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Cara figlia: se resti incinta poi crescitel@ da sola!

Mi chiamo Cecilia, ho 54 anni, ho due figli e un lavoro precario e non me ne frega niente di fare la nonna. Mi spiace davvero ma se mia figlia o mio figlio hanno idea di mettere al mondo un pargolo o una pargola per poi mollarli a me hanno fatto male i loro conti. So io che strizza al solo pensiero che mia figlia rimanesse incinta in età adolescenziale. Sempre a combattere con il ricatto affettivo, e poi della sua vita che sarà, e se non ci pensi tu lei è rovinata, e se non ti assumi le tue responsabilità sei una cattiva madre, perché se dici che non vuoi saperne ti guardano quasi come fossi un mostro. Davvero: se lei avesse partorito un figlio come avremmo fatto? Chi l’avrebbe mantenuto? Ho già i miei guai a tirare avanti senza aggiungere altre bocche da sfamare e mi dispiace ma per chiunque abbia idea di far leva sul mio buon cuore di presunta aspirante nonna sappia che ho diritto ad un momento di pausa, che non voglio saperne e che i miei figli dovranno fare le proprie scelte assumendosene la responsabilità.

Poi spunta che un bel giorno lei mi dice “mamma, forse sono incinta” ed è già grande, si fa le sue cose, ha i suoi bei giri, rivendica indipendenza per qualunque cosa, lavoricchia, studicchia, fa quel che può come tanti figli di questa epoca precaria, tanti bei discorsi sui diritti delle donne e allora chiedo “bella mia, ma dove eri quando si parlava di contraccezione?“. E’ anche possibile che sia stato un errore, che lo spermatozoo fosse dotato di superpoteri, ma resta il fatto che alla fine stiamo ragionando di una scelta che coinvolge pure me. Ebbene, cara, patti chiari e amicizia lunga. Scegli quel che vuoi. Il corpo è tuo e io non ho voce in capitolo. Scegli con l’uomo con il quale hai deciso, se l’hai deciso, di fare questa cosa, condividi le responsabilità con lui, vieni pure a trovarmi, ogni tanto mi farà piacere vedervi, cullare il nipotino, ma non sarà mai il mio impegno permanente. Deve pur esserci un momento in cui io potrò dire basta alla cura, al babysitteraggio, e non mi dite che dovrei emozionarmi se sciorinate la solita dose di sole, cuore e amore che mi provoca la nausea.

Non tengo fede al ruolo. Ad un certo punto smetto. Ho fatto da balia a mio fratello, mi sono occupata dei miei figli. Mi sono occupata anche di mio marito. Ho come prospettiva quella di dovermi occupare dei miei genitori anziani e se qualcuno arriva dicendomi che “un nipotino è la gioia più grande” mi metto a urlare.

Mi dice “mamma, gli asili costano e se ci mettiamo d’accordo si può fare…“. Tesoro mio, dovevi pensarci prima. Chiedi alla suocera chè magari sarà tanto contenta. Io sono in sciopero. Sto ancora a tentare di arrivare viva all’età della pensione, pago le tue spese quando mi presenti un conto che non puoi pagare e sono in pari dunque anche con il ruolo di ammortizzatrice d’Italia. Tuo padre? Ma non lo vedi che è affannato e non riesce neppure ad arrivare a fine giornata per quanti acciacchi ha? Cosa mai potrebbe fare? Starci un pochino, forse, ma qui vuoi programmare un impegno permanente che consenta a te di essere indipendente.

Il fatto è che non sono io l’oggetto della tua rivendicazione. Se hai deciso di fare i picchetti perché ci sia più nonnitudine in me hai sbagliato verso. Chiedi al ministro tal dei tali di fare asili, darti servizi e renderti autonoma dalla famiglia. Perché non puoi costruire la tua emancipazione sulla mia permanente schiavitù e solo un atto di presunto e dichiarato egoismo può spezzare la catena.

Mi hanno rincoglionita per anni dicendomi che avrei dovuto avere un grande istinto materno e anche quando avevo la tentazione di cantare un inno d’indipendenza e darvi in adozione ho resistito, senza l’aiuto di nessuno. Non per questo mi ritengo eroica, anzi, sono stata idiota perché avrei dovuto pretendere quei servizi che non sono stati disponibili neanche per me. Oggi vorresti farmi credere che io avrei l’istinto nonnesco?

No no, proprio non ce l’ho. Non ho alcuna voglia di ricominciare tutto da capo. Non sono quella che direbbe “queste sono le cose vere della vita” perché di vero io ho anche molto altro. Non mi sentirai dire neppure qualcosa tipo “se non ci fossero i nipoti non saprei che fare” perché di cose da fare ne ho un casino.

E’ da tutta la vita che aspetto un momento solo per me. Per vivere, per leggere, e guarda quanti libri sono lì in attesa e che aspettano di essere sfogliati, per cantare, cucinare, ridere, ballare, uscire. Voglio prendere questo corpo sfinito che mi ritrovo e portarlo in giro a fare un sacco di belle cose. E quel che mi lascia basita è il fatto che a chiedermi di sacrificare le mie giornate in funzione di un altro pargolo sia la mia figlia femmina, ché il maschio in realtà mi sembra perfino più sensibile.

Ma come… fai le manifestazioni, sei tanto femminista, e poi sarei io quella egoista? Volerti bene non significa che puoi disporre di me quanto ti pare. Se ti servo io allora è con me che devi programmare quello che vuoi fare e di avere un bambino per casa al momento non ho proprio voglia, mi dispiace.

E qui scatta il ricatto, infine: “puoi anche fare a meno di venire a vedere il bambino quando nasce, allora…” e se la metti su questo piano, che ti posso dire, allora non lo vedrò. Un figlio non è mica un feticcio di cui mi molli briciole a scadenze precise e solo se io ti do in cambio la mia pelle. Tieniti il figlio, possiamo non parlarci più, ma io non cambio la mia posizione. Mi dispiacerà tantissimo, sentirò anche la tua mancanza, ma quel che ho detto comunque resta.

Io non farò mai questo a mio figlio…“. Va bene. Sono un mostro. Pensa quello che ti pare. Quando tuo figlio crescerà poi ne riparleremo. Fintanto che mi vedi solo come un corpo alle tue dipendenze direi che possiamo anche andare oltre. Arrivederci e ciao, figliola. Che tu ci creda o no io ti voglio bene ma non al punto da rinunciare completamente a me. Se avevi in mente quel tipo di madre prova dalla vicina che è già votata al martirio. Io procedo serenamente senza santità…

Ps: E’ una storia di pura invenzione ed è ispirata ad una discussione avvenuta su facebook che è mooolto interessante per quel che svela. Il dibattito continua! 🙂

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31 pensieri riguardo “Cara figlia: se resti incinta poi crescitel@ da sola!”

  1. Salvo sul mio PC tutta la “lettera”…. ci sono molti spunti di riflessione…per metà la condivido appieno, sono discorsi che mi sono sempre fatta, e sopratutto quando lavoravo al pubblico ho fatto anche alle mie clienti.. in dolce attesa… L’unica cosa da aggiungere… io parlo, e la protagonista pure… in via teorica… ma poinella realtà sapremo essere cooerenti? bho!

  2. un consiglio alla figlia: no problem, conosco un rimedio che abbiamo già adottato in diverse: sciopero del nipote ad oltranza. se non ti vuole aiutare non deve neanche averlo per giocare una volta ogni tanto, è dura ma prima o poi cede e te lo terrà quanto e come vuoi e ti dirà pure grazie. non è una questione di egoismo ma di vita che vorremmo . individui o società? poi naturalmente non conosco quanto egoismo o altro ci sia dietro alla figlia e quanto alla madre.
    Ma non credo sia questione di istinto ma di società.

  3. Come tema provocatorio ritengo di essere d’accordo, il principio assunto che possa fare un figlio “grazie all’aiuto di mia madre” è allucinante. Però visto lo spunto di riflessione, e sarebbe davvero lungo dibatterne, mi chiedo se però il problema sia l’utilizzo del corpo di una madre come strumento di cura di un figlio/nipote, piuttosto che analizzare come (tra l’altro lo dice la “nonna” stessa) la società in senso ampio, supporta la donna adesso che la famiglia -più o meno allargata e patriarcale- è andata perduta. Dato che non la supporta, ma non ha supportato nemmeno la nonna visti i temi trattati e l’enorme frustrazione che trasuda dalle sue parole, mi chiedo ancora “chi” può fare la scelta di essere madre, senza contare il “quando” e il “come”. Se considero le parole della nonna, mai perché lavoro (non ho tempo), guadagno poco (non ho soldi per l’asilo privato), lo stato non mi aiuta (pochi posti negli asili nido), la mia famiglia ha il diritto di non occuparsi di mio figlio (parole della nonna)… c’è qualcosa che non va…

  4. basta non fare figli…. per poi lamentarsi. Basta non sposarsi per poi fare le vittime di una vita sacrificata. Nessuno obbliga a farsi una famiglia. E come si suol dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Io sono single, tre convivenze, nessun figlio. Mi sono evitata un sacco di problemi materiali e psicologici.

  5. La mia esperienza personale:
    mia nonna è sempre stata una persona che se non aveva nessuno a cui badare entrava in crisi… e infatti con noi nipoti cresciuti, entrambi i genitori ormai deceduti, deceduto pure il vecchio cane (!) è entrata in crisi, per fortuna superata, e si è messa l’animo in pace. Mia madre non ci ha mai smollati particolarmente a lei, e le rare volte in cui le ha chiesto di farci da babysitter si è sempre sdebitata con dolcetti e cose varie, che sarà anche poco ma almeno è qualcosa. Le figlie della nonna (mia madre è sua nuora) le hanno sempre smollato i bambini i casa, pretendendo che lei e/o il nonno corressero per ogni minima cosa, senza mai ringraziare o almeno essere un minimo grati degli sforzi fatti. Ad oggi, mio nonno corre in macchina per scarrozzare i loro figli, mia nonna corre a fare ogni commissione le venga richiesta (fortunatamente dopo che si è rotta la gamba hanno avuto la decenza di lasciarla un po’ più in pace). E nessuno di loro tiene conto di quanto i nonni abbiano fatto per loro, anzi! Li trattano come pezze da piedi, ritenendo che sia loro tutto dovuto. A volte mi piacerebbe che i nonni rispondessero come la nonna del racconto, almeno avrebbero un po’ di respiro.

  6. io lo trovo atroce. può andare bene solo come provocazione, per il resto, fa acqua su tutti i punti.
    per prima cosa la gravidanza non è un incidente, non è un male, decidere di mettere al mondo dei figli non è follia, non è essere schiave di un sistema, non è essere incatenata a qualcuno o qualcosa. si può essere femminista anche mettendo al mondo delle creature.
    mi scandalizzo di fronte a chi pensa che non facendo dei figli non ha avuto problemi. io credo che i problemi siano altri, non i figli.
    ci sono troppi discorsi mischiati, lo stato, gli asili, gli aiuti, la crisi economica. ci sono paesi più poveri di noi dove fare figli è considerato normale e non un limite alla nostra libertà economica/sociale. La genitorialità è collegata anche e soprattutto ad un discorso culturale e sociale.
    Se invece si voleva solo mettere il punto sull’egoismo di una figlia che pretende l’aiuto della madre, questo è un altro discorso ancora, che non necessitava di frasi come “quando avevo la tentazione di cantare un inno d’indipendenza e darvi in adozione ho resistito, senza l’aiuto di nessuno”.
    quello che mi viene da pensare, forse l’egoismo della madre si è geneticamente spostato alla figlia?

  7. Solidarietà alla nonna, ma anche alla figlia.
    Ho sempre pensato che non volevo chiedere a mia mamma di fare da babysitter a mia figlia, proprio ricordandomi del fatto che è stata l’infermiera di mio nonno prima e di mia nonna poi (anche se lei era un po’ il tipo che se non si (pre)occupa sta male, insomma mettere un po’ di sana distanza fisica e psicologica ha fatto bene a entrambe secondo me).
    Però sono una mosca bianca perché ho potuto permettermelo. Ho uno stipendio con cui pagare il nido e soprattutto lavoro molto da casa, senza orari prestabiliti.
    Invece sono circondata da amiche che stanno superando la quarantina senza figli non perché non li desiderassero, ma perché essendo precarie e con i genitori lontani, non se la sono sentita di mettere al mondo dei bambini prima di tentare quando era poi troppo tardi, a 38 anni gli ospedali che fanno PMA ti fanno ciao-ciao. Non avere figli quando li desideri è una specie di lutto, ma se fai un figlio da precaria c’è sempre qualcuno che ti guarda come se fossi un’irresponsabile che affamerà suo figlio, ci siamo scordati dei nostri poverissimi nonni che avevano 10 figli per uno e siamo passati da un estremo all’altro. Quindi, precarie, non fate figli, non fate pagare a nessuno la vostra scelta. Pensate a pagare solo voi il prezzo di un lutto imposto dal mondo esterno.

    1. Concordo pienamente con te.
      Rientro in tanti punti di questo articolo; 31 anni,un compagno che fortunatamente lavora e mi sostiene,uno straccio di lavoro che manca da 7 mesi e i genitori lontani…una gravidanza in questo momento sarebbe un gesto sconsiderato (lo dico senza sentirmi in colpa).
      Sopporto commenti di ogni tipo ( ehhh ma l’orologio biologico-ehh ma i figli si devono fare-ehhh ma allora che ci state a fare insieme) ,ad ogni commento rispondo motivando le mie scelte e in tutta risposta arriva il solito ” ehh ma se tutte ragionassero così il mondo si fermerebbe,ehhh allora le nostre nonne come hanno fatto ”
      STICAZZI,il mondo si fermerebbe?per me?
      Punto primo,la mia nonna paterna a 21 anni aveva 5 figli da sfamare,si è battuta fino all’ultimo affinchè i proprio figli in futuro non dovessero mangiare un tozzo di pane al giorno e vivere in un’unica stanza come ha fatto lei e il marito,pur di mantenere i figli.
      Punto secondo,ognuno ha una propria storia e della propria vita fa quel che vuole, spiego qui le ragioni del punto 2 :io se faccio la commessa con orario spezzato 8 ore al giorno,dovrei mandare il mio ipotetico figlio in un nido privato,i costi di un nido privato full time a roma si aggirano intorno ai 600 euro e quindi siamo a – 600 euro euro nel mio stipendio da 900!ma non esiste solo il nido! dopo le ore 18:00 si presuppone che la commessa sia ancora al lavoro e l’ipotetico figlio sia lì ad aspettare che un genitore lo venga prendere! il genitore maschio in questo caso è un turnista e lavora come me sabato,domenica e festivi inclusi…quindi dovrebbe andare qualcuno a riprenderlo ( chi? genitori lontani = 0 parenti disponibili) si pensa alla baby sitter? io ho fatto sia la tata che l’insegnante al nido,la mia tariffa era 7.50 € l’ora fino alle 20.00 di sera,dopo le 20.00 9 € l’ora e guardacaso tenevo figli di professionisti ben affermati e dirigenti,non figli di commesse.Mi pare una cifra ragionevole e non vorrei sotto pagare nessuno.
      Punto 3 ( che riporta inevitabilmente ad avvalorare le ragioni del punto 2 e 1 ) Se dovessi trovare un lavoro domani (ahahaha),non sarei sicuramente assunta a tempo indeterminato e un contratto a termine non mi incoraggerebbe a sfornare figli in serenità e sicuramente non circonfusa da un’atmosfera maternalista-idilliaca andrei incontro alla scadenza del contratto confezionando marmellate di mele cotogne e ricamando a mano corredini per il pargolo.
      Quindi sono qui ben contenta di scrivere sotto a questo articolo di pagare da sola il lutto imposto dal mondo esterno,forse facendomi forte delle ragioni mie e del mio compagno per discolparmi di essere una NULLIPARA ben contenta di non fare pagare la mia situazione agli altri (così mi definirebbero le mammuniste moderne)senza sentirmi in colpa del fatto che voglio trovare un lavoro che almeno mi piaccia un pò e che non devo fare perchè altrimenti non magna il pargolo o non posso affrontare una spesa imprevista,non voglio sentirmi in colpa se io e il mio compagno ci regaliamo un viaggio e una cena fuori,se siamo sereni così e anzi,facciamo sempre di più per migliorarci.
      “Mie care “mammuniste che impongono la maternità forzata come realizzazione divina a tutti i costi,vi mando un bacio …

  8. Io non ho mai parcheggiato, i miei figli dai nonni, se non in casi eccezionali, e rari.. come io non ho mai fatto “sacrifici”per i miei figli.. Ho fatto solo quello che ritenevo giusto al momento per loro. (Anche sbagliando e spesso.) Certo quando sono piccoli sono totalizzanti e stressanti, ma i figli si fanno in due.. e abbiamo continuato a fare più o meno la nostra vita.. in quel periodo si andava in campeggio tutti gli anni in Spagna; e tutti i nostri conoscenti, amici e parenti ci criticavano, ci dicevano che non si possono portare i bambini piccoli in tenda, il viaggio ecc..ecc.. Spesso la gente si complica la vita da sola, e usa come pretesto i figli.. Comunque, ora che ci penso, i miei figli sono già in età da essere genitori. Io idealmente sposo il contenuto della lettera, ma poi non so cosa farò.. come mi comporterò… (basta che non mi chiamino nonna. )

  9. Capisco l’esigenza di porre il problema, ma penso che si manchi il punto. Prospettiva intersezionale: classe/genere, fra l’altro. Se si individualizza troppo la cosa, restiamo nella guerra tra poveri. E’ un problema di classe, prima o oltre che di genere. Una donna abbiente non ha bisogno di porsi questo problema. Questo è il punto.

  10. Un appunto al termine “parcheggiare i figli”. I figli non si parcheggiano. Si CUSTODISCONO. Ci dimentichiamo che le donne di qualche generazione fa che andavano a lavorare, chiudevano i figli a chiave in casa con qualcosa da mangiare. E se si facevano male, erano cazzi. Come non accetto chi mi dice che “parcheggio” mia figlia all’asilo nido, allo stesso modo non trovo giusto considerare un parcheggio i nonni. Chi guarda i bambini tiene d’occhio che non si ammazzino. Fine.

    In ogni caso non capisco perché non si parli mai di maternità condivisa. Ho delle colleghe francesi che mi dicono che da loro è normalissimo condividere la sorveglianza dei figli fra amiche, senza necessariamente passare attraverso i nonni e le zie.

  11. come altre han già detto ci sono molti discorsi mischiati in questa lettera, che trovo veritiera e ricca di spunti (anche se dal tono un po’ provocatorio). ma perché nella vita reale i discorsi si mischiano tutti, eccome. una mamma benestante con nonna benestante non avrebbe i problemi qui esposti, ma a mio avviso rimarrebbe un filo conduttore, ovvero quello dei ruoli imposti da una società che nella donna riconosce la figura materna, protettrice, che si fa carico del compito di cura perché “ce l’ha innato”. le belle balle. io di figlie ne ho fatte 1 e mezza (la seconda è in arrivo), per scelta e con consapevolezza, ed ammetto che in alcuni momenti senza l’aiuto concreto dei nonni sarebbe difficile barcamenarsi, perché non ho altra possibilità. nel mio caso ho cercato di ribaltare i ruoli il più possibile: visto che mia madre lavora ancora, il baby sitter è il nonno. Fin dall’inizio abbiamo cercato di stabilire un accordo: per il babysitteraggio ci si accorda preventivamente, quando io e il mio compagno ne abbiamo necessità reale e se il/i nonno/i non ha/hanno altri impegni. se loro desiderano trascorrere del tempo con la nipote non c’è bisogno di appuntamenti. paradossalmente è stato difficile far capire loro che non avevo nessuna intenzione di mollargli la pupa ad ogni piè sospinto proprio perché ritengo che mia madre abbia già accudito e curato fin troppo nella vita (prima noi figli, poi i genitori anziani) ma che non volevo in alcun modo toglierle la possibilità di fare la nonna: sono circondati da amici e amiche che o si sobbarcano i nipoti e le problematiche legate alla loro crescita/educazione o i nipoti non li vedono mai.
    Le riflessioni da fare, poi, sarebbero davvero molte: bisognerebbe “ricevere” una lettera di una Cecilia per ogni aspetto toccato in questa 😉

  12. Condivido l’appunto dell’Anacronista sull’importanza di inquadrare il ragionamento nell’ottica di classe e genere. Tra l’altro la vita non è sempre identica a se stessa, ci possono essere dei momenti di difficoltà, un licenziamento, e posso essere obbligata a chiedere aiuto ai miei genitori perché non posso pagare l’asilo ai miei figli (o qualsiasi altra forma di cura). Il punto comunque è: perché Cecilia, personaggio fittizio che oserei definire femminista, invece di dire alla figlia (che si suppone essere anche lei femminista) di lottare perché lo Stato le garantisca dei servizi, punta più sul “cara figlia non mi rompere i coglioni”? E questa figlia, perché non ha voce? Non ci credo, sinceramente, nell’esistenza dei genitori che scaricano i figli. Cioè, esistono ma andrebbe capito perché succede, e di nuovo si andrebbe a parlare di classe. E lo dice una che è stata, nei fatti, scaricata da entrambi i suoi genitori ad un certo punto della sua vita.

  13. Vedo comunque che il problema è sempre se condividerli tra madre e figlia, zie, sorelle, amiche. I padri sono appena nominati. I fratelli, gli amici e i sodali maschi nemmeno a parlarne: vorrei chiedere a tutte quelle donne che dicono di avere tanti amici maschi “fantastici, meravigliosi” perché non chiederebbero mai a loro di custodire il figlio per un pomeriggio.

  14. infatti questa (la nonna) è così avanti ma viveva nella strizza che la figlia rimanesse fregata..non le è mai venuto in mente però che il figlio (maschio) potesse ingravidar qualcuna…. (e come mai? non ha fatto le stesse cose e non si é relazionata allo stesso modo con figlio maschio e figlia donna?ed eventualmente in nome di cosa avrebbero agito diversamente a seconda dei sessi i genitori? se fosse questo non entrerebbe proprio nulla col risultato finale?)
    già il titolo “SE”..resti incinta”…mah…come se fosse tutto innato, geneticamente dato, al di là delle scelte…cosa che poteva essere valida un secolo fa….
    se parliamo dei giorni nostri..beh, SE” (ops…chissa come!) tua figlia o tuo figlio “restano incinti” in condizioni non ideali (posto che la situazione “ideale”esista, diciamo non nella condizione più ideale possibile…) intanto i genitori si ponessero qualche domanda…se no si fa in fretta semplicemente “smettono di aderire al ruolo”
    mah, veramente svilente…..capisco che è un esempio ma se deve rappresentare le donne…beh, molto triste riscontrare che veniamo rappresentate da prototipi che non sanno autodeterminarsi naturalmente e fare una scelta (di figliare o non) perché gli va di farlo e basta (dal punto di vista della scelta intendo, poi certo se ne prendono tutta la responsabilità), no, adesso smette di aderire al ruolo e quando invece aveva aderito chi gliel’aveva fatto fare?

  15. Bella Bellissima!! Io non sopporto piu di vedere ste famigliole di trenta/quarantenni eterni adolescenti nella testa che sbarcano i figlioli ai nonni e NON per lavorare ma per concedersi una partita a calcetto, andare continuamente dal parrucchiere nei centri commerciali ecc….o cosa ben peggiore lasciarli per secoli avanti a un videogame pur di non averli tra i piedi.
    Sta gente sta crescendo un’intera generazione di beoti e vedremo tra qualche anno che bellissime conseguenze…

  16. Io il figlio l’ho fatto e non ero nell’età media ma abbastanza sotto…conosco mia madre e mia sorella (mio padre vive lontano) quindi, sebbene i sensi di colpa, l’ho iscritta subito al nido (non lavorando neppure ma essendo in cerca). Penso sia stata la scelta migliore, anzi, ne sono certa!!!mia madre l’ha tenuta a volte “solo perchè dovevo fare corsi per cercare lavoro” ma non è altrettanto disponibile in altri contesti. La capisco da una parte perchè è in pensione e se l’è tutta meritata…però un po’ di solitudine resta…ma è di quella categorie di madri che forse era meglio se non lo fossero mai diventate quindi…bene così!il mio unico obiettivo ora è educare mia figlia in modo totalmente diverso da come sono stata educata io, in questo senso sottoscrivo la lettera e prendo atto delle mie responsabilità, cercando di non chiedere mai aiuto a nessuno (soprattutto ai parenti)

  17. Ok, Cecilia, non vuoi fare la nonna: discorso accettabilissimo. Ma spero tu abbia da parte abbastanza soldi da potere – quando sarai anziana e magari non più autosufficiente – pagare una badante o un ospizio. E non chiedere a tua figlia nessun tipo di supporto.

  18. Io ho avuto una nonna fantastica. Una persona meravigliosa, tanto affettuosa e materna. Sono stata davvero fortunata a non aver avuto una nonna come te. Davvero fortunata. E tu sei fortunata a non avere una nipote come me. Provo amore e riconoscenza per chi si è presa cura di me…. gli altri parenti?? Possono pure schiattare!!!

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