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#PinkWashing: La lotta al #femminicidio usata per legittimare il #G6

Leggo che il ministro Alfano presiede da ieri la riunione dei ministri dell’Interno dei Paesi del G6 in programma a Roma.

Partecipano i sei piu’ grandi Stati membri dell’Unione Europea: Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia, nonche’ gli Stati Uniti d’America e la Commissione europea.

Dice il lancio d’agenzia che: “Il Forum del G6 si propone di intensificare gli sforzi dei principali Paesi dell’Unione europea allo scopo di accelerare la ricerca di soluzioni condivise per i lavori comunitari nelle materie che costituiscono i grandi filoni del dibattito internazionale.

E quali sono i filoni del dibattito internazionale che interessano l’Europa?

Lotta al terrorismo, immigrazione, lotta alla criminalita’ organizzata, cyber crime.

Che tradotto in linguaggio comprensibile significa anche: Fortezza Europa, leggi contro gli immigrati, lager europei dove vengono rinchiusi i migranti senza permesso di soggiorno. Quando si parla di cyber crime si intende, secondo le politiche che vengono sollecitate presso la comunità europea, leggi repressive contro software di condivisione e a tutela di marchi, copyright. Unito alla lotta al terrorismo questo significa morte della privacy, repressione, sorveglianza e controllo sulle idee, e tante altre cose simpatiche che vedono un dispendio di risorse pubbliche in direzioni che vengono spacciate come necessarie alla sicurezza del popolo ma che in realtà offrono garanzie a grandi monopoli e imprese.

Dulcis in fundo, a dimostrare che il ministro Alfano e la sua consulente per la violenza di genere (Rauti) hanno perfettamente capito (si si… come no!) le obiezioni che i gruppi di donne in audizione parlamentare stanno facendo al Dl Sicurezza che si occupa anche di violenza sulle donne, ecco che la violenza di genere, in particolare il femminicidio, vengono usati in apertura delle due giornate con tanto di commento della Rauti la quale afferma che:

E’ un segnale importante attirare l’attenzione internazionale sul tema e cercare il consenso di Partner europei per una strategia globale di contrasto. La violenza sulle donne, infatti, e’ una delle principali cause di morte in tutto il mondo; un flagello sociale e, secondo l’Oms, una ‘questione strutturale globale’ e come tale va combattuta”.

Poi: ”La sfida europea al femminicidio – conclude Rauti – intesa come lotta globale contro tutte le forme di violenza sulle donne, deve essere centrale nell’agenda politica e potrebbe favorire, nei Paesi sottoscrittori, il necessario processo di Ratifica della Convenzione di Istanbul, quale strumento internazionale giuridicamente vincolante ”.

Come scrivevo in un altro post c’è chi in nome della violenza sulle donne accetta di allearsi e legittimare i peggiori autoritarismi repressivi. E a parte la serie infinita di sciocchezze che vengono dette per insistere sul piano emergenziale, quando tutte sappiamo che la questione della violenza di genere è una questione strutturale, che riguarda la cultura e la mentalità, dove non era proprio il caso di evocare la necessità di una task force italiana figuriamoci una europea, bisogna dire che il G6 è chiaramente ben istruito mentre nasconde, semmai, che la principale causa di morte, disastro sociale, è la povertà causata da politiche liberiste che oramai usano la lotta alla violenza sulle donne e le donne stesse come brand per legittimare quel che fanno.

Personalmente, da vittima di violenza, mi fa decisamente senso dover fare un distinguo, ristabilire una sacrosanta verità, mettere la mia particolare urgenza al pari di quella del resto dell’umanità, ed è pietoso che mi si obblighi a fare questo per evitare di essere strumentalizzata in questo modo atroce.

Il fatto è che io so cos’è un G20, un G8, un G6, e so perfettamente che non si discute dell’interesse della gente come me ma di altre persone, ricche, di imprese, banche, interessi da garantire, sicurezza dell’euro, cose che mi riguardano nella misura in cui io mi ritrovo comunque sempre ad essere sfruttata. E qui il fatto è che viene sfruttato anche il cadavere delle donne uccise, la mia pelle ferita, quella di tante donne che subiscono violenza e tutto in nome di una operazione che non ci riguarda.

Io ero a Genova nel 2001 durante il G8 ed ero lì per lottare anche per i miei diritti. Come tante altre persone ho subito ustioni di lacrimogeni urticanti, docce dagli idranti, manganellate in virtù del fatto che portavo appeso al collo il cartellino “press”. Non raccontatemi che a quella gente interessa di me perché non ci credo. Tutto quel che viene fatto lì è dunque dare ulteriore sostegno, rinforzo, esattamente come nel decreto legge sicurezza, alle polizie che poi, quando io scenderò in piazza per rivendicare i miei diritti, mi faranno a pezzi.

Giù le mani dalle donne, dalla lotta contro la violenza sulle donne. Smettete di strumentalizzarci!

Leggi anche:

Sul brand (donne e lotta antiviolenza usata per ottenere consenso su tutto):

Sul Decreto Legge:

2 pensieri su “#PinkWashing: La lotta al #femminicidio usata per legittimare il #G6”

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