Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione

Di #Boldrini, di demoni ed eroi, di odio e tifoserie sul web

Finché si parla di critiche che le arrivano da uomini allora gli si può dare facilmente dei maschilisti giacché lei verrebbe criticata in quanto donna e non in quanto presidente della camera che afferma alcune cose sulle quali si può anche dissentire. Se le critiche però le arrivano da altre donne ecco che si tira fuori il solito cliché della guerra tra donne, le donne che odiano le donne, dunque puoi girarla come ti pare ma questa figura istituzionale non la puoi proprio criticare mai.

Salto la parte che racconta di una Boldrini criticata in quanto donna di potere (invidia di classe? :D) e addirittura perché verrebbe meno ai suoi doveri femminili (?!?), perché mi sembra davvero un insulto all’intelligenza di tante persone come me che le critiche le porgono in maniera sempre ragionata e che meno che mai potrei criticarla per la posizione sociale che lei occupa.

Non ho alcuna invidia (di che?), gli uomini di cui ho ascoltato critiche dirette nei suoi confronti non temono le donne di potere perché le vorrebbero tutte sottomesse (che atroce stereotipo) e men che meno mi/ci importa niente del fatto che lei passi la vita a spolverare e cucinare in casa o a lavorare e fare quello che fa lei dove le pare.

Banalizzare le critiche personalizzando la questione è giusto quello, forse, che auspica chi ha scelto alcune figure chiave, spesso donne, per catalizzare l’attenzione su temi (donne, migranti) usati come pretesto di legittimazione del governo, delle istituzioni. Lasciando da parte gli insulti, che sono sempre ingiustificati, alcune critiche che io ho letto fanno capo a:

– il ruolo di paravento istituzionale laddove si esorta, spesso, al rispetto delle istituzioni le quali non hanno alcun rispetto per i cittadini e le cittadine.

– il ruolo di portavoce/rappresentante di tutte le donne che nessuno le ha assegnato

– i contenuti stessi degli interventi che ha offerto al pubblico.

Poi c’è la sezione di odiatori e odiatrici ai quali è sufficiente che dai in pasto una persona in vista per scatenare l’inferno e qui vorrei fare presente che per me è da analizzare il fenomeno in tutta la sua compiutezza.

Prendete la campagna stampa demonizzante contro parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Posso non condividere tutte le loro idee, ma l’accanimento e il dileggio sono legittimi se arrivano da grandi media e da tutta la gente che sta nei partiti di governo? E’ legittimo che si strumentalizzi ogni scambio tra M5S e qualunque figura istituzionale per puntare sempre e solo sugli stereotipi che sono stati loro ricuciti addosso?

Fascisti, zoticoni, Grillo che non sarebbe parte del popolo, quell’altro che starebbe complottando per un nuovo ordine mondiale, e cuci e ricuci alla fine il demone viene fuori dalle pagine social in cui migliaia di politically correct del Pd o partiti affini alimentano astio, ché loro sarebbero democrazia e invece quegli altri rappresenterebbero il pericolo del domani, se loro prendono più voti, arrrrgh, saremmo addirittura come la Grecia con i nazistoni di Alba Dorata, e con tutta la buona volontà quel che mi viene da dire è che alla fine la demonizzazione, la resa dei conti, la rissa, è diventato LO strumento di comunicazione per eccellenza. Quello che abdica alla possibilità di ragionare per complessità per scadere nelle semplificazioni ideologiche più sciocche.

Tanto per fare un esempio, ci sono noti estimatori ed estimatrici del Boldrini pensiero, e con ciò non dico che siano assolutamente la stessa cosa, anzi, che oggi solidarizzano con lei e domani costruiscono il mostro, il nemico pubblico sulle pagine di ben noti quotidiani nazionali quando si parla di NoTav.

Della demonizzazione come pratica comunicativa e politica dunque c’è chi ne fa perfino motivo di manifestazione politica, ci basa il programma di un partito, esorta e sollecita qualunque genere di dileggio.

Considerate la diversità dei personaggi, e non c’è dubbio che tra i due mi è più simpatica la Boldrini, ma guardate, negli anni, quale tipo di atteggiamento viene assunto, nei social, nei media, nelle discussioni pubbliche, contro qualunque persona, contesto, ambiente, abbia a che fare Berlusconi. Se io guardo su facebook i professionisti e le professioniste d’odio, quelli e quelle che per intenderci non hanno una critica politica da fare ma sfogano frustrazioni contro l’oggetto demonizzato del momento, dicono di lui delle cose oscene. Invitare all’equilibrio, ad evitare l’insulto, la forca virtuale, quand’è diretto contro certi personaggi sollecita ulteriore livore che sei tu a buscarti, nel senso che tu dici “prego, niente insulti” e ti dicono “allora stai dalla sua parte, ‘fanculo”.

Ed è lo stesso odio, la stessa idea di forca, la stessa performance virtuale che tende al linciaggio, che si sfoga contro la Kyenge, contro politici, politiche, scrittori, scrittrici, blogger. Prendi di mira qualcuno, chiunque egli o ella sia e per qualunque ragione tu pensi sia meritevole di un tale trattamento, mettil@ alla gogna, fallo diventare caproespiatorio di tutto, perseguital@, diffamal@, assegnagli la responsabilità perfino delle guerre puniche, e continua così finché non farai capitolare quelli che reputi nemici.

Personalmente non ho mai avuto un simile atteggiamento nei confronti di nessuno, semmai io l’ho subito, e mi fa decisamente ridere il fatto che noti e note linciatori/linciatrici di altri soggetti, quando si pensa essi siano meritevoli di questo trattamento, oggi sono lì a difendere la Boldrini. Perché il succo del discorso è che bisogna sempre distinguere le critiche dal fatto che esse vengano assunte come pretesto per fare diventare chiunque carne da macello. Chiunque. Nessun@ esclus@.

Dunque, prego chi mi legge, di non usare le mie critiche per piazzare poi un orgoglioso insulto contro chicchessia. Ma poi parliamo del metodo di cui si sta discutendo, smettendo, maledizione, di personalizzare la questione, perché è uno sport diffuso, portato avanti da gente che a turno pensa di avere ragione di perseguitare virtualmente chi non la pensa come te. E io non sto lì a bombardare la Boldrini di Twitt per farle sapere che non ne condivido le posizioni, ché quel che faccio è porgere una critica sperando di non incontrare sui social la solita tempesta di soggetti pro e contro che fanno da tifoserie.

E’ quello l’esercizio più diffuso, la base dell’hate speech di cui Boldrini stessa ha parlato senza secondo me conoscere molto bene il fenomeno, scazzandosi con chi la dileggiava, ritagliandosi la fama di quella che ti manda la Postale se sbagli a parlare di lei, attivando dibattiti basati su una lamentatio che esorta l’attenzione di tutori, altri rappresentanti istituzionali, spesso uomini, che vanno, suo malgrado, in suo soccorso con proposte di controlli, leggi, sorveglianze varie.

Si parte dal fatto, dunque, che quando io la critico in quanto persona, tenendo certo conto del ruolo che riveste, non sto né dalla parte di chi l’ha eletta a demone né di chi l’ha eletta a santa, perché entrambe le parti, a mio modesto avviso, hanno un gravissimo problema di percezione della realtà.

Non ho bisogno né di streghe da cacciare e bruciare né di eroine, martiri, e simboli rappresentative delle fattezze donnesche. E chi in questo momento la “usa” per legittimare l’odio in se’ fa parte, forse, di queste due categorie, sempre schierate e che diventano fan miopi e fanatici di personaggi vari, quand’essi dicono cose che li rappresentano, e linciatori, diffamatori e diffamatrici professioniste quando gli stai sulle scatole.

Dunque, cara Boldrini, intanto attenta alla solidarietà che t’arriva perché a parte chi tenta di fare ragionamenti legittimi e sereni il web, per esempio, è fatto di svariati branchi, e uno tra questi è quello che tifa per te soltanto fino a quando tu dici quello che loro vogliono sentirsi dire. Se tu domani smetti di essere la loro eroina/martire ti tratteranno esattamente (e pure peggio) come ti tratta chi dice oggi di odiarti. Lo so per esperienza.

E in quanto alla discussione ultima che imperversa sul web, della quale io vedo sommariamente la sostanza perché che un capitalista dica che promuove le famiglie gay o meno, che tolga di mezzo dalle sue campagne pubblicitarie la femmina casalinga oppure no, sempre capitalista resta, chè se vogliamo parlare di comunicazione allora parliamo di comunicazione pubblica, includendo gli stereotipi perversi che ci vengono appioppati, a noi, alle donne, ogni volta che c’è un vento critico sulle affermazioni di Boldrini & simili, direi che il punto chiave in cui ella cade è il fatto che ha attaccato la figura più simbolicamente e fascistamente protetta d’Italia: la moglie e la madre (beddamatresantissima).

E dunque attenta, Boldrini, perché fin quando ti limiti a fare le tue osservazioni standard, sulle pubblicità sessiste, le donne che subiscono violenza e bla bla vari allora troverai tutte (o quasi) d’accordo. A chi non piace ragionare di violenza sulle donne alla maniera facilona, conservatrice, in cui se ne parla nel mainstream? Perché guai a dire che la violenza di genere comprende prostitute e trans, che quando si parla di ruoli di genere bisogna ampliare lo sguardo a stereotipi e ruoli, perché sta lì il punto di rottura di tutte le cordate donnesche bipartisan. Puoi dire che le donne sono vittime di un martirio senza fine ma guai a mettere in dubbio la solidità della famiglia, il ruolo di moglie e madre e apparecchiatrice di tavole, il ruolo di cura gratuito delle donne di cui lo Stato si serve per dare sostentamento, manodopera, schiavitù riproduttiva, ad ogni buon potere capitalista che si rispetti. Guai, perché se attacchi la “mamma” ti troverai a vagare da sola e senza meta chiamando tutte quelle che non la pensano come te “maschiliste”, attribuendo loro sudditanza, non riconoscendo la loro scelta autodeterminata, immaginando che un mondo perfetto dovrebbe funzionare in ben altro modo, e dunque eccole lì che arrivano tutte quante a raccontarti che a loro piace servire a tavola e fare le mogli e madri e tu chi sei per dire loro cosa dovranno essere?

Nessuno odia Boldrini più di quanto odi chiunque altro in vista. E nessuno odia Boldrini più di quanto non sia odiata una politica che parla di questioni di genere mettendo in luce gli stereotipi, finalmente, che ci incastrano tutti, e che sono accuratamente trascurati in ogni momento in cui si parla di questioni di genere.

E detto ciò, giacché dopo l’intervento della Boldrini, purtroppo, qualcun@ ha scritto che sarebbe utile una legge per vietare le pubblicità sessiste, la critica torna alla radice e chiedo: la Presidente della Camera sa che quando lei sollecita una riflessione quella si potrebbe tradurre in una legge liberticida e normativa in cui si dettano ruoli e funzioni per chiunque?

Leggi anche:

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2 pensieri riguardo “Di #Boldrini, di demoni ed eroi, di odio e tifoserie sul web”

  1. riflessione a margine e in sintesi, da fb:

    Davvero perciò il punto è l’odio, presunto tale, rivolto contro la Boldrini? O l’odio non è forse prassi di comunicazione simbolica e reale di quanti usano il web per brandire ragioni politiche contro chiunque? Io vedo l’odio contro le donne che criticano altre donne, gli uomini che non sono allineati, gli M5S che vengono assunti a demoni del nostro tempo, i NoTav che diventano caproespiatorio e nemico pubblico per citazione diretta di grossi quotidiani nazionali, persone che non pronunciano la narrazione antiviolenza (sulle donne) come il mainstream comanda. Vedo l’odio di quelli/e che usano facebook per dare del bastardo o della troia a chiunque. Misogini che usano pretesti per attaccare le donne, e donne pronte con la forca che se ricordi loro che il giustizialismo è la stessa trappola che ci imprigiona ti dicono che sei complice dei violenti. Io vedo l’odio, sistematico, in una comunicazione condita di rancore, mezze frasi, rese dei conti, gogne a danno di chiunque, dove facebook è diventato il sostituto delle istituzioni fallimentari e dunque se ce l’hai con qualcuno piazzi lì una fotografia, forse anche la via e il numero civico, dettagli privati, violando la privacy, istigando alla violenza, verbale, simbolica, fascista, metti alla sbarra, attivi branchi e squadrismi, tribunali dell’inquisizione e roghi, e nessuno dice nulla. Non c’è una sola persona che dica che è ingiusto il metodo di comunicazione. Ingiusto eleggere chiunque a santo o demone, attivando tifoserie, scontri degni di un medioevo redivivo. Non so. Per me chiunque si faccia veicolo di quel metodo ha torto, e non c’è ragione che tenga che possa giustificarti quando tu perseguiti, insulti, diffami qualcuno. Dunque è sbagliato che la critica politica a Boldrini diventi pretesto per chi non sa fare altro che insultare e diffamare ma sbagliato è continuare a dire che l’errore sta nell’offendere lei o le donne in quanto tali perché l’odio è metro di comunicazione. A partire dalle stesse donne, alcune, che oggi, dicono di essere dalla sua parte.

  2. Il dileggio, è un vecchio sistema, ha un triplice effetto, evita le argomentazioni, sminuisce l’avversario e di conseguenza il suo contenuto . il passo successivo c’è l’etichettatura e criminalizzazione dell’avversario.. Il dominio, tende ad espandere il suo controllo, e pe far questo, stimola l’istinti più conservatori del paese. (razzismo, omofobia, sessismo ecc.ecc) In poco tempo, non diremo, non faremo, non penseremo nulla che non sia gradito dal dominio, ma non perché è vietato, ma perchè non stà bene, e il pensiero non ha alternative….
    Questo sistema, utilizzato dal fascismo, dal nazzismo, dallo stalinismo e da tanti altri. In Italia in maniera sistematica è stato inserito da Berlusconi nel 1994. Ma non era che prima del 94 non lo facesse nessuno, il PCI e la DC ne erano maestri, ma veniva fatto in maniera diciamo soft.. anche il M5S, basta andare sui Blog del Fatto e vedere i commenti che si prendono la Zanardo, Nadia Somma, Barbara Collevecchio, e altre che hanno osato criticare Grillo.. ( da notare che sono tutte donne.. bohh forse è un caso?)

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