Antiautoritarismo, Antirazzismo, Precarietà, R-Esistenze

Cadaveri nel Mediterraneo in nome del profitto

2356763-ragusa

Anni fa vidi un cadavere arenato sulla riva, come una medusa, una conchiglia, un ramo, un pezzo di immondizia che il mare restituisce alla terra. Lo vidi in un angolo di mondo dove mi piace correre, nuotare, prendere il sole. Irriconoscibile, senza un volto, gonfio di quel mare che aveva tentato di varcare, emanava un fetore di morte misto alle macchie di petrolio che le piattaforme ormeggiate al largo lasciano sfuggire, sconfitto da scafisti, leggi, torturatori, protettori della fortezza Europa, reso invisibile da leggi razziste e disumane, rimosso dall’attenzione pubblica grazie ad una opera di ripulitura della notizia in se’:

– Trovato corpo di immigrato buttato a mare dallo scafista.

E mi va anche bene che lo scafista sia visto come l’esecutore della banalità del male, ma lo scafista esiste perché esistono leggi che vietano ai migranti di attraversare il mare legalmente. Esistono perché in tutta l’Europa ci sono lager cui i migranti sono destinati, in cui vengono rinchiusi per insegnare loro a perdere gli ultimi grammi d’umanità che durante quel lungo e difficile viaggio gli sono rimasti. Ma non volevo parlare di questo quanto raccontare la reazione delle persone che quella spiaggia la attraversavano. C’era il volenteroso, dispiaciuto, perché da quelle parti di persone buone ce ne sono tante, che rischiano la vita, fanno cordoni umani per salvare altre persone. C’era la signora rammaricata. C’era il pragmatico. C’erano poi quelli che passavano dicendo “oh, poverino… fa impressione” e continuavano la loro passeggiata, corsa, quel che stavano facendo.

Ecco. Quando io leggo le notizie in prima pagina di morti immigrati nel tentativo di raggiungere l’Italia, mi vengono in mente quelle persone lì, ovvero coloro i quali dicono “oh poverino… che impressione” e poi continuano a fare quello che facevano.

Di tutti quei morti siamo responsabili tutti. Noi che stiamo dalla parte del mondo protetto dalla pronosticata e fantasiosa “minaccia” di invasione di persone che qui vorrebbero trovare un destino diverso. E’ nostra responsabilità. Nostra. Delle nostre leggi. Dei lager che predisponiamo per accoglierli e imprigionarli sulla base della loro etnia. E’ responsabilità di chi giorno dopo giorno costruisce una retorica razzista, una propaganda d’odio che demonizza lo straniero facendo in modo che questo processo di disumanizzazione renda queste morti indifferenti. Li vedi morti, tutti in fila, e ti emozioni giusto quanto ti emozioneresti nel vedere morto un topo. Oh poverino… che impressione!

La parte più ipocrita è riservata ai commenti in cui ci si dispiace di più se il morto era una donna incinta, perché fondamentale condire di retorica antiabortista, con massima valorizzazione dell’embrione, pure la questione dei migranti, oppure quando ci si dispiace del fatto che a morire sono dei bambini.

Cosa attribuisce più valore ad una persona? L’età? Il sesso? La capacità riproduttiva? Di che stiamo parlando?

Poi penso che il governo attuale ha piazzato lì una ministra che fa da specchio per le allodole. Serve sostanzialmente a beccarsi insulti razzisti così il governo può dire che la sua politica invece, figuriamoci, non è per nulla razzista. Ma la fortezza europa è il prodotto del modello economico voluto anche dall’attuale governo. E’ il prodotto della Turco/Napolitano e poi della legge Bossi/Fini. La differenza tra governo di destra e di centro sinistra è che la destra dice che i Cie sono hotel a cinque stelle e il Pd dice che vanno umanizzati perché oh poverino… che impressione, dopodiché si passa avanti.

Non so perciò cosa mi fa più arrabbiare in realtà. Se il fatto di essere impotente e vedere qualunque iniziativa di opposizione politica, anche di compagne e compagni, contro le leggi razziste e i Cie demonizzata e criminalizzata, o il fatto di continuare a subire queste prese in giro perenni in cui dispiacersi dei cadaveri fa tanto Famiglia Cristiana ma per il resto poi chissenefrega.

Dopodiché sapete qual è il paradosso? Che queste notizie tragiche che arrivano vengono usate in Europa a partire da chi sostiene che la situazione in Italia è intollerabile, che noi non possiamo subire il peso di tanta responsabilità, dunque c’è chi sta parlando di supporto europeo alla mattanza di gente che tenta di attraversare il mediterraneo. Più sorveglianza, più lager, più “aiuti” all’Italia per fare lo sporco lavoro di sbirri d’Europa che facciamo.

Come si fa, davvero, a giustificare tanto orrore in nome del profitto? Come si fa? Perché tenere subordinate classi sociali, generi ed etnie ha certamente uno scopo. Se sei povero e ricattabile ti si può sfruttare e se resti nella tua terra a farti sfruttare io che sono un capitalista posso delocalizzare dalle tue parti, passare da benefattore, appropriarmi di beni comuni, monopolizzare le tue risorse, toglierti le terre, le materie prime e poi pagarti un dollaro al giorno per la produzione che mi offri…

Resta nella tua terra, caro straniero, e manda qui da noi soltanto quelli che accettano di fare la mandopera al posto di indigeni locali che certi lavori non li fanno più. Mandaci le donne a fare le badanti e le colf perché qui dobbiamo anche dire che le donne hanno raggiunto la parità e se però non c’è un’altra donna che tiene figli e anziani il welfare ci va a monte. Mandaci braccia, corpi, culi, gambe, tutto fuorché la testa, di persone che manterremo in condizioni di altissima ricattabilità. Perché se qui acquisisci diritti poi come faccio a sfruttarti e dominarti?

Annunci

5 pensieri riguardo “Cadaveri nel Mediterraneo in nome del profitto”

  1. chiaramente daccordo.
    e ormai siamo anche noi, i “cittadini”, in condizioni di altissima ricattabilità. e lavori che gli “italiani” non vogliono fare più tra un pò non ce ne saranno più.

  2. E’ una vera tragedia, non ci sono parole. Condivido la tua attenzione al fatto che una vittima sia una vittima, indipendentemente dal sesso. Penso tuttavia che le attenzioni che si rivolgono alle donne incinte, in questi casi, siano naturali, dato che è una condizione che ci può porre in una condizione di temporanea fragilità.. Dico questo per sottolineare che il vero problema è il continuo richiamo a vittime o rischi che corrono le “donne e i bambini”. Avete mai sentito o letto commenti indignati delle femministe a questa discriminazione? Non è umiliante per una donna adulta e sana essere paragonata ad un bambino? Mi è capitato di essere coinvolta in una situazione di rischio (in mare) e, in momenti del genere, di fronte ad un possibile disastro, non c’è differenza di sesso che tenga…Questo mi indigna, soprattutto perchè sono le stesse donne, giornaliste e politiche in primis, a sottolineare questa condizione di inferiorità,;e magari in altri contesti rivendicano i ruoli delle donne in ambiti tradizionalmente maschili, quali esercito, polizia ecc. Mi sentirei fiera se le varie Zanardo, Boldrini ecc, rifiutassero la dicotomia donne uguale bambini. Non è forse questo il vero femminismo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.