Satira, Trombatore Precario

Trombatore precario: La bipolare

E’ da un sacco di tempo che non scrivo. Diciamo che ho avuto un sacco di cose da fare.

Non è vero. Ho visto tutto Games of Thrones, tutto breaking bad, tutto twin peaks, e altri film vari, spalmato sul divano per mesi, mangiando pizza ordinata per telefono. Non avevo granchè voglia di uscire. Poi l’estate non mi è mai piaciuta. Questa cittá si svuota, restano soltanto vecchi e pochi disperati. Tipo il sottoscritto che quasi appartiene a entrambe le categorie.

Poi, senza alcun motivo, ho deciso di uscire, una sera, da solo. Andare in un bar del quartiere e bere qualcosa, all’ora del tramonto. Questa cittá fa schifo, è grigia, umida, sporca. Ma la luce era bellissima. Ho ordinato una birra scura, mi sono messo in uno di quei tavolinetti all’aperto. Non c’era un’anima. Ho respirato profondamente, e ho assaporato un attimo di calma, fuori da questo tempo.

Dopo pochi minuti, nel tavolo a fianco, è arrivata una ragazza. Sicuramente piú giovane di me. Si è seduta, ha ordinato una birra piccola, e anche lei si è rilassata. Ha frugato nella borsetta, tirando fuori tabacco e cartine, si è rollata una sigaretta e l’ha accesa. Ha fumato lentamente, per tutto quel tempo, in cui eravamo solo noi due, in un quartiere deserto, in una cittá deserta.

L’ho guardata. Era molto carina. Un bel viso, occhi scuri, i capelli molto corti. Diciamo che l’impressione che dava è di una che ha il mac, che guarda solo film di Godard, che va alle mostre di arte contemporánea e compra tutto di seconda mano a 300 sacchi il pezzo. Diciamo, la classica ragazza alla quale non saprei cosa dire. Una pigna in culo, diciamo.

Ad un certo punto, si è voltata e mi ha sorriso.

“Si sta bene qui”. Le dico. E mi sento istantaneamente un vecchio bavoso che cerca di rimorchiare delle adolescenti all’uscita dalla scuola media con delle caramelle.

Che cazzo ne so io, se si sta bene qui? Si ok ora sto bene ma è la prima volta che metto piede in sto bar. Magari fra 30 minuti vengono fuori dieci tamarri, clienti abituali, che come ogni martedí organizzano la gara di rutti liberi.

Annuisce. Non parla. Meglio. Cosí mi evito altre figure patetiche.

Metto una mano in tasca, prendo una sigaretta, l’accendo. Inspiro e cerco di rilassarmi.
Inizio a tossire. Tipo un pensionato oltraottantenne con la pleurite. Tutta la classe svanisce, come il fumo.

Come rompere l’incantesimo. Dopo un po’ mi alzo, pago e me ne vado.

Un paio di giorni dopo ritorno. Alla fine sono quasi in vacanza. Nel senso che non ho una lira per viaggiare, e mi tocca restare qui, quindi faccio qualcosa di lavoro da casa, per evitare il rientro. Stesso bar, piú o meno stesso orario. Mi metto nello stesso posto. E aspetto.

Sono perfettamente conscio del fatto che un comportamento di questo tipo si puó definire solo Ossessivo Compulsivo o da Serial Killer, ma che ci posso fare, sono fatto cosí. Aspetto.

Alla quarta birra media, senza mangiare neppure un cracker, sono gonfio come un otre, e arriva lei. Si siede e compie lo stesso rituale. Birra cartine sigaretta.
Ottimo, almeno non sono l’unico squilibrato nel quartiere. Mi guarda e sorride.
Mi chiede “vieni spesso qui?”. Mi cede la palla di un improbabile dialogo.
Occhio. Sono quasi ubriaco e se mi deconcentro potrei

a)     Emettere un rutto bitonale da spaventare rinoceronti in africa

b)     Dire “seee” annuendo con la faccia di un maniaco sessuale, finire in questura per molestie, e dover poi spergiurare che non le avevo neppure guardato le tette

c)     Chiedere con aria da idiota “Scusa stai parlando con me ?”

d)     Dire una cazzata immane tipo che io vivo li. Figurati, dire che vivi in un tavolino del bar. Un pluriomicida ha piú dignitá di uno che vive in un bar (e non ci lavora).

Respiro. Scelgo di fingere una posa rilassata per darmi un tono. Appoggio il gomito sul tavolino. Che è 2 cm piu’ a destra. Liscio. Il braccio e il corpo al seguito fanno il movimento di quando non ti sai piú reggere in piedi. Ottima entrata. Ora piú patetico di cosí non si puó fare.

“Ogni tanto”. Ecco la frase che non permette all’altro, se non ha molta iniziativa di continuare il dialogo. Ricordarsi tutti: con “ogni tanto” finisco i discorsi.
“Vivi qui vicino?” Incredibile. Ha trovato un nuovo modo per continuare la conversazione! E io che mi aspettavo giá che si alzasse, se ne andasse e poco dopo il barista mi urlasse un “afrocio!” in stile “er patata” da dietro il bancone..
“Si, non troppo lontano da qui” affermo.
“Allora ci rivedremo”. Si alza e se ne va. Mentre si allontana sento un chiaro “AFROCIO!” che viene dall’interno del bar.

Le mie previsioni erano sbagliate di solo pochi secondi.

Sabato sera. Ritorno per la terza volta. Chiedo una birra analcolica. Il barista dubita della mia mascolinitá ancor prima della presenza femminile. Inizio a pensare di dover cambiare quartiere.

Dopo mezz’ora, compare. E questa volta da sobrio, riesco a mantnere una conversazione.

Verso l’ora di cena le chiedo se ha fame e vuole mangiare qualcosa. Mi dice che non vuole spendere soldi, non ne ha. Deve essersi comprata probabilmente l’ultimo i-phone con la paghetta.

E con la scusa di mangiarsi una pasta al pomodoro, finisce che le sto magnando la figa sul divano. Poteva andare peggio onestamente. In realtá prima abbiamo anche chiaccherato, l’ho baciata, spogliata e tutto è andato abbastanza bene. Soprattutto perchè non ho fatto l’aglio olio e peperoncino, senó sai che divertimento.

Anche se mi sento un teenager con l’angoscia che entrino i miei genitori,  lei si gira, si mette a pecora e mi istiga a penetrarla. Dopo un secondo inizia a muoversi anche lei, mi istiga a parole ad aumentare il ritmo.

In pratica “inconiglio”. Ossia penetrazione con ritmo elevatissimo, piacere praticamente minimo, eiaculazione precoce assicurata. Compiendo cosí un’ottima performance da mille e una storie di sesso da non raccontare.

Finito il tutto, si mette seduta, cerca le mutande e il reggiseno, si riveste, bofonchia qualcosa tipo “devo tornare a casa è tardi e domani mi alzo presto, devo andare a lavorare, lasciami il tuo numero”.

“Va bene” ho detto.
Lavorare di domenica ad agosto. In questa cittá morta. Deve avermi preso per un qualche tipo di ebete che puó credere qualunque stronzata perchè è in post-orgasmo. O in alternativa è sposata con un uomo perfetto, con una vita perfetta, con dei figli perfetti in una casa perfetta ma una volta all’anno vuole concedersi un po’ di libertá, andando a vedere un film horror di serie B. Ed essendo tutti i cinema chiusi, ha optato per il sottoscritto, non allontanandosi troppo dal primo obiettivo.

Mi saluta con un bacio sulla guancia, tipo mia nonna, e se ne va. Quasi quasi sento la sgommata della macchina che parte a tutta velocitá.

Comunque devo ricordarmi di dirlo domani al barista. Esagerando dicendo che erano 4 gemelle. Oh, che vi devo dire. Nel mondo delle scopate e della pesca devi sempre dire la cazzata piú grande, se no non ci crede nessuno. Nessuno che è andato a pesca e non ha portato a casa neppure un pescetto né uno che ha scopato ed è durato meno di un’ora e tre quarti nella stessa identica posizione.

Tre giorni dopo mi chiama. Mi chiede come sto, e mi dice se ho una mezz’ora libera. Viene a casa mia. Dopo un rapido “ciao”, si butta in ginocchio, tipo trafitta da una freccia medioevale (si ho visto troppo games of thrones, ve l’ho detto), mi slaccia i pantaloni e inizia a succhiarmelo.
Con una lentezza incredibile. Sembra quasi al rallentatore, un replay di un pompino. Poi si alza mi accompagna verso il divano e qui si va in scena. Si siede sulla spalliera del divano, alza la gonna e si fa penetrare.

“No no piú lentamente, piú lentamente”. Piú lentamente di una penetrazione non so cosa ci sia, cmq vado al ritmo diciamo dell’orologio della parete. Un movimento al secondo. Rispetto l’inconigliamento c’è una bella differenza. Tipo che avrei potuto finire di leggere un libro che avevo sul comodino nel mentre.

Ma a lei piace. Aumenta il ritmo del respiro, si massaggia il clitoride e alla fine viene. Sorride, si allontana si riveste, mormora qualcosa e mi saluta, e se ne va. Resto li con il cazzo in versione porta-asciugamano.

Mi son sentito un uomo oggetto. Una inutile protuberanza attaccata al mio cazzo. E anche i 10 euro che ha lasciato sul tavolino non è che aiutino molto la mia autostima.

Cmq pure questo devo ricordarmi di dirlo domani al barista. Cosí poi siamo pari.

Un giorno decido di invitarla a cena. Va bene trombare, ma a volte ho bisogno anche di un po’ di intimitá. Cucino io le mie specialità. Lasagne surgelate di Picard e una insalata quasi direttamente dalla busta. Ci ho messo una manciata di uvette per darle un tono.

Ceniamo con calma, almeno posso capire che tipo è e non solo come è depilata (unica cosa di lei che ricordo in maniera abbastanza nitida).

Mentre sto attaccando uno dei miei soliti pipponi sul un libro (da cui hanno fatto una serie). Mi guarda e mi dice “Mi piaci molto sai?”.  La guardo. La bacio. Mi alzo, la prendo per mano e la porto in camera. Ci spogliamo e inizia un fenomeno strano. Mentre la tocco inziano i primi ordini. Mi sento controllato, tipo marionetta, a passare da lento a veloce, da forte a leggero, ogni due per tre.

Ora forte e veloce. Ora lento e leggero. Ora veloce e leggero. Ora forte e lento. Piu’ di qui, piu’ di li. Quello che stavi facendo in quel modo senza cambiare di una virgola ora non va piú bene, devi cambiarlo totalmente e fare l’esatto opposto.

Mi sento quasi ubriaco, disorientato.  Un cambio continuo di posizioni, di ritmo di penetrazione, di dove toccare, di dove non toccare perchè è troppo sensibile.
Diamine, sono un uomo normale, non la panacea universale del piacere femminile. Non posso toccarti i seni, penetrarti a ritmi alterni, stimolarti il clitoride e baciarti contemporaneamente, leccarti il collo, accarezzarti la schiena, palparti il culo e cambiare mani e ritmi senza perdere la giá poca coordinazione che ho. Una cosa, al massimo due riesco a farle. Bene. Tutto contemporaneamente no, non sono un pornoattore navigato né Vishnu, non ho 3000 braccia.
Alla fine, nulla, vengo, viene. Finiscono gli ordini per grazia diddio. Ci addormentiamo. La mattina se ne va.

Dopo due giorni ritorna. Mi dice che dobbiamo parlare. Ora, chi ha un minimo di esperienza di relazioni il “dobbiamo parlare” è equivalente alle parole “abbiamo chiare prove che X (nome di presidente-dittatore a caso) ha armi di distruzione di massa”. Inizia l’attacco tempo un paio di settimane massima, morti massacrati,  e via dicendo…un’apocalisse in pratica.

Mi dice che la cosa non puó andare avanti cosí, che la uso, che si sente trascurata. Scoppia a piangere. Manca che mi caghi sul divano e allora si che mi si stamparebbe sulla faccia l’espressionde del “non ho capito un cazzo”.
Prende e se ne va.

Il giorno dopo suona il campanello. E’ lei. Entra, mi saluta, e chiede scusa per la scenata di ieri. Ma saturno era in congiunzione con giove e triangolava con Mercurio e Balotelli e quindi, non ho capito un cazzo ma non era colpa sua.

Sono tentato di andare in bagno e guardarmi allo specchio e vedere se ho scritto “sono un imbecille” sulla fronte. Mi trattengo e cerco di ascoltarla.

Mi dice che le piaccio molto e che si sente molto attratta da me ma che ha paura delle relazioni. Capisco e le dico che se non vuole una relazione, fissa, classica, ne possiamo parlare. Non ho intenzione di esigere nulla dalle altre persone.

Le mi guarda, sorride…no, non sorride… è una smorfia. Scoppia a piangere. Cazzo.

“Non ti interesso!”. “No tesoro, come caso umano sei interessantissima” penso. E’ il caso che controllo il flusso cervello-bocca o va a finire male.

Mi sembra di voler costruire un castello di carte con king kong. Sembra che voglia prendere le carte, ma invece prende la bionda e poi scappa massacrando aerei e torri.

Cerco di tranquillizzarla.´Cerco di spiegarmi meglio, cosa vuol dire non avere una relazione fissa, classica, di coppia. Fino ad un certo punto ci riesco. Si calma. Le offro una tisana, accetta, sorride. Pericolo scampato. Vado, preparo la tisana e torno. Le porgo la tazza, sorseggia, sorride.  Dice che ha capito, che cosí è meglio per lei, cosí non sentirá la pressione di una cosa che la spaventa. Posa la tazza quasi vuota sul tavolino.

“Ci vediamo martedí?” mi chiede.

“No guarda, non posso, devo vedermi con un amico”.
Annuisce, sorride…no cazzo, è la stessa smorfia.

Riscoppia a piangere. Merda.

“Non ti frega un cazzo di me!”. Tra i singhiozzi arrivano gli insulti. “E che cazzo mi hai detto fino ad ora? Basta è finita.”

Si alza.

La guardo, un po’ perplesso e penso. Forse è il momento di fare il simpatico. Fai il simpatico, così magari si calma, ci ridiamo su e riprendiamo a gestire la situazione.

La guardo negli occhi intensamente. Automaticamente dico
“Ok, quindi non trombiamo?” Dico quasi ridendo…

MA COME CAZZO MI È VENUTA FUORI STA FRASE? Cos’è? Volevo fare il simpatico? Beh, potevo investirle il cane a sto punto. Devo smetterla di guardare serie televisive. Imparo solo le cose che fanno i superfighi e io sono al massimo un quarto di persona mediocre.

Non risponde. Se ne va. Direi che la risposta alla mia domanda è no. Pensavo peggio dopo questa grande uscita.

Il giorno dopo suona il campanello. Apro la porta è lei… mi guarda e dice “scusa è che ieri avevo…”

Chiudo la porta. Devo ufficialmente cambiare quartiere.

Maledetto king kong. Quando giocavo con supermario sempre ti battevo.

Ma king kong non era bipolare. E lei, era, nel letto e nelle relazioni, cosí.

 

(telefono)

“Ciao Giorgio sono io. Si scusa…posso fermarmi da te a dormire…ho un problema con la casa…poco…un paio di mesi…poi ti spiego…ciao…”

NB: Trombatore Precario, come la Trombatrice Precaria, è un personaggio di pura invenzione grazie alla penna di Para Trombix, uomo, che scrive a contributo di questa sezione narrante. Ogni riferimento a fatti, cose e persone é puramente casuale.

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4 pensieri su “Trombatore precario: La bipolare”

  1. ECCO PERCHE’ NON MI HA CERCATO ULTIMAMENTE !! ERA LI DA TE…
    HAI TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’… ESSENDOCI PASSATO PRIMA DI TE.
    E NON TI DO’ CONSIGLI… PERCHE’ SO’ GIA’ CHE NESSUNO SEGUE I CONSIGLI RICHIESTI…
    FIGURIAMOCI SE NON RICHIESTI !!
    TI SALUTO E…
    CONTINUA A CERCARE CIO’ CHE TI TROVERA’…
    E NON LO POTRAI EVITARE !!

  2. Sinceramente ho capito poco di questo racconto…
    In realtà non ho chiaro se chi scrive è un uomo o una donna che interpreta i pensieri di un uomo.

    La tipa è stramba, ma non più di tante altre. Vuole, non vuole. In realtà vuole senza quelle responsabilità che cerca di addossare agli altri.

    Però sinceramente…

    …dire che ci si vede con un amico quando si ha di “meglio” da fare mi pare proprio insensato 🙂

    Almeno per me.

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