Da dove viene quest’idea di fragilità? Quando la donna ha incarnato nella sua concreta realtà questa fragilità? Guardi indietro, forse ieri? Guardi alla storia recente e remota… Dov’é questa donna bisognosa di protezione? In quale angolo!? Allora interroghi le anziane… Forse ieri… Ridono! Fragili le donne? Deboli noi? Huahua…

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