Antisessismo, R-Esistenze, Sessualità

Quella ragazza vada via da scuola per gli scatti “osè”!

Chissà se in questa scuola di Prato faranno una delle iniziative incluse nel circo degli eventi antiviolenza di novembre. Può anche essere che ragazzi e ragazze dovranno fare un tema che parli di femminicidio e poi dovranno anche fare un’assemblea per parlare di cadaveri trascurando il fatto che prima di quella roba lì bisogna capire come funziona con le persone vive.

Scrivono che una ragazzina avrebbe fatto degli scatti “osè” e altri li avrebbero diffusi online. Perciò lei è diventata lo zimbello della scuola, con gente che l’ha presa di mira e l’ha massacrata di molestie, e la sua scuola, invece di mollare una bella lezione antisessista a questi alunni e alle alunne, per dire che il problema non è lo scatto “ose'”, nè il fatto che puoi trovarli online, salvo per il fatto che non è lei che ha scelto di mettercelo e dunque diventa una grave violazione della privacy, ma il problema è la reazione sessista a tutto questo.

Ed è sessista anche il fatto che si indichi la ragazza come colpevole e si punisca a tal punto che “per il suo bene” si suggerisca si ritiri dalla scuola. Perché è sempre così. Sessuofobia vuole che sei tu che devi vergognarti, te la sei voluta, e dunque non puoi cedere alle fantasie, farti una foto come ti pare e non viene neppure spiegato a ragazzi e ragazze come si sta nel web.

Sarebbe stato utile, ad esempio, un workshop per parlare di netiquette e di privacy. Per dire che la rete non è neutra ma che comunque le ragazze possono trovare ottimi strumenti di autodifesa. Per raccontare che l’odio che colpisce qualcun@ in rete non è né maschio e neppure femmina perché esistono cyberbulle e cyberbulli.

E’ troppo comodo dire a una ragazzina “ritirati” dalla scuola. Ritirati perché? Di che si parla? Perché infine vince la prepotenza e la cattiveria altrui? Perché vince il moralismo? Perché una ragazzina dovrà sentire di aver fatto chissà quale cosa sbagliata?

Questa è una società di bigotti, sessuofobi, integralisti e fanatici. Ed è una cosa che impari dall’infanzia.

Fatevi forti, belle mie, non sono loro che devono dettare legge. Provate a capire come funziona per non farvi male ma non fatevi cacciare da nessuno e da nessun luogo. Vadano via loro se lo vogliono. Vadano a quel paese, tutti quanti.

Ps: una cosa dovete saperla. Se fate una foto “osè”, volete pubblicarla, e siete minorenni, per la legislazione italiana è pedopornografia. Lo è per chi per chi la scarica e per chi la scambia con un’altra foto. Se tu sei minorenne e scambi la tua foto con quella del tuo amico coetaneo, rischi di finire nella rete della caccia ai pedoporno online. O ci finisci tu o magari i tuoi genitori se il computer che usi è il loro. Ed è questo il rischio. Perché le regole sono repressive, per la salvezza dei minori. Funziona così, per tutelare te. Ed è te che riguarda questa cosa. Anche se non facevi nulla di male. Fai attenzione. Tutela la tua privacy.

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6 pensieri riguardo “Quella ragazza vada via da scuola per gli scatti “osè”!”

    1. Alfabetizzazione. La rete è piena di analfabeti digitali. Invece di agitare il mostro che starebbe dietro la tecnologia bisogna spiegare a tutti/e come funziona e che possibili effetti produce ogni azione che tu compi in relazione alle leggi esistenti e alla sociologia o al metro di linguaggio che la rete usa.

      1. Giusto, e infatti l’ultimo paragrafo è prezioso.
        Ma non è solo questo, come d’altronde traspare dal tuo post. Perché se a girare fossero litografie o dagherrotipi, o anche ritratti acrilico su tela, resterebbe lo stesso stigma.
        Il punto è che chi non ha fatto niente di male, al di là della legge ferocemente idiota che citi, non deve accettare nessuno stigma, e quelli che stigmatizzano chi non ha fatto niente di male dovrebbero essere schifati a vista.

  1. Non credo che questo convenga ai mietitori professionali di dati personali, dunque difficilmente verrà sponsorizzato qualcosa a riguardo, nè da parte del pubblico (quei dinosauri che non capiscono la rete e la vedono come minaccia all’ordine pubblico) nè dal privato (che ama i clienti disinvolti e infantili come ogni buon capitalista). In altre parole è una lotta solitaria. Quanto all’applicazione della legge, la Rete, apparentemente un mezzo come un altro sottoposto al potere degli Stati, è una sorta di zona grigia: per capirlo basta farsi la domanda se conta il posto da dove si pubblica un contenuto o il luogo d’arrivo dove è ubicato il server. Non ho mai ricevuto una risposta chiara e molti siti rispondono “tutt’e due” o citano evasivamente “leggi nazionali e internazionali applicabili”. Ma quali?

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