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Lesbica, povera, senza prospettive: lettera di G!

“Ciao, sono G. e sto tentando di andare via da una situazione familiare pessima, violenta, in cui ciascuno è per fatti suoi. Non ci sono soldi per andare all’università. Non ci sono soldi per trasferirmi e trovare un lavoro perché nel mio paesello di lavoro non ce n’è. Non ci sono soldi per fare niente. C’è la mia amica che si è fidanzata ufficialmente con un ragazzo che le dice che può continuare a studiare. Ma da quando stanno insieme lei non ha dato neppure una materia perché alla fine il principe azzurro non esiste e io non voglio essere salvata da nessuno. Tra l’altro, scusa se non te l’ho detto, ma mi sono accorta che mi piacciono anche le donne. Sono innamorata di una ragazza che di me non sa niente. Se resto in questo paese non potrò mai stare con lei o con nessun’altra. Sono abbastanza disperata e so che se non cambia adesso qualcosa nella mia vita io resterò in trappola per sempre. Cosa mi consigli di fare?”

– ecco… io, francamente, non so cosa risponderle. A parte dirle di rivolgersi ad una associazione lgbtq. Ma non è che quelle associazioni ti danno casa e lavoro. Se non esistono reti territoriali che possono aiutare al bisogno in casi come, un po’ meglio, o peggiori di questi, come si fa ad aiutare persone così? Cosa le dico?

Che posso risponderle? Sennò la mando dal ministro del lavoro con un biglietto che recita: grazie tante… per averci rese schiave di una logica che ci porta esclusivamente ad essere sposate, mogli, madri, dipendenti economicamente da qualcuno, o niente… grazie tante per il tuo progetto di welfare che non ci rende libere di fare niente a parte scegliere la migliore tra le schiavitù possibili.

13 pensieri su “Lesbica, povera, senza prospettive: lettera di G!”

  1. Alcuni problemi sono legati al fatto che abiti in un “paesello”. Trasferisciti in una grande citta’, trovati un lavoro (adattati: commessa, promoter, cameriera…), iscriviti all universita’ (le tasse delle universita’ pubbliche dipendono dal reddito, e se dimostri che vivi e ti mantieni da sola non paghi molto). E vedrai che in citta’ la gente si fa molto meno i fatti tuoi. Certo, non e’ facile, ma c’e’ speranza per tutt@

    1. si ma come fa a trasferirsi in una città? dove va ad abitare se non ha soldi? chi glielo dà un lavoro? prima deve averci un lavoro e una casa e poi si trasferisce, no? non è che sono cose che arrivano per magia… 😦

      1. Oltretutto, con un lavoro da commessa, promoter e cameriera non ci paghi certo un affitto, men che meno in una grande città.

        1. infatti. forse ci paghi una stanzetta ma neanche, visto che costano un botto a posto letto. e se già ti paghi un letto comunque non ti puoi permettere l’università, le tasse, i libri… 😦

  2. Infatti. Niente magie. Il primo passo e’ ovviamente trovare un lavoro e conquistare l indipendenza. Ed al giorno d’oggi e’ questa la parte più difficile, perche’ il fatto di essere assunte non dipende solo da noi, da quanto siamo competenti e capaci. Ma dopo, dipende da noi risparmiare, rinunciando alle spese superflue e trovare l energia di studiare nonostante la stanchezza. Ma se uno si arrende prima di aver provato per forza fallisce. E questo e’ cosi per tutti, donne e uomini, etero o omo, ecc ecc. Quindi intanto proviamoci!

  3. Sinceramente l’università mi pare l’ultima cosa a cui puntare, non è che se sei laureata (io lo sono) hai poi grandi opportunità in più di lavoro, anzi, per me spesso è stato un ostacolo. Se ti trovi un lavoro dove riesci a pagarti una stanza via dal paesello, sinceramente è già un cambiamento positivo. All’uni una ci può andare anche a 60 poi.

    1. io credo che lei vorrebbe crearsi delle prospettive migliori e dunque investire nell’università potrebbe servire a questo. il punto è che non può al di là delle sue eventuali decisioni…

  4. E nella mia vita, avendo finito l universita’ da poco, ho incontrato molte ragazze che nonostante le molte difficolta’ sono riuscite a mantenersi da sole (si facendo proprio i lavori che vi ho detto) ed a laurearsi con ottimi voti, senza l appoggio delle famiglia, senza farsi mantenere dal fidanzato, e senza doverla “dare via” per ottenere un lavoro. Loro ce l’ hanno fatta! Ed e’ un messaggio che credo sia importante passare alle ragazze che stanno decidendo ora che cosa fare della loro vita…

  5. direi che deve procedere per passi. Una mia amica per andare via dal nostro paesello ha fatto la cameriera d’estate in un lido di merdissima, si è venduta le casse dello stereo (parlo di 7 anni fa) e ha organizzato dieci lotterie per la pro loco. Dopo 6 mesi aveva 2 mila euro da parte. E’ andata a vivere in una città (non certo Roma, che è carissima, ma Palermo) e con quei soldi ci ha pagato i primi 5 mesi di affitto…il tempo di trovare un lavoro di merda per svangare l’anno. ha fatto la cameriera in pizzeria per 6 mesi, poi la commessa, poi la catalogatrice (esiste, giuro), la barista, la lavandaia (in una lavanderia). Dopo un anno aveva messo da parte i 600 euro delle tasse e i soldi per gli affitti dei tre mesi successivi (va sempre di tre mesi in tre mesi ormai).
    Si è iscritta: anziché tre anni ce ne ha messi 5, ma si è laureata. e nel frattempo, siccome é intelligente e attiva, ha trovato lavoro in un ufficio marketing (la laurea è in comunicazione…e anche la mia, quindi so bene che non serve a nulla…ma intanto). Per ora sta bene.
    Tutto questo facendo piccoli ma dignitosissimi passi. e non mollando MAI.

  6. Alla ragazza che ha scritto la mail: qui a Perugia gli affitti sono bassi, si parla in media di 200 euro per una singola ma trovi anche a meno (170). Il rapporto costo della vita/opportunità è buono. In caso trovassi qualcosina per salire e avessi bisogno di una mano da qualcuno che è già sul posto per iniziare, contattami. Buona fortuna.

  7. Questo post mi suscita una serie di reazioni di insopprimibile solidarietà. In parte so cosa vuol dire. Se hai un figlio è ancora più difficile…se non ce l’hai hai meno responsabilità e quindi puoi adattarti senza il cruccio di far fare una vita di merda a chi vorresti non la sperimentasse mai e stringere i denti, si spera solo per un primo periodo. Inizierei con tanta rabbia, è sempre il modo giusto per affrontare situazioni difficili: a me mette la carica. Facendo la cameriera io sono riuscita ad andare avanti per un po’, non è impossibile, e ho un figlio, pur continuando sempre a studiare. Ma ci vuole tanta forza di volontà, la consapevolezza che non ti aiuta nessuno; il che può essere, alla lunga, ben un valore aggiunto. Dopo di che, lotta, tanta lotta. In bocca al lupo.

  8. Questa email mi ha dato una forte emozione, perché ho riveduto me stessa molti anni fa. Io a 18 anni sono scappata dal mio paese, ma devo dire che erano gli anni 80, e tutto era molto più facile, e in più io avevo una famiglia che mi ha sempre sostenuto anche se spesso non capiva.. e vedo che questo non è il caso di G. che parla di una situazione familiare pessima. Cosa posso consigliare?
    Cerca contatti, tramite internet, con persone, come ti è già stato consigliato; tipo Perugia, o Siena, Pisa, città che ti possono dare anche l’opportunità di studiare.. l’importante è scappare e non avere rimpianti un domani! Se vuoi ti posso mettere a tua disposizione la mia email, e ne possiamo parlare anche il privato. bccida@hotmail.it

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