Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#Stupro in caserma: mele marce? E’ l’albero che fa difetto!

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Di ieri la notizia di un arresto con l’accusa di stupro su due donne, una delle quali agli arresti domiciliari e l’altra in commissariato, per tre agenti della polizia. Analoga vicenda, più o meno, avvenne in un’altra caserma, sempre a Roma, dove tre carabinieri e un vigile avrebbero stuprato una donna. Uno dei carabinieri accusati è stato reintegrato in servizio.

A Genova un poliziotto, già condannato per le vicende di Bolzaneto, è stato condannato per aver stuprato quattro donne. A Bologna  un poliziotto è stato condannato per aver avuto sesso in cambio di permesso di soggiorno.

Potrei continuare elencando la serie di crimini, violenze, femminicidi, commessi da militari nei confronti di straniere, per lo più, prostitute ricattabili, donne, mogli, fidanzate.

Non sto dicendo che sono tutti uguali, come non lo sono d’altronde gli uomini, ma a prescindere dal fatto che siano militari arrestati da altri militari che fanno pulizie di primavera c’è che questa gente viene indicata come riferimento per le donne che subiscono violenza. Sarebbero quelli sensibili ai ricatti, sessuali, molesti, violenti e persecutori, che le donne subiscono. Sarebbero quelli che dicono di saper agire i contesti di oppressione, soprattutto quelli, in cui una donna può trovarsi a vivere.

Invece ci troviamo con gente sessista che non ha nulla di più e di meno di un qualunque cittadino, tamarro e ignorante, che decide di andare in ronda. Anzi. La divisa e il diritto/dovere di sorveglianza sulla nostra vita dà a questi uomini ulteriori strumenti di ricattabilità e oppressione in un rapporto totalmente impari, in special modo se io sono una migrante senza un permesso di soggiorno e sono obbligata a stare zitta e accettare tutto pur di non essere espulsa dalla mia vita.

Ci ritroviamo con gente che viene pagata con i nostri soldi e che non ha la minima sensibilità, formazione in fatto di questioni di genere. Per dimostrare che qualcuno di questi militari ha una qualche responsabilità servono indagini, video, prove, cose concrete, e non sappiamo, certo, quali e quanti offese vengono inflitte alle donne delle quali omertosamente si potrebbe tacere.

Quante battute da bar? Quanto sessismo circola in quelle caserme? Quali sono le considerazioni che vengono fatte sulle donne, sulle migranti, sulle prostitute, sulle lesbiche, i gay, le trans. Quanta omofobia e sessismo si possono trovare diffusi tra queste persone alle quali le donne dovrebbero rivolgersi per tentare di risolvere i propri problemi?

C’è poi un modo scorretto di trattare le notizie che parlano di questi fatti. Negli articoli che parlano della ultima accusa a tre poliziotti si abbonda in imprecisioni. Lo stupro che viene chiamato rapporto sessuale, loro che vengono definiti mele marce.

E se tra tutori e militari passa questa versione superficiale, se giusto loro non capiscono che il problema è di cultura, è strutturale, è di mentalità e non serve il mostro, il cattivo, perfido e disumano, l’anormale, a commettere violenze contro le donne, se giusto loro non capiscono che tra umani, fuori e dentro le caserme, non esistono mele marce perché é l’albero, nel suo insieme, che non va, a maggior ragione se quell’albero è una istituzione militare, machista, che fa della sorveglianza e del controllo per “il tuo bene” una perenne occasione di abuso di potere, violazione di diritti, moralizzazione delle scelte, se non capiscono questo, come potrei io immaginare di potergli affidare la mia “sicurezza”?

L’ho già scritto. Io mi salvo da sola. Ché i poliziotti imparino qualcosa, vadano a scuola, a fare formazione, per capire di che parlano quando si parla di violenza sulle donne, perché che si arrestino tra loro non ha neppure senso e perché davvero, temo, non abbiano capito proprio niente.

Leggi anche:

Poliziotto, condannato per stupro a 4 donne (gente così dovrebbe tutelarci?)

Un pensiero riguardo “#Stupro in caserma: mele marce? E’ l’albero che fa difetto!”

  1. Forse l’albero che fa difetto è la razza umana. Ma ben venga che non si dica subito, senza aver fatto chiarezza prima, che i responsabili sono casi a parte, deviati, singoli casi, ecc. Come ho scritto altrove questo potrebbe essere anche vero ma mettere in discussione l’ambiente in cui i reati sono maturati non fa mai male

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