Dal diario di Giuliana.
1 novembre
Sono chiusa in casa e sto aspettando che il proprietario si sposti dall’ingresso perché altrimenti perdo quel misero lavoro che ho. Gli avevo detto qualche giorno fa di avere pazienza ma ha mandato qui sua moglie che mi ha detto che se non vado via entro la fine del mese arrivano con la polizia. Forse lui potrei convincerlo ad aspettare ma lei è una grande stronza. Non gliene frega niente di lasciarmi in mezzo alla strada. Mi ha detto che posso andare a dormire da un’amica. A lei non importa. E dov’è l’amica che mi può ospitare? E poi che faccio? Ho paura.
4 novembre
Oggi ha bussato il padrone di casa con un altro uomo e sanno che io sono sola. Non ho aperto. “Sappiamo che sei in casa. Apri.” mi dicevano. Hanno fatto un gran casino sul pianerottolo. La gente avrà sentito tutto. Mi vergogno tanto. Ho messo le mani alle orecchie per non sentire il suono del campanello. Poi ho avuto una crisi di panico. Per un attimo ho rischiato di non respirare più e il cuore correva all’impazzata. E’ brutto se penso che quasi sarebbe meglio che morissi? Chiudere gli occhi, non sentire più niente, smettere con lo stress, smettere la fatica e tutto quanto. Sono davvero stanca.
6 novembre
Dopo il lavoro sono riuscita a fare un po’ di spesa e quando sono arrivata c’era la proprietaria che mi guardava come se volesse augurarmi che tutto mi andasse di traverso. Sono scappata e correndo per le scale ho raggiunto la porta in un attimo. Soliti due o tre trilli del campanello per ricordarmi che il mio posto non è qui e poi lei è andata. E per fortuna non ho più il telefono, perché era un continuo essere tartassata da persone che volevano soldi per qualcosa. Dovrei trovare un altro posto ma sono così stanca e depressa che non trovo la forza e non ho più idee. L’immobilità è il prezzo emotivo che si paga quando c’è chi pretende da te che tu paghi con il sangue per esistere. Ho mangiato qualcosa, senza provare alcun piacere. Poi mi sono messa a letto e ho chiuso gli occhi sperando di riuscire di smettere di pensare.
8 novembre
Sono arrivati con la polizia. Hanno bussato e io non ho risposto. Avevo lucchettato tutto e mi sono chiusa dentro. Il proprietario non ha voluto sfondare la porta. Sentivo che dicevano che avrebbero aspettato il momento in cui io sarò fuori e poi cambieranno la serratura. Non posso stare barricata dentro. Mi stanno venendo gran brutti pensieri e non ne posso più degli insulti che ricevo. C’è quella donna che è davvero perfida. Lo so che è la proprietaria e che la casa è sua. Ma certe volte capita che vedi quel ghigno sadico nel volto di chi approfitta di una tua debolezza per infierire, con le parole, i gesti, i giudizi. “Avresti dovuto pensarci prima… bella mia” mi ha detto una volta. Ma prima di cosa? Voglio dormire.
10 novembre
E’ passato un mio amico e mi ha detto che ha seri problemi di sopravvivenza. Sta da sua madre che è anziana e malata. Vivono della sua piccola pensione e lui non sa che fare. Dice che certe volte la disperazione è tanta che pensa di volersi suicidare. Era venuto a chiedermi se poteva stare da me. Gli ho detto che mi stanno sfrattando. Ha poggiato la testa su un angolo della stanza e ha chiuso gli occhi. Aveva bisogno di dormire pure lui…
Queste sono solo alcune delle cose che prova chi è in quella situazione. Senso di impotenza, rabbia, frustrazione, amarezza, depressione, immobilità. A tutto questo bisogna pur dare una risposta che sia politica e generale. Bisogna.
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