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#NoTav: della sacralità delle divise e delle scomuniche mediatiche!

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Di quel che rappresenta la figura femminile nella propaganda di guerra e di regime ho scritto QUI. Degli effetti della presa di distanza della ragazza dalle interpretazioni mediatiche circa il presunto bacio alla visiera del poliziotto ho accennato QUI. Poi potete trovate una descrizione della giornata di manifestazione e la narrazione NoTav, con una lettera scritta da Marta, nel post delle Sguardi Sui Generis. Un comunicato di Rimake/Communia, collettivo di genere di cui fa parte Nina: QUI.

Dueparoledue su quello che questa cosa credo abbia significato nelle dinamiche di movimento.

Le donne borghesi tutte lottaNONviolenta e simbolo femminista brandito come fosse un crocifisso hanno usato la foto del NON bacio per addomesticare le movimentiste e fare la loro solita retorica contro la violenza machista (quella militante… di quella dello Stato paternalista e autoritario, invece, se ne fregano). Regalando, di fatto, come sempre, una visione viziata della questione e tra l’altro attribuendo violentitudine, accreditando la narrazione criminalizzante dei media, invece che prestare ascolto a quella del movimento che giammai farebbe male a nessuno. Quindi hanno usato la foto per definire “machiste” altre modalità di lotta (e immagino che le donne che non facciano tali distinzioni siano giudicate maschie pure loro, nella più fedele interpretazione dicotomica in cui ci sono buone vs cattivi, come piace al PD e alle filoistituzionali).

Alcuni pezzi di movimento hanno invece messo a paragone le pratiche della “vera” donna “NoTav” accanto alla falsa “NoTav”, per la gioia de La Stampa e di Repubblica. E io non mi riferisco a chi formula una critica, in una dialettica più che legittima, sulla base di una lettura del percorso di movimento, delle pratiche di lotta e tutto il resto, ma di voci a margine che usano uno sguardo moralista e giudicante per dividere le militanti perbene da quelle permale, giacché se impieghi fisicità, corpo sessuato, com’è ad esempio nelle slut walk, non cumuleresti sufficienti punti militanza e diventeresti lesiva del decoro e della decenza di un movimento.

Sperando vivamente che la faccenda si chiuda qui io mi concentrerei sul comportamento dei media. Come una ragazza di vent’anni viene eletta a santa, con versioni romanzate in cui tra fumi e fiamme (ma dov’erano???) emergerebbero le ali angeliche di una baciatrice che ha attizzato i giornalisti, e dopo un attimo, quando lei dice che non c’entra niente con quelle interpretazioni arbitrarie, come viene ricacciata negli inferi e si faccia emergere la “professionalità” e la capacità di resistenza del poliziotto che subisce le provocazioni di una poco di buono. Come i media, perciò, usano chiunque e qualunque cosa per criminalizzare un movimento e operare una divisione tra buoni e cattivi.

Sintesi.

La Stampa 17 Novembre:

È come se calasse il silenzio, fra i clangori di un corteo, i volti d’ira e le paure. Il bacio è silenzio. Lei è una brunetta, un volto da francesina, una disadorna frangetta di capelli, gli occhiali, un orecchino punk, le mani sottili con cui accarezza il casco dell’agente di polizia, che bacia sporgendo le labbra.  

Lui ha un volto tenero, e socchiude gli occhi ancor più teneramente, come se credesse davvero a quel bacio. Anche noi ci crediamo.

La Repubblica 17 Novembre:

Un gesto che dice molto. A esempio che si può manifestare senza violenza e diventare simbolo della protesta. (…) La ragazza bacia agente sul casco.” (Tale didascalia è stata oggi corretta)

La Stampa 18 Novembre:

Biografia della badgirl e la domanda che stabilisce un indirizzo: “Perché accanirsi in questo modo?” (contro il poliziotto, si intende)

La Stampa 18 Novembre:

Lo stesso giornale che parlava di volto alla francesina, volti teneri e romanticherie varie affida la narrazione alla polizia.

Bacio? Diremmo forse meglio un tentativo fallito di provocazione risolto grazie alla professionalità del nostro operatore (…) E’ stato un gesto fondamentalmente ostile, e che quasi rasenta un reato penale, oltraggio a pubblico ufficiale. Il collega ha mantenuto i nervi saldi, è stato ineccepibile sul piano professionale, nessuno di noi cade in questi equivoci. (…) Dopo il bacio sulla visiera, la ragazza che era stata gentilmente allontanata, si era infilata due dita in bocca, le aveva bagnate di saliva e poi aveva tentato di toccare il volto dell’agente. Francamente, non mi sembra un gesto granché romantico. Un’altra ragazza, poi, aveva leccato la visiera di un altro poliziotto, insomma, a questi episodi va dato solo il significato che hanno, e non altro.

Repubblica, 17 Novembre (after smentita della ragazza) parla di sfottò e tiene a fare notare le presunte divisioni interne al movimento. Come si volesse fare intendere che nel movimento NoTav esiste una pedagogia che indurrebbe in alcune direzioni invece che in altre.

Peccato che chiunque abbia partecipato alle manifestazioni e ai percorsi dei e delle NoTav sa perfettamente che non esiste una pedagogia movimentista né bisogna fare nulla di particolare per acquistare punti militanza. Anzi. Da sempre c’è rifiuto di fare divisioni tra buoni e cattivi e puoi vedere famiglie con bambini, persone di ogni età e genere, quelle che suonano i tamburi e quelli che giocano, ballano, marciano, partecipano.

Repubblica 18 Novembre:

ti fa vedere una foto che sicuramente è presa da facebook. Non so se la ragazza ne abbia concesso l’uso. Anche qui da rappresentante della non violenza lei viene degradata a odiatrice di divise con tutto quello che comporta. Intervista schieratissima, volta al rispetto per divise e con un giudizio di merito contro Marco stabilendo che sia lui quello che avrebbe fatto una cattiva figura in relazione alle istituzioni.

In tutto ciò, appunto, come dicono le Sguardi Sui Generis e trovi scritto anche su InfoAut, i media hanno trovato il modo di spostare l’attenzione piuttosto che parlare di una manifestazione bella, riuscita, dove evidentemente non c’era nulla di sbagliato da raccontare per continuare a dare dei NoTav l’immagine dei cattivi nemici dello Stato.

InfoAut, infine, tiene a dire che proprio perché alcune reazioni dei media sono prevedibili:

E’ necessario però riflettere sull’importanza di portare ancora maggiore attenzione ad alcuni gesti e ad alcune pratiche di contestazione..questa vicenda ci mostra benissimo infatti come i media agiscano in un modo ben preciso, ingrandendo a loro piacimento la portata di una vicenda particolare per renderla “fatto centrale” di una narrazione (di parte, la loro!) destabilizzante per i loro nemici (il movimento)!..

E’ la stessa operazione portata avanti il 19 ottobre, quando ci si concentrò unicamente sulla dinamiche di scontro ignorando tutto il resto della giornata.  (…)

A questa si aggiunge la volontà di destabilizzare le relazioni “interne” alla lotta NoTav, costruendo una frattura tra opzioni di lotta conflittuali e non, utili per giustificare qualche nuovo articolo (…) sul tema della divisione e la prossima rottura del movimento..

Allo stesso modo un appello: bisogna star attenti a non crollare subito nelle trappole del mainstream, a non mettersi a giocare al loro livello..nell’era dell’informazione socializzata, le notizie vanno e possono essere sempre verificate prima di prenderle per buone!

Leggi anche:

2 pensieri riguardo “#NoTav: della sacralità delle divise e delle scomuniche mediatiche!”

  1. Mi chiedo a questo punto perché andarci dietro a questi media che adattano la realtà alla letteratura e quando gli riesce male se ne lamentano…

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