Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Consenso informato per affermare le proprie scelte sessuali e relazionali?

sonomiaRiporto qui un ragionamento cominciato su fb e che secondo me vale la pena di riproporre. Un articolo parla di una ricerca che avrebbe concluso come il libro “Cinquanta sfumature di grigio” inciterebbe agli abusi e alle violenze sessuali.

La discussione che ne è seguita, e sintetizzo, è relativa le opinioni di alcune, non di tutte, ed evidentemente reagisce alla moralizzazione del sentire delle “donne” imponendo una visione unica ammantata di una qualche forma di scientificità. Esattamente come quando qualcuno evoca sindromi assegnando ad esse un qualunque valore normativo.

Prima di tutto mi viene in mente la campagna di FaS sui corpi liberati contro la violenza sulle donne. QUI una delle foto (in coda al post trovate i link ad altre) e QUI trovate il senso dell’iniziativa. Poi: personalmente credo che la moralizzazione della narrazione equivalga sempre ad una caccia alle streghe. Prima bruceranno i manifesti (sessisti), poi i blog, tra una evangelizzazione e l’altra vorranno poi bruciare anche i libri. Riferendoci a questi libri in particolare, semplicemente non li leggo, non li considero peggiori di tanta letteratura e fotoromanzi e fiction e canzoni che narrano l’amore ai tempi del far west in cui lui prende la sua bella e la addomestica. Non li compro. Non li leggo. Non li considero “pericolosi” e non ho alcuna intenzione di censurarli. Quello che serve, semmai, chiarendo che quel che non piace a me di quei libri non è certamente quello che non piace a quei ricercatori, è fare contro cultura, produzione di alternative che sovvertono i modelli dominanti. Perché moralizzazione e censura sono scelte autoritarie, in special modo da parte di chi pretende di sostituirsi al sentire di tutte come fossimo uguali.

Segue la discussione che tenterò di sintetizzare.

io-sono-miaElisabetta chiarisce che la trilogia di Sfumature non parla “né di violenza né di abusi in quanto tutte le situazioni narrate sono caratterizzate dall’elemento che fa la differenza: la consensualità.” Dopodiché torna a sbadigliare. Non prima però di averci detto che il difetto di ricerche del genere sta nel fatto che “muovono dallo stesso principio sessista che vorrebbero sconfiggere: il disconoscimento della volontà femminile.

Chiarisce ancora quel che viene scritto, ovvero: “Questo libro – aggiunge Ami Bonomi, principale autrice dello studio – normalizza standard pericolosi come il fatto che l’abuso in fondo sia gradito alla donna, e per di più in una storia romantica ed erotica molto letta dalle donne“.

Dunque prosegue la sua riflessione: “Primo, mi chiedo come si possa normalizzare uno standard… poi, l’abuso non può essere gradito altrimenti dovrebbe assumere altro nome… poi ancora: l’aggravante sarebbe che la storia è romantica ed erotica ed è molto letta dalle donne? Donne che, chiaramente, non hanno un minimo di discernimento. Vabbè.

Zauberei tiene a dire due cose:

1. A me pare allucinante che dei sociologi arrivino a queste conclusioni in base a un’analisi del testo e non a un lavoro sul campo – che certo costava un bel po’, ma l’analisi del testo davvero lascia il tempo che trova, siamo nel campo della congettura pura.
2. Penso che l’aspetto fondamentale di molte pratiche erotiche al giorno d’oggi e delle loro narrazioni sia la condizione postmoderna, che non ci vuole mica Foucault eh, la vivono tutti e la applicano molto più diffusamente di quel che si creda. Le persone si divertono “a giocare a” a inscenare asimmetrie che spesso e volentieri non rispecchiano i rapporti della realtà, a concepire l’eros come una performance in cui fingere di perdersi in un’ambiguità che in realtà non esiste. Il comportamento violento è un’altra cosa, ha altri canali, altre strade e in realtà altre modalità. Il sadismo calcolato è più una proiezione culturale, che si dà sicuramente in qualche circostanza, ma insomma il grosso dei nostri problemi nella violenza di genere è proprio altrove, in comportamenti molto meno mediati, molto meno estetizzati, che non hanno sto gran bisogno di riferimenti esterni.

femminismoInoltre aggiunge: “Ecco, io trovo molto più pericolose le critiche al libro di questo tipo, che il libro stesso – che invece non trovo pericoloso affatto. A me il libro fa sorridere o sbadigliare, invece le critiche di questo tipo – non quelle sulla terrificante qualità – mi sembrano un pericolo per il femminismo davvero.

A me spaventa un intervento moralizzate di questo tipo perché la linea che si percorre è di moderna inquisizione. E non mi piace. La deriva è indiscutibilmente autoritaria. Contro il porno, le rivendicazioni autonome delle donne, le sex workers, ora pure le scrittrici che non si adeguano al cliché narrativo antiviolenza. Tutto va bene finché la critica resta critica. Quando si ammanta di veridicità scientifica e dichiara conclusioni evocando fenomeni violenti, con l’onda emozionale conseguente, la critica diventa legge e la legge diventa imposizione normativa e morale repressiva e autoritaria. Dunque: c’è che la tizia che scrive il libro non credo scriva da nessuna parte che tutte devono sentire allo stesso modo. Chi invece presenta con supponenza e superiorità morale le conclusioni della ricerca dice che tutte dovrebbero dire o fare in un certo modo.

Laura solleva la necessità di prendere le distanze da modelli non positivi e solleva la legittimità delle critiche che ruotano attorno all’immaginario sessista.

Elisabetta risponde che “Un’analisi degli stereotipi nella letteratura a me va benissimo, quanto l’immaginario sia permeabile ad essi, e così via, naturalmente prendendo in esame una parte significativa dei capolavori (compreso Nabokov…) delle diverse epoche. Sto parlando di studi seri, a cui guardare con obiettività. Qui siamo proprio su un altro piano però.”

Io penso che se concepisci il lavoro sull’immaginario solo in termini di moralizzazione e censura direi che non va bene. Decostruire l’immaginario, sovvertirlo, scardinarlo, implica qualche fatica in più e in questa ricerca non c’è che la riproposizione di paternalismi e stereotipi sessisti che vedono le donne solo in quanto vittime e mai consensualmente in grado di scegliere qualcosa. Di conseguenza a me questo non sembra un lavoro particolarmente utile sull’immaginario.

Laura pensa che la ricerca non sia censoria, che proporrebbe una critica verso chi “ripropone il modello di relazione in cui la donna inesperta si mette con l’omo cattivo e poi lo converte. In questo senso è una cosa utile da far notare.

Un altro intervento mette in dubbio la consensualità e dunque mi viene in mente che a questo punto sarebbe utile il consenso informato da sottoscrivere nelle relazioni. 🙂

Magari lo proporrò e se però c’è una donna che firma e dice che le piace qualcosa che ad altre invece non piace sarebbe ottimo che la normatività finisse. L’autodeterminazione è la strada da percorrere. Non la moralizzazione né la censura.

Io sottoscritta, pinco palla, tal dei tali, residente ovunque e cittadina di qualunque posto, dall’identità di genere di quel che mi pare e di intenti come li voglio io, stabilisco che la pratica sessuale, relazionale, erotica, di vita in coppia, in gruppo, da single, di xxx tipo mi sta più che bene. Sono consenziente e dunque non rompete le ovaie giacché siamo tante, diverse e ci piacciono cose differenti.

Firmato

Eretica

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3 pensieri riguardo “Consenso informato per affermare le proprie scelte sessuali e relazionali?”

  1. Sottoscrivo il consenso informato 😀
    Non capisco. Sono veramente riusciti a tirar fuori un discorso simile per dei libri di così infima qualità?

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