'SteFike, Culture, Satira

Under the dome of facebook (sotto la cupola di faccialibro)

Psicodrammi su facebook. Lei e lei. Una fa un commento politico su una vicenda, l’altra pronuncia una frase tipo “ahah, t’ho beccata, allora stai dalla loro parte” e ti toglie “l’amicizia”.

Togliere l’amicizia su facebook è diventato l’atto politico più forte di questa epoca. Una volta si facevano le grandi e belle manifestazioni, pro, contro, boh. Ora si toglie l’amicizia. Dopodiché, per completare il cerchio, si rivendica perfino l’azione politica e si scrive uno status criptico al cui contenuto si pensa anche per discreto tempo.

Non sopporto quelle che dicono A e poi fanno B!” e tu dovresti anche capire. Seguono solitamente commenti tipo: “?” o “uh?” ed ella risponde “chi sa… capisce…“. Ma capisce che? Tre quarti dell’umanità, per non dire TUTTI, dicono A e poi fanno B.

Tipo: sai, non vesto mai con i colori scuri. Il giorno dopo la vedi con un cappottone nero. O: sai, non farei mai una cosa del genere… e il giorno dopo gliela vedi puntualmente fare. Dopodiché, non è per infierire, ma se hai tolto l’amicizia della persona che dovrebbe “capire” come fa a leggerti?

E qui avvengono le operazioni strategiche degne di Macchiavelli. Cambi l’opzione privacy della bacheca per consentire all’altra di leggere quello che dici, perché si sa che il toglimento d’amicizia ti scatena quel non so che dentro che  ti fa diventare peggio che una stalker. M’hai tolto l’amicizia? E allora, anche se prima t’avevo lì a disposizione e manco ti cagavo, perché si sa che le “cose” è bene avercele in dispensa giusto per accorgerti che esistono quando mancano, da quel momento in poi mi sento privata della possibilità di accesso ai tuoi reconditi pensieri.

Ma come: non mi fai entrare nella tua bacheca? E in questo caso non si fa quello che ogni persona mentalmente sana farebbe per ovviare alle distanze, tipo che, valla a trovare, falle una telefonata, se la conosci per davvero. Eh no. Mi invento le strategie più stravaganti, degne di un agente segretissimo, al limite del persecutorio, per poter avere notizie tramite gli amici degli amici degli amici (che su facebook non vuol dire che fai parte di Cosa Nostra ma in quanto a clan non stanno male manco lì). E dunque, dicevo, contando su questa perversione mistica l’altra disattiva la privacy, mentre ritiene di essere guardata scrive anche un altro paio di status un po’ meno stitici. Il secondo più o meno fa così:

prima dicevo che c’è chi dice A e fa B? Mi sbagliavo. Fa anche C e questo è gravissimo. Bisognerebbe avere più coscienza politica.

E alla prescrizione scatta l’applauso. Piovono i like da parte di quelli che a questo punto, ciascuno per se’, ritengono di aver capito veramente tutto. “è successo anche a me…” fa una, e tu dici: ma ti è successo esattamente cosa?

L’altro status raggiunge vette di poesia inestimabili. Perché il riferimento ha da essere comunque e sempre necessariamente criptico ma per ottenere qualche like bisogna pur sapere che non si sta lanciando in mare una bottiglia invisibile. Parole forti, piene di significato.

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L’apoteosi dei like. Si potrebbe fare un partito con quei like. E dunque, soddisfatta per aver dato prova di coerenza, per la ottima riuscita dell’azione politica, avendo anche registrato qualche commento piccato di chi approfitta per togliersi sassolini dalle scarpe contro altra gente che lì proprio neppure c’è (“bisognerebbe dirlo a quelle che pensano che la mostarda sui carciofi non va bene“) o di quelle che aggiungono cripticume a cripticume (“cara, lo sai che ti sono vicina… forse ho capito di che parli…“) a questo punto si procede con la riproposizione privacy per la bacheca. Da questo momento in poi l’altra, quella esclusa dalla tua vita virtuale, non potrà proprio più vedere niente.

Ultimi minuti di autocelebrazione, stacco sulla lunga quantità di commenti non sense, si torna alla persona dis-amiciziata. Sulla sua bacheca c’è un sorriso in risposta del “t’ho beccata” e poi la tizia era dovuta scendere a fare la spesa e prendere i bambini. Di tutto il delirio autoreferenziale che stava di là non ha visto e non vedrà mai nulla.

NB: ovviamente può anche succedere il contrario. Che una leva l’amicizia ma non dice assolutamente nulla o chi, semplicemente, avendo chiaro che il mondo sta fuori da facebook, banna la gente solo quando è un vero rompimento di ovaie.

Altro psicodramma. Lui e lei sono separati. Lui ha messo un like sotto un video di una amica. E che vorrà mai dire? E che deve voler dire? E’ un like… non è ‘na dichiarazione di intenti governativi. Ed eccola, la vedo, si mette in posa di resistenza ché ormai è partigianeria resistere e resistere su quella pagina abortendo i vaffanculo per non fargliene accorgere. Infine lei proprio non ce la fa e cede. Un commento. Si mantiene sul vago.

Niente di eccezionale… il video” tanto per far capire due cose sostanziali. La prima: non credere che il territorio sia tuo perché noi siamo ex ma se non mi vuoi vedere allora sei tu che devi smollare. E secondo: tu c’hai messo like e io per dispetto dico che è una cagata. Così. Per sfregio. Dopodiché ha finito la missione.

Sta certa che quel commento vago cambierà le sorti del mondo e lui sarà concentratissimo per capire “e che caxxo voleva dire?“. E lei ora sa, che lui sa, che loro sanno. La titolare della bacheca su cui si celebra sovente questo tratto di inseguimento, nel frattempo, pensa: prima o poi li banno. Tutt’e due.

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