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Cara figlia: meglio sola che male accompagnata…

Mamma, se non mi tieni il figlio allora rimarrai da sola… e da vecchia nessuno si prenderà cura di te!” – perché  quello che le avevo detto era che se avesse fatto un figlio doveva pur crescerselo da sola.

Allora ecco i ricatti:

non chiedermi di fartici giocare perché non lo vedrai neppure da lontano.

non chiedermi di venirti ad assistere quando starai male perché la vita è un dare/avere e se non mi dai niente da me avrai zero.

Io provo a dirlo con delicatezza. Cara Figlia, vedi di andare a quel paese, perché se quel che ho fatto in tanti anni per crescerti e provare a renderti autosufficiente non è bastato a meritarmi, non dico la tua riconoscenza, ma almeno il tuo rispetto allora va bene così. D’altronde non mi avevi chiesto di metterti al mondo e io so bene che i figli non appartengono a nessuno e crescerli non si fa mica per ottenere gratitudine. Ti ho sempre slegata, ho lavorato duramente per darti strumenti per fare quello che vuoi senza dipendere da me, e quel che chiedo adesso e di essere autonoma a mia volta.

Perciò ‘sti ricattini da due soldi basati sul presupposto che la cura che si dà poi si riceve e viceversa, con te che pensi utile la dipendenza e vorresti farmi credere che non ho altre alternative in vecchiaia a parte te, mi lasciano un gran sapore amaro in bocca. E te lo devo dire: idiota che non sei altro, figlia mia, ma non ti rendi conto che i tuoi ragionamenti sono una trappola anche per te? Non lo capisci che il nemico non sono io ma chi ci obbliga a sfruttarci l’un l’altra per riuscire a sopravvivere?

Dov’è un servizio che ti tenga il figlio? Dov’è un servizio pubblico che mi conceda assistenza senza dover rompere le scatole a te? E perché mai dovrei costruire relazioni basate sull’opportunismo, il progetto finale, do ut des, invece che sul piacere reciproco di stare insieme?

Io vorrei sicuramente che tu mi facessi visita ma perché ti piaccio come persona, perché mi stimi, mi vuoi bene, ti diverte stare con me e non perché così accumulo punti premio al cambio pannolone che mi concederai in vecchiaia.

Vorrei anch’io vederti e viverti quando sono vecchia ma perché abbiamo qualcosa in comune da scambiare, perché siamo pezzi d’umanità che si scelgono e si preferiscono ogni giorno, al di là del legame di sangue che per me non è davvero fondamentale. Io non pretendo tu sia “mia” figlia e dunque non pretendere io sia “tua” madre alla maniera in cui la cultura impone.

Lo sai per certo che sono una persona non convenzionale, che la maternità l’ho vissuta restituendoti una relazione vera, senza dogmi e tragicità misticheggianti, t’ho fatta ridere quando hai avuto l’incidente, ho chattato con te quando dovevo sostenerti per l’esame, mi hai massacrato un timpano, un’ora al telefono, quando hai deciso che dovevi condividere con me la tua passione per un autore letterario, e poi ci sono i momenti in cui neppure sai quello che ho fatto per farti capire quanto mi piacevi. Una bella persona, intelligente, ironica, intraprendente, coraggiosa, e ora com’è che sei diventata questa cosa che mi schiaccia in ruoli predestinati? Da quando sei diventata quella che non lotta per avere una propria dimensione indipendente?

Vorrei dire: a me non importa se tu mi assisterai quando sarò vecchia perché non è quella la questione. Anzi, se arrivo al punto da essere dipendente da qualcuno, sai bene come la penso e hai già il mio testamento biologico da destinare a chi deve concedermi di andarmene come e quando mi pare e piace.

Ma io ho sgobbato tutta la vita per avere un momento solo per me e devi organizzarti col tuo partner, i tuoi amici e le tue amiche, create una rete di solidarietà, fate collettivi per condividere qualunque cosa e allora condividete anche qualche responsabilità. O ci siete solo per fare femminismo a parole?

Fate una bella seduta di autocoscienza materna e includete nella riflessione due passaggi su un movimento delle presunte nonne che disertano quel ruolo perché vogliono godersi un pezzo di vecchiaia in santa pace. Trovate soluzioni che non passino dal ricatto ad altre donne. Imparate a organizzare le vostre vite puntando all’autonomia e non alla dipendenza, perché la dipendenza che coltivi oggi, credimi, la pagherai domani.

Si resta assieme alle persone perché ci si vuole stare, dovrebbe essere una scelta vera e non di convenienza, e quando parli di rivendicazioni per sollevarti da obblighi di cura, non puoi essere proprio tu che mi restituisci al branco.

In quanto genitore io faccio quel che devo. In quanto persona ho diritto alla mia vita. In quanto nonna… eh no, non c’è un in quanto nonna. E la prossima volta che mi parli come un ministro al welfare che stabilisce regole di natalità socialmente ammortizzate da persone costrette alla dipendenza, ti restituisco un ripassino su quel che è la libertà di scelta.

Libertà di scelta è che io devo poter decidere se voglio fare quel che tu proponi e nessun ricatto, a quel punto, salvo gravissime emergenze, potrà mai farmi cambiare idea.

Ps: anche questa è una storia di pure invenzione che riprende alcune risposte alle altre narrazioni.

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