Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, Femministese, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#Madri, #Femminismo, #Revisionismo

istintomaternoC’è che ci sono donne che pensano sia femminista ripristinare regole antiche di subordinazione e dipendenza (economica) dal maschile. C’è che qualcun@ pensa che dovremmo tenerci cari i ruoli di cura perché “come la mamma non c’è nessun@“. E sono tutte trappole retoriche che finiscono soltanto per fare in modo che non muoviamo un passo in direzione del futuro.

Come la mamma non c’è nessun@!

Una delle molle fondamentali attraverso le quali la società si tiene stretti i ruoli che convengono è quella della paura. Così si domina la gente. Così si tiene in vita la conservazione. Il terrore è l’arma reazionaria di chi non vuole che si producano cambiamenti.

Ed è un continuo martellare circa il fatto che “la mamma è la persona migliore del mondo” e dunque non può certo consegnare i propri figli ad altri che non siano donne, preferibilmente della famiglia. Diversamente è meglio se li tenga lei e stia ben attenta a non mollarli proprio a nessuno perché il mondo è brutto e cattivo e i figli potrebbero morire dietro l’angolo. Meglio che se li tenga lei… e nell’affermare ciò rimuoviamo anni di analisi sulle modalità possessive di alcune donne che praticano violenza psicologica e fisica sui figli e sono moralmente assolte perché ci sarà sempre qualcun@ a dire che in ogni caso saranno state vittime a loro volta.

Così i ruoli di cura vengono trasmessi di madre in figlia, senza l’apporto del maschile, perché ancora oggi c’è chi vi racconta che i padri non sono in grado, che i figli appartengono alle madri, che i padri sono violenti (tutti), pedofili (tutti), e qualunque interesse possano mostrare in direzione dei figli non può che essere segno di perversione.

Dire che queste pratiche del terrore (psicologico) tendono alla conservazione del ruolo di genere che in tante, eccoci, tentiamo di scrollarci di dosso, riassume solo in parte quel che rappresentano alcune insistenti categorizzazioni del paterno e del maschile.

E dire tutto ciò potrà forse coincidere con istanze autodeterminate di uomini arcistufi di rappresentare lo stereotipo sessista dell’individuo molesto, ma per quel che mi riguarda rappresenta istanze che sono certamente molto più femministe di quelle di chi dice di preservare il materno a tutela delle donne.

Le donne, semmai, vanno sgravate dal ruolo di cura e quel ruolo va condiviso con le persone che sono disponibili ad assumersene il carico, uomini inclusi.

Dunque, per sintetizzare: quando si parla di condivisione del lavoro di cura di donne e madri che vogliono andare oltre il medioevo, da un lato trovi i maschilisti che dicono che le donne devono restare ancorate al proprio ruolo perchè sono nate per fare solo quelle cose, e dall’altro trovi presunte femministe che dicono che è bene che i figli restino solo con le madri perchè le madri avrebbero l’istinto, sono nate per fare quelle cose e dunque sono meglio (e mi pare dicano la stessa cosa). Se non bastasse a convincervi che dovete restare legate al ruolo ci pensano uomini e donne a terrorizzarvi ogni giorno dicendovi che i padri sono tutti molto cattivi, che non c’è uomo che sappia cambiare un pannolino senza eccitarsi e scoprirsi pedofilo e che non c’è dunque proprio modo di affidare i figli ad altri che non siano le donne. Ma la strategia della paura non é ciò che serve a lasciare che tutto resti com’è?

La dipendenza economica come istanza femminista?

Ci sono donne che sposano appieno una visione dicotomica di genere (uomini/donne) in cui recuperano il valore della “differenza” femminile e stabiliscono ruoli assegnati per natura.

Se “mamma è meglio” e una donna non può prescindere dall’essere madre allora per le donne vengono perseguite solamente politiche di conciliazione che le riportano a casa a badare alla famiglia, sicché vi hanno detto che la flessibilità, il part time, perfino il lavoro da casa, sarebbero stati meglio per le donne. Per il nostro bene, ovvio, e non per il bene delle imprese che utilizzando questo pretesto hanno rimandato tante a casa a restare disoccupate e dipendenti da mariti/padri/conviventi.

L’agenda politica di molte presunte femministe (centro, destra, Pd), generalmente borghesi, è strapiena di riferimenti alle politiche di conciliazione, a tutela della stabilità della famiglia intesa come ammortizzatore sociale in tempi di crisi. La donna che svolge il ruolo di cura serve alle imprese. Serve allo Stato. E quelle che perseguono politiche che ci riportano a casa sono complici di un sistema liberista che sfrutta lavoratori e lavoratrici e ci condanna a fare guerra tra poveri.

Essendo noi donne le migliori in assoluto a poter pensare ai figli, con questa corsa a tutto ciò che è naturale, partorire con dolore, allattiamo con orgoglio, rinunciamo al lavoro come rivendicazione femminista, scegliamo la maternità come area di lotta autodeterminata, e vari bla bla degni del peggiore backlash gender, quel che è dunque necessario è assegnare agli uomini i ruoli anacronistici che in tanti, ormai, non vogliono neanche più.

[Apro una parentesi: è ovvio che tutte le donne sono libere di scegliere la maniera in cui viversi la maternità. Io non metto bocca sulle scelte autodeterminate di ciascuna. Io contesto la carica normativa e moralista che mi espone a giudizi se non la penso allo stesso modo e contesto, soprattutto, l’agenda politica dettata sulla base di quelle istanze. Agenda politica che attraverso leggi sul lavoro e imposizioni di welfare riguarderanno e riguardano anche me. Chiusa parentesi.]

In questo nuovo/vecchio ordine mondiale se le “madri” parlano del diritto di essere uniche depositarie di fiducia per quel che riguarda l’educazione dei figli allora si parlerà di doveri di uomini che dovrebbero soltanto “aiutare” le madri a fare le madri. Vale a dire che dovrebbero tutelarle, mantenerle, pagare, portare forse a spasso i figli la domenica, se la madre lo concede, e poi tacere.

Così ci troviamo con politiche che perseguono la conciliazione familiare per quel che riguarda le donne, i nostri contratti precarizzati, la nostra vita professionale resa un vero inferno, e dato che in nome del bene delle donne la flessibilizzazione del lavoro in chiave neoliberista è stata imposta a tutti, parrebbe assurdo poi scaricare la responsabilità economica della mancata autonomia di una donna su uomini oramai precarizzati tanto quanto.

La nuova battaglia di genere è diventata un paradosso senza fine. Ci sono uomini, spesso precari, che dicono alle donne “noi non siamo i vostri tutori… lavorate e siate autonome” e donne che dicono “tu hai il dovere di mantenermi perchè io sono LA (bedda)matre (santissima)“.

E si tratta di altre donne distratte dalla corretta rivendicazione, a mio avviso, di genere che dovrebbero fare.  Autonomia economica non è essere mantenute da padre, marito, ex marito. Autonomia economica non è lottare fino all’ultima causa in tribunale per assicurarsi, dopo una separazione, un mantenimento. Autonomia economica è rivolgere la propria istanza dove è corretto farlo: contro governo, imprese, l’economia che ti vuole lì a realizzare gratis il tuo lavoro di cura e ti dice che il tuo nemico sarebbe l’uomo, precario tanto quanto te, che non può – lui – consegnarti indipendenza economica e non vuole che tu dipenda da lui.

Dare dei maschilisti a quelli che disertano un ruolo di genere imposto, quello dei machi che devono provvedere alla propria donna, ribadendo un concetto di proprietà che nei fatti viene contestato quando si parla di violenza di genere, è puro revisionismo. Ed è il revisionismo di chi persegue politiche di genere in cui vi sono ruoli fissi, stereotipati, sessisti, in cui centrali sono le figure di uomini e donne, eterosessuali, attribuendo alle due definizioni caratteristiche precise alle quali tutt* noi abbiamo l’obbligo di aderire.

La nuova battaglia di genere è perciò spesso una guerra tra poveri  in cui donne borghesi e conservatrici esaltano il ruolo delle madri (precarie) e le incoraggiano a battagliare per rivendicare i propri diritti. E per diritti si intende:

– che l’uomo lasci che la madre eserciti il ruolo assegnato mentre lui esce dalla caverna a combattere contro il drago e il tirannosauro e a recuperare selvaggina;

– che l’uomo lasci che la donna si assuma la cura familiare (oggi definita quasi un “privilegio”) mentre a lui tocca tirare moneta dal portafoglio e tacere;

– che l’uomo non rivendichi giammai, eventualmente, di condividere ruoli di cura e ristabilire regole economiche eque che tengano conto della precarietà di tutt*, perché altrimenti è un maschilista.

Maschilista è oggi ritenuto colui il quale vuole condividere il ruolo di cura con una donna, quello che non la mantiene, non la compra, non la domina e vuole spezzare il filo di dipendenza economica che li lega.

Che queste istanze, definitivamente conservatrici, vengano portate avanti da parlamentari di centro destra è anche plausibile. Che vengano portate avanti anche da molte altre che, pur essendo spiccatamente favorevoli al neoliberismo, si dichiarano di centro sinistra, lo è molto meno.

Immagino che tutto ciò dipenda dal fatto che il movimento utero-riferito e che parla spesso di madri sia interclassista.

La domanda è: cos’è davvero progressista e cosa non lo è? Vedete un po’ voi…

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2 pensieri riguardo “#Madri, #Femminismo, #Revisionismo”

  1. “L’agenda politica di molte presunte femministe (centro, destra, Pd)”: assolutamente d’accordo con l’articolo ma tra le femministe ossessionate dalla cura e legate alla differenza (più o meno consapevolmente) ce ne sono tante – tantissime – di sinistra che si riconoscono in Sel e nella sinistra antagonista. Ne conosco parecchie. E le loro ispiratrici (ancora una volta più o meno consapevole), dalla muraro alla irigaray, di certo non erano/non sono di centrodestra. Il pensiero della differenza ricordiamocelo nasce a sinistra e nei paesi dove più forte è la tradizione (liberal) delle pari opportunità (Us, Uk), il “caring gap” tra uomo e donna è più basso che in francia e italia, i due paesi araldi della differenza….Se vogliamo davvero abbattere i muri abbattiamo anche quelli ideologici…

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